No, le mogli non devono «obbedire»

di Margherita Tirame
In Malesia la società musulmana è oppressiva nei confronti delle donne. Ma ai più conservatori non basta. Devono diventare «obbedienti come prostitute di prima classe».

Donne malesiRelegate in casa, oppresse, asservite e maltrattate. Eppure in Malesia non basta ancora. Le spose devono soddisfare ogni bisogno. Zitte, senza mai far sentire la propria voce, perché altrimenti vengono accusate e umiliate. «Gli uomini soffrono spesso per diverse ragioni. A volte le mogli feriscono estremamente i mariti nei sentimenti, anche se noi siamo comunque fisicamente più forti. Ci insultano e si rifiutano di avere rapporti sessuali. È una forma di abuso», ha detto il deputato malese Che Mohamad Zulkifly Jusoh. Affermazioni profondamente offensive e sbagliate, soprattutto in un Paese in cui è la donna ad essere in una condizione inferiore, è innegabile. Eppure il parlamentare non ha esitato a pronunciarle, incurante di quanto suoni surreale che vengano segnalate «violenze contro gli uomini», quando invece negare il proprio corpo non è affatto un affronto, ma una scelta personale più che comprensibile. Insomma, si tratta di poter dire: «No, non me la sento». Non importa che sia il marito e non uno sconosciuto: se una moglie non  è disposta a fare sesso e lui la obbliga si chiama stupro, non «violenza contro gli uomini». Sembra incredibile doverlo dire: resistere a un’avance è un esercizio della propria libertà personale, non si devono avere sensi di colpa, non si deve rischiare di essere sgridate, maltrattate o picchiate.
Ma secondo il deputato, membro del Barisan Nasional (Fronte Nazionale), il partito conservatore al governo, le percosse fisiche subite dalle malesi sono giustificabili dal presunto abuso emotivo che farebbero sui compagni. Certo, il parlamentare è un personaggio poco sensibile, soprattutto perché in aula si stava discutendo di come prevenire la brutalità delle aggressioni domestiche. Ma il politico, sottovalutando le denunce di maltrattamento ha aggiunto: «Se la sofferenza della femmina è fisica, la nostra invece è nel sentimento. Di solito si tratta di imprecazioni contro i mariti: questo è una violenza. Loro insultano e si rifiutano di soddisfare i nostri bisogni sessuali».

INGIUSTIZIE INVENTATE PER GIUSTIFICARSI
Ottusità a parte, questo discorso suona piuttosto ridicolo in un Paese a maggioranza musulmana che concede all’uomo di avere quattro mogli. Gli basta soltanto fare richiesta al tribunale della Sharia. Mentre per le donne non solo è inimmaginabile: è peccato, devono attenersi al loro compito di domestiche e madri, essere fedeli e non far irritare il ‘padrone di casa’ in nessun modo. «Una femmina commette un altro tipo di abuso quando non dà il permesso al marito di avere una seconda sposa», insiste il deputato. Certo, ma del fatto che avere più spasimanti sia concesso soltanto a loro i non se ne parla, figuriamoci a considerare che sia questa una vera offesa. Ma argomentazioni del genere non sono nulla di nuovo. Se le denunce si fanno forti, ecco che chi vuole mantenere la società maschilista è pronto a fabbricare presunte ingiustizie nei propri confronti, anche quando visibilmente non esiste nessun tratto culturale che vada a danno della popolazione maschile. Se in Occidente adesso sono in voga le reazioni anti-femministe come i gruppi di sensibilizzazione sul presunto fenomeno del ‘maschicidio’, in Oriente si parla invece di «offesa emotiva all’uomo».

AL VOSTRO SERVIZIO…
Ma se la società malese è già controllata dai maschi, cosa sperano di ottenere ancora con frasi del genere? Maggiore sottomissione, con ogni probabilità. Lo dimostra la sola esistenza di associazioni come Kelab Taat Suami (Club delle Donne Obbedienti). Il presidente, Fauziah Ariffin, ha dichiarato che «una moglie deve saper divertire il marito meglio di una prostituta di prima classe». Insomma, le femmine esistono per servire i maschi, sono al mondo per compiacerli. Non sono esseri umani con esigenze, bisogni, volontà o sentimenti: sono oggetti. Non c’è da stupirsi se questo gruppo si spinge ad accusare le vittime di violenze domestiche di essersela cercata, di essere loro stesse responsabili dei soprusi subiti. E lo stesso fanno per i divorzi: se avvengono è sempre colpa di lei: «Spose più obbedienti per un mondo migliore», così la pensano in Malesia.

…O FORSE NO
Una visione ingiustificabile. Soprattutto per le associazioni per i diritti delle donne che, anche se in poche, si fanno sentire. Sisters in Islam è un collettivo di musulmane di Kuala Lumpur, la Capitale della Malesia. Ratna Osman, la direttrice, denuncia che affermazioni come quella del deputato siano «l’ennesima prova del rifiuto sistematico della dignità femminile».  Ma l’indignazione è passata soprattutto attraverso i social network, dove Che Mohamad Zulkifly Jusoh è stato aspramente criticato di sessismo e la protesta digitale ha potuto riunire molte persone. Anche la figlia di Mahathir Mohamed, ex primo ministro malese, ha condannato senza riserve l’affermazione del politico: «Quella che quando sposi una donna possiedi il suo corpo è una vecchia credenza. Non funziona così , abbiamo il diritto di rifiutarci di fare sesso. È ridicolo affermare che gli uomini subiscono un abuso se ci rifiutiamo», ha commentato ai microfoni di Agence France-Presse.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: Data: 01-08-2017 01:28 PM


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