Orfana di madre viva

di Giacomo Iacomino
La storia di Giovanna che, dopo un divorzio consensuale, non riesce più a vedere la figlia nonostante l'affidamento del tribunale: «Plagiata dal padre, non vuole più incontrarmi».

alienazione genitorialeSepararsi è dura. Per tutti. È un progetto di vita che fallisce. Un tentativo di costruire qualcosa insieme che si ferma a metà, sul più bello o magari anche prima. E che costringe chi è coinvolto a ripartire da zero, con la sensazione che forse, ormai, è troppo tardi. Anche perché il prezzo da pagare per ogni membro della famiglia, spesso, è alto. Si può perdere il compagno, la compagna, si può perdere la casa e anche molti soldi, se non altro per le spese che può comportare un divorzio. Ma c’è di peggio. Perché ci sono uomini e donne che da un giorno all’altro perdono completamente ogni contatto con i propri figli. Portati via, come sequestrati, proprio dall’ex coniuge, senza nessun diritto. Non solo. Può succedere che siano gli stessi figli a non voler più vedere il papà o la mamma. Un fenomeno diffuso nei casi di genitori separati chiamato alienazione genitoriale. In buona sostanza uno dei due coniugi riesce a convincere il bambino a disprezzare l’altro, deformando la realtà e parlando ripetutamente male dell’ex partner. «Il babbo non ti vuole bene, ecco perché vi vedete solo nel weekend». Oppure: «Mi spiace ma non posso comprarti la playstation perché la mamma è cattiva e vuole che le dia tanti soldi».
Di solito le vittime sono i padri, perché è la figura materna quella indicata dalla legge italiana a stare con i figli quando c’è la separazione. Ma non è sempre così: succede anche alle madri. Proprio com’è accaduto a Giovanna, di origini campane ma residente in provincia di Brescia. Nel 2007 ha divorziato consensualmente dal marito ottenendo l’affidamento della figlia. Ciò nonostante, non la vede da quasi due anni: il padre se l’è portata via e la ragazzina, ormai adolescente, non vuole più avere a che fare con la madre.

Giovanna, una delle madri che ha chiesto aiuto al Centro Antiviolenza Bigenitoriale.

Giovanna, una delle madri che ha chiesto aiuto al Centro Antiviolenza Bigenitoriale.

DOMANDA: Come è avvenuto il ‘sequestro’?
RISPOSTA: Una domenica come tante. Nostra figlia aveva trascorso il classico weekend con il papà. Lui avrebbe dovuto riaccompagnarla a casa nel tardo pomeriggio e invece non sono più tornati. Solo successivamente ho scoperto che erano andati in Egitto per fare una vacanza e che lei aveva addirittura salutato i suoi compagni di scuola per l’ultima volta dicendo loro: «Cambio città, me ne vado a vivere con mio papà».
D: Qual è stata la sua reazione?
R: Ho pensato che dovevo rivolgermi alla giustizia. Con un divorzio consensuale con collocamento alla madre e un affido condiviso, credevo non avrei avuto problemi a riavere mia figlia indietro. E invece ho dovuto difendermi da una denuncia del mio ex marito per maltrattamenti nei confronti di mia figlia. Non ci potevo credere, mi sentivo dentro un tunnel senza via d’uscita. Purtroppo accade spesso, in questi casi: il genitore prima sequestra il bambino e poi guadagna tempo denunciando l’ex coniuge.
D: Come è andata a finire?
R: Sei mesi di test psicologici imposti dal perito del Tribunale dei Minori di Brescia hanno stabilito che non vi è stato alcun maltrattamento. Non solo. Parlando con mia figlia, la psicologa ha riscontrato un forte disagio: il suo rifiuto di tornare a casa era immotivato, ingiustificato. Alla domanda sul perché non volesse più vedermi, rispondeva come in uno stato di trance. È questa l’alienazione genitoriale: una forma di violenza nei confronti dei figli, usati da uno dei due genitori per allontanare l’altro.
D: Ma non aveva detto che il divorzio era stato consensuale?
R: Assolutamente sì, non solo. Due anni e mezzo fa mi disse che si trovava in gravi difficoltà economiche e così ho deciso di rinunciare agli alimenti per venirgli incontro e metterlo nelle condizioni di riprendersi il prima possibile.
D: E la perizia come si è conclusa?
R: I referti parlano chiaro: «La madre è l’unico genitore in grado di crescere la giovane». Viene anche suggerito l’allontanamento dal padre il prima possibile, pena una psicopatologia sostanzialmente data per certa. Dico davvero, è una situazione terribile, anche i rapporti con nonni e zii sono stati interrotti. Da un giorno all’altro, il mio ex marito è riuscito a convincere nostra figlia a cancellare metà della famiglia con cui è cresciuta, come in una trappola.
D: Eppure, nonostante il parere contrario del tribunale, sua figlia vive ancora insieme al padre.
R: È un giudizio confermato anche dalla Procura. Ma anche il Giudice purtroppo ha preso tempo e rinviato la questione. Strappare via una ragazzina al proprio genitore potrebbe causarle ulteriori danni psicologici, e così ha stabilito che prima è necessario ricostruire il rapporto tra madre e figlia.
D: Ci siete riusciti?
R: Macché. Ho ottenuto il permesso di incontrarla per un’ora ogni 10 giorni, a pagamento per giunta, 45 euro, in un ambiente pubblico e assieme a una psicologa. Questo percorso è stato stabilito lo scorso mese di ottobre. Ebbene: i servizi sociali mi hanno fissato il primo incontro ad aprile. Sei mesi dopo.
D: Non è un caso, allora, che arrivati al giorno dell’incontro sua figlia non l’abbia più voluta vedere.
R: Totalmente influenzata negativamente dal padre. È da allora che non la vedo. A fine giugno il Tribunale dei Minori ha assegnato nuovamente il caso ai servizi sociali e qualche giorno fa ho ricevuto una lunga mail da una nuova assistente, che mi propone l’ennesimo programma di recupero basato su incontri in presenza di psicologi a supporto. Per me non è certo una vittoria, ma d’altra parte non posso mollare.
D: Un dispendio di energia psicofisica, ma anche di denaro.
R: Ho dovuto sostenere 15 mila euro di spese legali. Ci sono altri genitori che sono arrivati a pagarne 40 mila: è successo a un operaio che alla fine ha deciso di rinunciare al figlio. Ci sono tantissimi casi come il mio. Almeno 500 solo in Italia.
D: Quali sono le associazioni a cui chiedere aiuto?
R: Una su tutte il Centro Antiviolenza Bigenitoriale. Ho ricevuto un grosso supporto da questa Onlus, insieme ad altri genitori abbiamo anche organizzato cortei e flash mob nel Nord Italia e non solo a favore della tutela dei bambini, perché ognuno di loro deve avere sempre diritto a un padre e a una madre, anche quando i genitori sono divorziati.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 10-08-2017 11:00 AM


Una risposta a “Orfana di madre viva”

  1. Pierpaolo Poldrugo scrive:

    Se il figlio non vuole incontrare un genitore che non ha mai conosciuto o che ha incontrato solo salturariamente, allora è un chiaro caso di alienazione genitoriale.
    Ma e il figlio non vuole più tornare a vivere con il genitore con cuiha sempre convissuto e che conosce benissimo, allora è lecito supporre che ci sia qualcosa nel genitore ex convivente che non va.
    I maltrattamenti sono all’ordine del giorno.
    Anche il tribunale ha sbagliato sentenziando il collocamento della figlia presso la madre. Le ha fatto credere di essere genitore di qualità superiore al padre.

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