Non è un Paese per donne

di Camilla Mantegazza
Diritti riconosciuti solo sulla carta e violenze all'ordine del giorno socialmente accettate. Il Sudafrica di eroine come Nkosazana Clarice Dlamini-Zuma non esiste più. E nessuno ne parla.
Donne al lavoro nella Casa del Sorriso - Foto Roger Lo Guarro

Donne al lavoro nella Casa del Sorriso – Foto Roger Lo Guarro

Il Sudafrica sembra essere delle donne. Anzi, delle grandi donne. O almeno lo era, perché oggi sappiamo ancora meno di quanto già si faticava a conoscere. Lo è stato, di certo, negli anni cruciali della lotta all’apartheid, quando in 20 mila scesero tra le vie di Pretoria per chiedere al primo ministro l’abolizione dell’Urban Areas Act, la norma secondo cui i neri avrebbero dovuto esibire uno speciale lasciapassare nelle aree urbane riservate ai bianchi. Una folla proveniente dalle città, dai villaggi e dalle riserve sfilò in modo pacifico, sotto la guida di Sophia Williams de Bruynaveva, 18 anni e una strategia precisa: ad un eventuale attacco della polizia, nessuno avrebbe dovuto rispondere, se non con il canto e le preghiere. Era il 9 agosto del 1956. Una data che è entrata nella storia, il giorno in cui dal 1994 si celebra la Giornata Nazionale della Donna, almeno nel paese di Mandela, dove fu il cosiddetto sesso debole a lottare in prima fila per i diritti civili, scrivendo e riscrivendo la storia della Nazione arcobaleno da cui nacque una Costituzione tra le più woman friendly mai elaborate a livello internazionale.

Nkosazana Clarice Dlamini-Zuma
MENO WAKA WAKA PIÙ EROINE

Eppure, di queste eroine noi occidentali sappiamo ben poco. Abbiamo conosciuto molto bene le donne Ndebele, durante i Mondiali delle Vuvuzela e del Waka Waka, addobbate con i colori della bandiera della loro squadra, impreziosite da bracciali di bronzo e cavigliere tintinnanti. Folkloristiche e ben impresse nella mente. Ci sta e ci può stare, ma parimenti si dovrebbe celebrare la zulu Nkosazana Clarice Dlamini-Zuma, una delle tre signore del primo governo democratico di Madiba, fino a ieri presidente della Commissione dell’Unione africana, nonché medico con studi nel Regno Unito. Ottimo curriculum, colore sbagliato della pelle, tanti difetti e un grande merito: aver promosso la fine della segregazione razziale nel sistema sanitario, dando accesso ad un servizio gratuito anche alle fasce più povere della popolazione. E invece storie del genere faticano ad emergere: difficile veder dare spazio a figure simbolo, alle Rosa Parks del Continente Nero, adattate al contesto sudafricano. Si pensi ad Evelina Tshabalala, l’atleta scalza, non per scelta ma per mancanza di valide alternative. Ha scalato il Kilimangiaro, decidendo di alzare la voce su uno di quei temi che più di altri flagellano il Paese: l’HIV, che colpisce quel 20% della popolazione di cui lei stessa fa parte.

FEMMINISMO DELL’ALTRO SECOLO
Non siamo stati bravi nemmeno a rievocare di tanto in tanto nomi emblema di un femminismo dell’altro secolo, come quello di Olive Schreiner, la penna di romanzi e novelle imbevuti di socialismo, antirazzismo e pacifismo. Non solo: il ritorno nell’oblio tocca pure personaggi come Nadine Gordimer, che narrò l’apartheid da bianca, aggiudicandosi nel 1991 il Premio Nobel per la Letteratura grazie alla sua capacità di fondere etica e arte in modo più che magistrale. Insomma, che la storia sia costellata da continui deficit di memoria è risaputo. Che la narrazione intorno alle origini del Sudafrica moderno sia mandelocentrica lo è ancora di più. Ma, nonostante tutto ciò sia oramai più che comprovato, faremmo bene a ridare alle donne la fama che si meritano, laddove sono state in grado di contribuire a riscattare uno Statoche, al di là di zone d’ombra più che marcate, è riuscito a ritagliarsi il suo posto nel mondo.

La Casa del sorriso di Cape Town

La Casa del sorriso di Cape Town – Foto Roger Lo Guarro.

DIRITTI SOLO SULLA CARTA
Se poco si parla di questa élite femminile, ancor meno si conosce però la realtà quotidiana di questa Nazione drammaticamente regredito. Sì, proprio così. Si dice che nel regno dei viaggi di nozze all’occidentale una bambina abbia più probabilità di essere stuprata che di imparare a leggere, forse perché ogni sei ore si consuma una violenza. Il 40% degli uomini ha picchiato, almeno una volta nella vita, la propria moglie o compagna. Uno su quattro ha commesso un reato di natura sessuale. Oscar Pistorius insegna, in questo caso. E i numeri crescono, soprattutto sotto le feste, ci racconta Silvia Crespi, che da anni lavora in queste terre per conto dell’organizzazione umanitaria CESVI, gestendo una serie di safe house, le Case del Sorriso, rifugi delle vittime di qualsivoglia abuso, fisico o psicologico. «È a Natale che la situazione diventa ingestibile, quando l’alcool e le droghe prendono il sopravvento sulla ragione», dice. Con piena accettazione sociale, perlopiù. Soprattutto in tempi di crisi, come spesso accade. Soprattutto nelle sacche di povertà che dominano gli insediamenti informali ai lati delle grandi città, dove un diritto tradizionale di natura patriarcale prende il sopravvento su norme che si pensano ormai codificate. Storie all’ordine del giorno nel Sudafrica di oggi, dove si festeggia la Giornata della Donna e dove ieri il controverso presidente Jacob Zuma è sopravvissuto per un soffio al voto di sfiducia al Parlamento di Città del Capo, in un Paese in preda al caos per una recessione economica galoppante, laddove è la corruzione a sedere nelle aule del potere.

Chissà cosa avrebbe detto papà Nelson, benedetto da bianchi e neri, come santo protettore dell’unità sociale. E delle donne.

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Publicato in: Attualità, persone, Top news Argomenti: , Data: 09-08-2017 01:48 PM


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