It's Gaga style, bitch

di Francesca Bonfanti
Cambio di look nel Joanne World Tour. Più sobria e con meno paillettes, Lady Germanotta si conferma icona del femminismo. Ma sempre a modo suo.

Lady gaga

È con l’attesissimo concerto alla Rogers Arena di Vancouver che Lady Gaga ha dato il via, il primo agosto, al Joanne World Tour, in arrivo in Italia il 26 settembre. Uno show di cui iniziano già a circolare le prime fotografie e video, dove si vede una scenografia più sobria di quelle a cui ci aveva abituato in passato, ma comunque imponente: due mini palchi partono da un corpo centrale, fatto di pedane in continuo movimento. I cambi di look, ispirati al folk e ai patinati Anni ’70, scandiscono il ritmo dello spettacolo insieme alle sue consuete coreografie. Il ritorno sulle scene mondiali coincide con la promozione del suo quinto disco in studio, Joanne, forse il più intimo e personale scritto sinora dalla cantante di New York. Un cambio di rotta rispetto agli eccessi e alle stravaganze degli esordi, che facevano chiedere a tutti se la pop star fosse un genio o solo una con cattivo gusto. Col passare del tempo, sui giornali, si è iniziato a discutere anche sul suo ruolo di icona femminista, e se l’uso che faceva del suo corpo fosse puro esibizionismo o consapevole rivendicazione della propria libertà di donna. C’era chi diceva fosse solo una brava a riciclare idee già viste, mentre altri la eleggevano a simbolo della Third Wave of Feminism. Otto anni e mille parrucche dopo, la Germanotta può aver cambiato approccio, vestendo i panni della diva classica e non più della lap dancer, ma il concetto di fondo non cambia: la voce di Telephone aiuta le sue fan (e i suoi fan) a sentirsi più sicuri, a esporsi, ad accettarsi per come sono veramente. Il suo non sarà il femminismo accademico da rivista patinata, ma pur sempre di femminismo si tratta. E abbiamo buoni motivi per dirlo.

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SE NE INFISCHIA DEL BODY SHAMING
Dopo la sua esibizione al Super Bowl del 2017, che le è valsa la nomination a sei Emmy, sui social network si erano sprecati i commenti ironici sul fisico dell’artista. Evidentemente, iniziare lo show facendosi calare dalla cima del NRG Stadium di Houston fino al centro del campo non era sufficiente per far concentrare l’attenzione del pubblico sulle sue capacità canore e non sui suoi addominali, secondo molto utenti un po’ troppo «rilassati». L’hanno accusata di essere grassa, di non essersi allenata abbastanza per l’occasione. La sua risposta, lapidaria quanto efficace, ha ricordato ancora una volta al mondo che lei si piace così com’è, invitando tutti a fare lo stesso. Mandare al diavolo chi si prende gioco di te per via del tuo corpo, questo è femminismo.

DENUNCIA LA VIOLENZA E AIUTA A DENUNCIARLA
Nel 2015 ha preso parte alla colonna sonora del documentario The Hunting Ground, girato per denunciare i casi di abusi sessuali che ancora segnano i campus universitari americani. Il brano, Till it happens to you, è stato nominato agli Oscar del 2016 nella categoria Miglior Colonna Sonora Originale, pur non ottenendo poi la statuetta. Durante la cerimonia di premiazione, Gaga si è esibita in un’emozionate versione a pianoforte, circondata da vittime di stupri che avevano deciso di denunciare i propri aggressori. A introdurla, l’allora vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden, schierato a fianco dell’artista nel voler cambiare la cultura della vergogna che ancora circonda i casi di violenza: «Cambiamo la cultura! Dobbiamo cambiare la cultura, affinché non accada più che donne o uomini abusati, come le vittime presenti questa sera, sentano di dover chiedere a se stessi ‘Che cosa ho fatto di male?’. Non hanno fatto nulla di male».
Una condizione con cui la performer italo americana ha dovuto fare i conti sulla propria pelle, come ha raccontato in una prima intervista nel 2014. Al conduttore Howard Stern, infatti, ha confessato di essere stata stuprata da un produttore musicale a 19 anni, senza trovare la forza di parlarne con nessuno. Un silenzio di cui ha compreso la gravità solo molto tempo più tardi, quando decise di affrontarne le conseguenze emotive che stava avendo sulla sua vita. Da allora, ha più volte parlato della propria esperienza, nel tentativo di far uscire dall’ombra chi ha subito abusi. Ricordare alle donne che la vergogna è di chi compie violenza, non di chi la subisce, questo è femminismo.

CONFONDE CHI SI PRENDE TROPPO SUL SERIO
Quanto ha fatto parlare di sé Lady Gaga? Impossibile quantificarlo. Camille Paglia, sociologa statunitense, in un articolo del 2010 apparso sul Sunday Times ha scritto che è «stata la prima grande star dell’era digitale». Non intendeva però farle un complimento. Nel pezzo, la saggista proseguiva con un’invettiva contro la cantante, accusandola di avere un’immagine troppo costruita, asettica, robotica. Lontana dal suscitare qualsiasi emozione o dal risultare sexy e affascinante. Alla Paglia, che si confrontava con la Gaga di Poker Face e Paparazzi, non è venuto in mente che forse non è mai stata intenzione dell’artista diventare un sex symbol nel senso tradizionale del termine. La performer fa espliciti riferimenti alla sessualità da sempre, ma non nel modo in cui gli Anni ’80 e ’90 ci hanno abituati. Lo ha fatto rispondendo ai cambiamenti della società, mischiando le carte in tavola come mai nessuno aveva prima. O meglio, giocando con l’identità come solo pochi erano riusciti: Elle Degeneres l’ha accostata ai grandi maestri dell’ambiguità come David Bowie o Prince. Lady Gaga è diventato il simbolo di una sessualità che non ama le definizioni, che eccede, che può essere iper femminile, androgina, equivoca. Un esempio? Nel 2009, era salita sul palco di Glastonbury con un dildo nascosto sotto i vestiti, ma comunque visibile. Da quel momento girarono per molto tempo rumors sul suo essere un ermafrodito, cosa che la fece molto divertire e che non si preoccupò mai di smentire. Essere una donna con le palle, questo è femminismo.

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NON SI ACCONTENTA DI NIENTE
Tra i motivi che ci fanno amare Gaga, e che ci fanno dire che sì, può essere un modello da seguire, c’è la sua carriera, ovviamente. Oltre ai riconoscimenti musicali, ha venduto 27 milioni di album, più di 146 milioni di singoli e vinto sei Grammy, è riuscita anche ad affermarsi in ambito cinematografico: il suo ruolo nella quinta stagione di American Horror Story le è valso un Golden Globe. Negli anni, ha collezionato collaborazione con grandissime personalità, non solo musicali. Oltre all’album realizzato con Tony Bennett, considerato l’ultimo vero crooner americano, ha lavorato a fianco di artisti come Marina Abramovic e Jeff Koons. Non male, per una che è stata spesso bollata come un volgare fenomeno da baraccone. Zittire tutte le male lingue con classe, questo è femminismo.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, video Argomenti: , Data: 02-08-2017 07:18 PM


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