Preghiere punk per donne ribelli

di Margherita Tirame
Le Pussy Riot a Londra per mettere in scena la storia della loro vita. Tra femminismo, proteste e carcere.

Pussy RiotSvergognate, impudiche e provocatorie. Le Pussy Riot colpiscono ancora. Questa volta a Londra, dove, a novembre 2017 suoneranno insieme alla band francese Les Enfants Terribles. «Un’esperienza teatrale immersiva», l’hanno definita. Lo scopo è raccontare al meglio la storia travagliata del collettivo russo. In particolare le vicende di Nadya Tolokonnikova, cantante leader del gruppo. Femminista, attivista anti violenza domestica e fondatrice della Ong Zona Prava. Una figura ingombrante per il suo Paese. Attraverso il punk comunica il suo pensiero e i suoi ideali: per questo viene vista come un’artista concettuale.

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Questa volta ha scelto di esibirsi nella Capitale inglese, per un motivo preciso:«Ovunque nel mondo vediamo la lotta tra ultraconservatori e progressisti. I politici di destra sono ipocriti, ma nonostante ciò stanno guadagnando consensi. Nel Regno Unito sembra invece che Jeremy Corbyn stia cambiando le cose. Sfortunatamente in Russia non abbiamo l’opportunità di fare una rivoluzione politica di questo tipo. Tutto ciò che posso fare è dunque condividere la mia esperienza e mostrare perché non si dovrebbe mai smettere di lottare per la propria libertà, anche quando non ci si sente oppresse. È importante ricordarsi che la si può perdere in qualsiasi momento», ammonisce Nadya. «Voglio portare le persone con me attraverso la nostra politica, le cattedrali, i tribunali, le carceri e i campi di lavoro. Voglio che sentano sulla loro pelle che cosa significa essere prigioniere in Russia, voglio raccontarmi e abbattere i muri del silenzio. Come gruppo abbiamo già provato a farlo ribellandoci al patriarcato e alla Chiesa, ma ci hanno sbattute in prigione», racconta ancora a  Dazed.

PREGHIERA PUNK
Si riferisce ai fatti della Cattedrale di Cristo Salvatore, dove le cantanti hanno inscenato uno spettacolo provocatorio in segno di protesta a Putin. Dopo la sua rielezione nel 2012, le artiste sono entrate nella chiesa ortodossa di Mosca in un passamontagna, si sono fatte il segno della croce, ma poi hanno iniziato a suonare. Le guardie le hanno fermate immediatamente. Il filmato dell’arresto è finito in un video clip: una ‘preghiera punk’ che invoca la Madre di Dio, Theotókos. Sono state arrestate e accusate di «offesa premeditata ai danni della confessione ortodossa e lesione alle tradizioni nazionali millenarie». Contro di loro si è detto di tutto: terroriste, deviate, socialmente pericolose e fomentatrici di un «clima da guerra civile». Ci hanno messo un anno a scarcerarle. Le hanno lasciate andare soltanto perché si stavano lasciando morire con gli scioperi della fame e dopo l’ultimo episodio che si era concluso con tre settimane di ospedale e un polverone mediatico hanno deciso di mollare la presa. Una volta uscite hanno fatto ricorso contro la Russia alla Corte Europea dei Diritti Umani  per ingiusta detenzione. Promettendo, tra l’altro, in caso di vittoria della causa, di devolvere il risarcimento ad associazioni umanitarie. Nonostante Putin abbia tentato di dipingersi di magnanimità per averle scarcerate, hanno continuato a sostenere che quella del presidente fosse soltanto propaganda.

IL MONDO HA ASCOLTATO
Il gruppo ha potuto godere perlomeno del sostegno delle associazioni per i diritti umani quali Union of Solidarity with Political Prisoners (SPP), che le ha riconosciute come prigioniere politiche, e Amnesty international che le ha definite prigioniere di coscienza. Ma non solo, artiste e artisti da tutto il mondo si sono schierati dalla loro parte: dai Red Hot Chli Peppers e Yoko Ono agli italiani Elio e le Storie Tese e Vasco Rossi. «D’altronde, l’unica strada per mettere fine alle ingiustizie è gettare luce sull’ombra. E loro lo fanno magnificamente», dice a Dazed Alexandrina Markvo, produttrice delle Pussy Riot. «Promuovono l’umanesimo attraverso la musica e denunciano la corruzione dal sistema russo facendo capire agli spettatori quanto sia fragile la cosiddetta ‘società sicura’». Un ritornello per niente scanzonato, ma molto impegnato che riproporranno anche a Londra.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, video Argomenti: Data: 28-07-2017 07:37 PM


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