Miranda in politica, ma non è un film

di Francesca Bonfanti
Cynthia Nixon, l'avvocato di Sex and the City, sarebbe pronta a candidarsi come governatrice di New York. Dai copioni alla campagna elettorale, sono molte le attrici che l'hanno preceduta.

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Emma Watson, Angelina Jolie, Rihanna, Mia Farrow. Donne, attrici e cantanti, ma anche attiviste e testimonial. La lista di celebrità che si impegnano sul fronte umanitario è lunghissima, per fortuna. Le star di Hollywood e dello show business sono consapevoli del peso che una loro parola o un loro tweet può avere a livello di opinione pubblica.
Scendere in politica, però, e rivestire una carica pubblica, è un altro paio di maniche. L’impegno, la costanza, le competenze richieste per svolgere un ruolo del genere sono di tutt’altro tipo. Eppure, gli attori e attrici che sognano di sedersi su una poltrona di sindaco o governatore non sono pochi, anzi. Certo, gli uomini restano la maggioranza: Arnold Schwarzenegger, Clint Eastwood, Ronald Reagan, solo per citarne alcuni. Persino l’attuale Presidente USA, Donald Trump, ha transitato in più di un set, prima di arrivare alla Casa Bianca. Se non vi ricordate dove l’avete già visto, vi rinfreschiamo la memoria. The Donald era apparso sul piccolo schermo nel classico natalizio Mamma ho perso l’aereo e in una puntata di Sex and the CityUna tendenza che molto deve al modo in cui si fa campagna elettorale oggi, spiega Robert Thompson, esperto americano di televisione e cultura popolare: «Credo che sia inevitabile. Con i nuovi canali di news attivi 24 ore su 24, un leader politico deve sempre apparire in forma, affascinare il proprio pubblico, sapere parlare con le telecamere. Sotto molti aspetti sono le medesime qualità e capacità che si chiedono a un attore». E ora, in un’America più che mai sensibile sul tema dell’amministrazione pubblica, un altro volto della tivù potrebbe cambiare professione. Si tratta di Cynthia Nixon. La Miranda di Sex and the City starebbe infatti pensando a una nuova carriera politica. A dirlo è il Wall Street Journal, una fonte che farebbe pensare a qualcosa di più che semplici rumors. Una cosa è certa: non sarebbe la prima.

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CYNTHIA NIXON
L’amica di Carrie, Charlotte e Samantha sarebbe stata corteggiata dal partito democratico per scendere in campo contro l’attuale governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo. Le elezioni sono previste nel 2018, e le primarie si avvicinano. Nè la Nixon nè il suo staff hanno commentato la notizia per il momento, ma i segni di una sua possibile discesa in politica ci sono da ormai molti anni. L’ultimo in ordine di tempo, il suo discorso, a giugno 2017, durante la cerimonia dei famosi Tony Award, l’equivalente degli Oscar per le interpretazioni teatrali. Al momento di accettare il premio vinto per la sua performance in The Little Foxes ha lanciato un chiaro messaggio di opposizione contro il Presidente Trump, senza però nominarlo direttamente.
L’attrice di New York, classe 1966, si è avvicinata da tempo al dibattito pubblico, diventando una attivista in prima linea per i diritti della comunità LGBT e per il finanziamento alla scuola pubblica. Dal 2011 ha tenuto vivo l’interesse pubblico sui matrimoni omosessuali conducendo una campagna personale che l’ha portata a visitare gli Stati americani dove i matrimoni fra persone dello stesso sesso non erano ancora permessi per legge. Con la moglie, Christine Marinoni, segue da anni anche il sostegno agli istituti pubblici. Una passione per l’impegno civile probabilmente ereditata dal padre, giornalista radiofonico che negli Anni ’60 seguì le lotte che infiammarono New York, e ora portata avanti in quanto madre decisa a dare ai propri figli un’istruzione lontana da strutture private.

