Il killer, la trans e la vittima gay

di Enrico Matzeu
Così i titoli su molti giornali. Pieni di stereotipi e cliché per connotare un delitto passionale inutilmente inserito nella sfera dell'omosessualità. L'opinione di Enrico Matzeu.
Ciro Guarente, Heven Grimaldi, Vincenzo Ruggiero

Da sinistra: Ciro Guarente, Heven Grimaldi, Vincenzo Ruggiero

È stato brutalmente ucciso un 25enne e ritrovato a pezzi in un garage nel quartiere Ponticelli di Napoli. Il movente? La gelosia. Si poteva riassumere così la notizia di cronaca nera che sta nutrendo i giornali e i pochi salotti televisivi rimasti operativi in questa ormai inoltrata estate. Fin qui una macabra routine, se non fosse che i protagonisti della vicenda erano due ragazzi omosessuali e una transessuale. Apriti cielo! Non è sembrato vero ai giornalisti e ai titolisti rimasti incastrati nelle redazioni anche a luglio: finalmente sbattiamo in prima pagina gay uccisi e trans invischiati in un delitto passionale nel napoletano. Così tanti cliché tutti assieme che l’opinione pubblica è sazia per settimane.

CRONACA ASCIUTTA…
L’aspetto triste di questa vicenda, oltre naturalmente alla morte di un ragazzo innocente, è il vuoto deontologico che si è aperto nel raccontarla. Le dinamiche sono molto semplici e come in tutti i delitti c’è una vittima, Vincenzo Ruggiero, un carnefice, Ciro Guarente e un movente, rappresentato da Heven Grimaldi. In sintesi, Ruggiero e Grimaldi erano coinquilini e Guarente, innamorato della donna e geloso di Vincenzo, l’ha ucciso dopo una lite liberandosi quindi del corpo. Dicendo prima di averlo gettato in mare in una valigia, mentre poi si è scoperto che il giovane era stato fatto a pezzi e tumulato in garage. Perdonatemi per la freddezza con cui ho narrato la vicenda, ma credo che la cronaca nera, al netto della pruderie, dovrebbe essere trattata nel modo più asciutto possibile, quanto meno per onestà nei confronti dei lettori.

…O CONDITA MALE
Molti giornali in questi giorni stanno facendo esattamente il contrario, suscitando le ire di associazioni e attivisti LGBT che si stanno facendo sentire sul web in protesta contro titoli sensazionalistici, ormai inflazionati di parole quali gay e trans per condire in modo malizioso e al quanto discriminatorio la cronaca. Si parla infatti di Delitto gay di Napoli o si leggono passaggi come «ha dichiarato la trans», che fanno davvero rabbrividire anche i meno sensibili alla tematica. Cari colleghi, mi spiegate ora qual è la differenza tra un omicidio gay e uno etero? È stato forse commesso con una pistola glitterata - tanto per rimanere in tema di stereotipi – o forse architettato dalla famigerata lobby gay? Non si potrebbe parlare semplicemente di delitto, visto che l’omosessualità non è stata un’aggravante o il movente di ciò che è successo? Sono interrogativi che rimangono naturalmente senza risposta, ma che un professionista dell’informazione si dovrebbe fare prima di buttar giù titoli acchiappa-click.

MINORANZE BERSAGLIATE
Già perché diciamolo, alla fine in Italia il mondo gay è ancora un mondo ambiguo per moltissimi, un luogo ignoto e per questo perfetto per essere utilizzato a piacimento, per spaventare in alcuni casi o per suscitare disapprovazione in altri. Lo stesso accade purtroppo con altre categorie o minoranze – e queste sono definizioni orrende da utilizzare – come nel caso degli stranieri. Chi vi scrive rabbrividisce ogni volta che al telegiornale sente parlare del «ladro albanese» o dei «due marocchini che hanno stuprato». È chiaro che l’uso della nazionalità è un pretesto per cavalcare l’indole razzista insita dentro ognuno di noi, perché in fondo i lettori o i telespettatori aspettano ansiosi di puntare il dito contro l’immigrato o il migrante di turno, che in questo preciso momento storico rappresenta la paura e la diversità. Forse l’apposizione ‘cittadino albanese’ renderebbe una maggiore giustizia sia al soggetto in causa che a chi legge o sente la notizia.

NON SI ISTIGHI AL GIUDIZIO
Come per gli stranieri, anche per gli omosessuali sarebbe più giusto e corretto parlare prima di tutto di persone – anche qualora abbiano commesso il crimine più violento – perché non sta allo scrivente giudicare o peggio istigare al giudizio. Sarebbe ipocrita non specificare in un articolo o in un servizio tivù la nazionalità o l’orientamento sessuale dei protagonisti (qualora sia funzionale alla vicenda), ma calcarne la mano su titoli e occhielli e davvero ripugnante. È proprio dietro queste azioni che si annidano razzismo e omofobia, perché appare persino superfluo dirlo: le parole contano e hanno un peso, a volte sono come sassi che si scagliano e finiscono per colpire i più deboli, facendo molto male.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 01-08-2017 03:18 PM


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