TOPIC

DIFFAMAZIONE

di Francesca Amé

Alessandro Sallusti e Daniela Santanchè alla cerimonia di apertura della Mostra del Cinema di Venezia il 29 agosto.

La parola di giovedì 27 settembre, è diffamazione. È questa l’accusa che la Corte di Cassazione ha confermato ad Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, per un articolo apparso nel febbraio del 2007 su Libero, quotidiano che al tempo il giornalista dirigeva. La condanna a 14 mesi di detenzione senza condizionale è stata confermata ieri ma nella tarda serata la procura di Milano, attraverso un comunicato di Bruti Liberati, ha fatto sapere che l’esecuzione della pena sarà temporaneamente sospesa. Gli avvocati di Sallusti hanno 30 giorni di tempo per presentare richiesta di affidamento ai servizi sociali anche se il direttore del Giornale, in una dichiarazione alla sua redazione, ha già detto che non percorrerà la strada delle misure alternative perché  è in gioco la libertà d’opinione.
LE REAZIONI ALLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
Ampio il fronte di solidarietà al giornalista: compatto il corso unanime di sdegno per la sentenza da parte del centrodestra ma levata di scudi anche dal centrosinistra contro una sentenza anomala. Il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, ha espresso un giudizio duro: «Abbiamo toccato uno dei punti più bassi della nostra civiltà giuridica», ha detto.
L’ARTICOLO DIFFAMATORIO DI SALLUSTI
L’accusa a Sallusti si basa su un articolo comparso su Libero oltre cinque anni fa a firma Dreyfus: nel testo si commentava in modo polemico la vicenda di una ragazzina di 13 che, incinta, desiderava abortire ma non voleva rivolgersi al padre per chiederne l’autorizzazione. D’accordo con la madre, chiese al giudice tutelare l’autorizzazione necessaria all’aborto. Nell’articolo si parlava di «aborto coattivo», attaccando genitori e magistratura. Giuseppe Cocilovo, presidente del Tribunale dei Minori di Torino, si sentì diffamato, e fece partire allora la querela e da qui la battaglia legale. (A sorpresa il deputato del Pdl Renato Farina ha in questi giorni dichiarato di essere lui l’autore dell’articolo incriminato uscito con lo pseudonimo).
I DIVERSI GRADI DEL GIUDIZIO
Nella sentenza di primo grado Sallusti, che come direttore di Libero era responsabile dei contenuti dell’articolo firmato con pseudonimo, fu condannato a 5mila euro di risarcimento. In appello, e questo è un fatto che ha pochi precedenti (il caso più celebre è forse quello di Giovannino Guareschi, condannato a 409 giorni in carcere per aver diffamato Alcide De Gasperi), la pena fu modificata in 14 mesi di detenzione senza condizionale.
L’Italia è l’unico Paese europeo in cui il reato di diffamazione a mezzo stampa prevede, nei casi giudicati più gravi dalla corte, la pena di reclusione per il giornalista che ha firmato l’articolo incriminato. Il reato è presente nel nostro codice penale dal 1954.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 27-09-2012 11:17 AM


Lascia un Commento

*