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SHIRLEY TEMPLE
Da una protagonista della tivù ‘per adulti’ alla star bambina per antonomasia, Shirley Temple. Icona del cinema quando ancora la settima arte era un romantico mondo in bianco e nero, la Riccioli d’Oro più famosa d’America ha avuto una carriera politica gratificante quasi quanto quella attoriale. Dopo aver preso parte a oltre 20 pellicole tra il 1932 e il 1934, con l’avvicinarsi dell’età adulta abbandonò gli studios hollywoodiani, che man mano le chiudevano le porte in faccia. Il ruolo di bimba prodigio era difficile da scrollarsi di dosso e a 22 anni dovette dare l’addio ufficiale alla cinepresa. Ma non alla scena pubblica: infatti, nel 1967, decise di candidarsi al Congresso degli Stati Uniti per il Partito Repubblicano. È nella diplomazia, però, che ebbe le più grandi soddisfazioni, potendo sfruttare la fama guadagnata sul grande schermo, che la rendeva l’icona perfetta per rappresentare la propria Nazione all’estero. La Temple è stata ambasciatrice statunitense in tre diverse occasioni, prestando giuramento sotto quattro diversi Presidenti. Con Nixon, ha rappresentato gli USA alle Nazioni Unite, mentre sotto Ford e George Bush senior ha guidato l’ambasciata americana prima in Ghana e poi in Cecoslovacchia. In un’intervista, riferendosi al suo ruolo di ambasciatrice, ha dichiarato: «È stato il miglior lavoro che io abbia mai avuto». Ed è difficile dubitarlo, visto il prestigio raggiunto.

Eva Peron

EVITA PERON
Altra donna che ha orbitato dai palchi dei teatri a quelli dei comizi, Evita Perón è ancora oggi l’argentina più amata della storia del suo Paese, icona di una Nazione a livello mondiale. Nonostante la breve vita, morì a soli 33 anni a causa di un tumore, Evita è stata attrice, politica e sindacalista, affiancando il marito Juan nel suo impegno a favore di operai e lavoratori più poveri. Fu una First Lady non solo di nome, ma soprattutto di fatto, raccogliendo un consenso popolare che le permise di portare avanti le proprie battaglie: nel 1947, per esempio, riuscì a garantire alle donne argentine parità di diritti civili e politici e a fondare il Partito Peronista Femminile. Divenne, in più di un occasione, il vero volto pubblico dell’Argentina. In quello stesso anno, toccò a lei il compito di sostituire il Presidente in un tour diplomatico che la portò in Spagna, Italia, Brasile e Uruguay. È quest l’occasione in cui pronunciò la famosa frase: «Sono il ponte che collega Perón con il popolo. Attraversatemi!».

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FRANCA RAME
Se poi pensiamo all’Italia, è impossibile non ricordare Franca Rameche al teatro e al dibattito pubblico dedicò la sua intera vita, traendone grandi soddisfazione ma altrettante sofferenze. A fianco del marito Dario Fo, la Rame ha segnato la tradizione teatrale italiana del Novecento come pochi altri. La loro compagnia e i loro spettacoli incontrarono un successo senza precedenti, sia a livello di critica che di pubblico. Franca era la grande donna dietro al grande artista che nel 1997 vinse il Premio Nobel contro ogni previsione e aspettativa. Non rimase mai all’ombra del marito, però, portando avanti in prima persona un impegno civile che le costò molto, nell’Italia degli Anni ’60 e ’70. L’essere diventata una bandiera del Sessantotto e della lotta femminista, la rese oggetto di un’orribile rappresaglia da parte delle forze di estrema destra. Nel 1973, infatti, fu rapita e violentata da un gruppo di militanti, in seguito identificati, ma mai arrestati, a causa delle prescrizione del reato. Un’esperienza che ebbe la forza di raccontare nel famoso monologo Lo Stupro. Nel 2006 fu eletta al Senato, lasciato in polemica soltanto due anni dopo: «Le istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato».

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 07-08-2017 02:20 PM


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