Il loro canto libero

Ad agosto 2017 il festival itinerante Lollapalooza passa da Chicago. Molte le band maschili sul palco. Ma, anche se in minoranza, le donne faranno la differenza. Ecco cinque artiste-attiviste da non perdere.

> on May 21, 2017 in Gulf Shores, Alabama.Ci sono persone che vanno ai concerti e concerti che vanno dalle persone. Come Lollapalooza, festival itinerante nato nel 1991 dal cantautore statunitense Perry Farrell. Il nome è stato scelto per dare l’idea di qualcosa di stravagante e insolito e per sottolineare la differenza rispetto gli storici Woodstock o US Festival, che si sono svolti una sola volta e in un solo luogo. Sono i musicisti a fare tappa in diverse città, più volte all’anno. Per l’edizione 2017 alternative rock, rap e punk sono di scena al Grant Park di Chicago. E, tra il 3 e il 6 agosto, sono in programma le esibizioni artisti di fama internazionale come Blink 182, Muse e Wiz KhalifaPerlopiù band maschili, ma, anche se poche, le cantanti donne attese sul palco sono pronte a fare la differenza. Si distinguono per i messaggi e le denunce nei loro testi: il sessismo nel mondo dello spettacolo, gli stereotipi, le pressioni e le discriminazioni. Il loro è un ‘femminismo pop‘ che si fa sentire. Sono cantanti e attiviste dalla voce potente, per rendersene conto basta leggere le cinque citazioni che abbiamo selezionato.

Lorde

Lorde

LORDE
Tra le ragazze più famose di questa edizione del Lollapalooza c’è Lorde, nome d’arte di Ella Marija Lani Yelich-O’Connor. La 21enne cantautrice neozelandese che ha debuttato sulla scena internazionale con l’album Pure Heroine, secondo disco più venduto dell’anno nel suo Paese di nascita. Dichiaratamente femminista, è conosciuta soprattutto per i singoli di successo planetario Royals Team, ma se ne parla molto anche per il suo impegno sociale.

Ciò che davvero conta per me sono le donne che non hanno le mie stesse opportunità e i miei stessi privilegi. Per me femminismo significa lottare per ottenere condizioni migliori per tutte: trans, di colore, asiatiche, bianche, sottomesse o al comando.  

Teen Vogue, 2017

Banks

Banks

BANKS
Anche per Banks, cantautrice statunitense, l’attivismo è essenziale. Ha iniziato a suonare a 15 anni e ha esordito pubblicando autonomamente un pezzo sulla sua pagina privata di Soundcloud. Per Jillian Rose Bank (questo è il suo vero nome)  il pop è un’esperienza catartica: permette di sfogarsi e purificarsi da ogni frustrazione. Lei, infatti, ha sempre detto di non suonare per gli ascoltatori, ma per se stessa e, di conseguenza, trasmettere il benessere acquisito agli altri. Nelle sue canzoni, infatti, è estremamente autobiografica: ci mette la sua personalità, le sue esperienze e i suoi sentimenti. E c’è anche tanta rabbia per le discriminazioni.

Io vedo una società terrorizzata dalle donne al potere. Devono occupare il minor spazio possibile, farsi piccole. L’attivismo invece le fa espandere. Ci parla di uguaglianza nei diritti: ad esempio, se rifletti su qualcuno con cui ti piacerebbe lavorare non dovresti pensare che sesso abbia, ma a che tipo di persona è. Femminismo significa anche che non ti importa se le persone intorno a te hanno una vagina o un pene.

The Cut, 2016

Maggie Rogers

Maggie Rogers

MAGGIE ROGERS
Anche per Maggie Rogers le etichettature di genere sono insensate. Da musicista lei ha sempre rivendicato il diritto di suonare secondo i suoi gusti e le sue passioni, senza badare a cosa viene attribuito ad un’artista femmina. Già da adolescente, mentre tutti i suoi amici suonavano la chitarra lei era controcorrente e, incurante delle mode, si accompagnava con un banjo. Questa scelta l’ha poi premiata: è diventata un’artista unica nel folk-rock. «Ad un certo punto della mia vita sapevo di voler fare musica ma non sapevo ancora quale, perché ricevevo impulsi contrastanti. Così mi sono fermata e ho iniziato a studiare senza dare retta a cosa la società si aspetta da una cantante donna . Mi sono semplicemente chiusa nel mio studio e ho seguito la mia creatività», ha raccontato alla rivista Nme. È riuscita così a creare uno stile che riunisce lo spirito tipico delle sue zone rurali del Maryland, dove è nata e cresciuta, a quello più metropolitano della musica commerciale. E col suo brano di debutto, Alaska, ha fatto immediatamente di successo. Ma, oltre al talento, è apprezzata per il suo pensiero, che sprona le ascoltatrici a trovare se stesse e non curarsi delle critiche.

Io sono una femminista, per me lavorare con molte donne è meraviglioso perché crea una bellissima energia. Ma non lo sono solo per questo: per me esibirmi significa poter fare quello che voglio con il mio corpo senza paura di giudizi sessisti. 

Nme, 2017

Charli Xcx

Charli Xcx

CHARLI XCX
Dei giudizi non importa sicuramente alla provocatoria cantautrice britannica Charli Xcx. Il suo vero nome è Charlotte Emma Aitchison. I suoi testi traboccano di femminismo, ma non si è fermata qui, ha fatto anche un documentario per la BBC: The F Word and Me. L’obiettivo è decostruire diversi stereotipi offensivi e dimostrare come l’attivismo possa passare anche attraverso il pop: con la musica, i testi la presenza di donne in prima linea.

Oggi ci sono così tante artiste di straordinario successo, sembra l’età dell’oro per le cantanti: un’epoca in cui finalmente possiamo dire di essere ascoltate e non passare in secondo piano. Ma ci rendiamo davvero conto di cosa significhi per una ragazza essere fagocitata dal mondo pop? Da come gli viene richiesto di esibire la sua femminilità?

Noisey, 2015

Tegan e Sara

Tegan e Sara

TEGAN AND SARA
Femminilità e pressioni per incarnarla. Sono cose che non interessano a Teagan e Sara, duo indie rock canadese. Sono gemelle, identiche nell’aspetto, ma anche nei valori: si considerano femministe, senza mezzi termini. E non sono solo parole, per fare attivismo concreto hanno creato la Teagan and Sara Foundation, un’associazione in supporto alla comunità LGBTQI che finanzia progetti per l’eguaglianza tra uomini e donne, identità e orientamenti sessuali. Le due artiste sono dichiaratamente omosessuali e, avendo sperimentato sulla loro pelle cos’è la discriminazione, sentono particolarmente la causa e si impegnano perché la situazione migliori. Soprattutto attraverso la musica. Riescono a convogliare tutta la loro sofferenza per una società che non le rispetta nei testi delle loro canzoni, con un risultato disarmante.

Fin dagli inizi della nostra carriera i nostri fan LGBTQI ci hanno appoggiate e incoraggiate a proseguire. Il nostro percorso è passato attraverso sessismo e omofobia nel mondo della musica, ma questo ci ha permesso di conoscere moltissime storie di ingiustizie. Accadono ovunque: a casa, al lavoro, a scuola, in chiesa. Così abbiamo deciso di sfruttare la nostra popolarità per parlare delle lotte  e delle sofferenze di queste persone.

Los Angeles Times, 2016

Il calendario di Lollapalooza 2017 a Chicago

Il calendario di Lollapalooza 2017 a Chicago

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: Data: 03-08-2017 05:33 PM


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