Oltre le mamme c'è di più

di Jacopo Salvadori
La deputata del Pd Patrizia Maestri si schiera contro la nuova struttura voluta da Matteo Renzi perché «si svilisce la figura della donna». Ma non è l'unico motivo. L'intervista.

Patrizia Maestri (Pd)

Le parole sono importanti, specialmente in politica. Lo sa bene il Pd che con il ‘Dipartimento Mamme‘ ha tirato su un polverone: un fuoco incrociato tra oppositori e membri del partito. Probabilmente le parole della responsabile Titti Di Salvo non sono servite a minimizzare la questione. Così come è ancora più probabile che le dichiarazioni di Patrizia Prestipino (quelle sulla «razza italiana», per intenderci) abbiamo riacceso il dibattito. Tanto che il 26 luglio 2017, una delegazione di 12 donne della minoranza dem, guidate da Patrizia Maestri, ha deciso di pubblicare una nota per protestare contro la scelta del segretario Matteo Renzi, giudicandola «infelice e offensiva». Ci sono molti punti che non convincono la parlamentare, in primis il ruolo del dipartimento: «La cosa assurda è che oltre a quello delle mamme, c’è anche quello delle pari opportunità: non si capisce il senso». Abbiamo sentito la deputata per cercare di capire meglio i motivi di chi, all’interno del Pd, è ‘contro’ la nuova struttura. O meglio: il suo nome.

DOMANDA: Titti Di Salvo dice che il dipartimento è «necessario». Lei come la pensa?
RISPOSTA: Non credo che sia indispensabile. Conosco Titti da tempo e so che lavora seriamente. Siamo insieme in commissione Lavoro e condivido anche le battaglie che lei sta facendo, come quella sul part-time. Però ci sono tanti modi di occuparsi di donne. Sia chiaro: io non sono contraria agli aiuti e ai sostegni a chi ha figli. Assolutamente. Ma vorrei parlare di donne che possono scegliere di essere madri o no. Di donne che hanno problemi nel mercato del lavoro. Di donne che non devono tornare a essere le uniche ad assumersi il carico del lavoro di cura. Ma per quanto riguarda la questione ‘maternità’, è necessario parlare di ‘genitorialità’. Anche perché questa non è una cosa nuova che ci si inventa adesso: sono anni che si ragiona sul concetto di genitori e di congedi parentali, come prevede la legge Turco. Si è sempre lavorato in questo senso, nella redistribuzione del carico familiare e nel dare un aiuto alle famiglie.
D: Non crede che il messaggio possa essere frainteso, cioè che si pensi a ‘donna uguale mamma’?
R: Ma sì. È una sorta di svilimento della figura della donna. È un arretramento rispetto al fatto che oggi si può essere libere di scegliere: si ha valore anche quando si decide di non essere mamme. Sennò si torna all’errore clamoroso che fece la ministra (della Salute, ndr) Lorenzin con il Fertility Day: facciamo figli perché servono alla «razza italiana».
D: A proposito, ha sentito le dichiarazioni di Patrizia Prestipino?
R: È una caduta non di stile ma della politica. È pazzesco che quando si parla di donne, si scivola anche su queste cose. Ma è anche un segno: ci sono delle persone nel Pd che ritengo inadeguate. Quando si è in un partito e si ha un ruolo (la Prestipino è membro della direzione nazionale e responsabile del dipartimento per la difesa degli animali, ndr) bisogna fare attenzione a quello che si dice. Parlare di «la razza italiana» ci rimanda a un’epoca nefasta. Quindi non bisogna dire sciocchezze di questo tipo.
D: Torniamo al ‘Dipartimento Mamme’. Secondo la responsabile Di Salvo, si occuperà anche di papà. Non crede che sarebbe stato più corretto chiamarlo ‘per le famiglie’?
R: Certo, sarebbe stato più opportuno. Utilizzare quel termine dà l’idea di un partito che si occupa delle donne in quanto mamme. E a me non piace. L’idea che nel programma del Pd i temi siano ‘casa’, ‘lavoro’, ‘mamma’ mi sembra una cosa un po’ antica. Quando si usano questi termini si deve pensare al loro valore e al loro senso. Ci riportano a una cultura di tipo patriarcale che pensavamo di aver superato. Parlare di mamme e basta, nel 2017, credo sia anacronistico e, scegliendo questi temi, mi sembra, invece, che si voglia lisciare il pelo a una società fatta in un certo modo. Io sono fermamente convinta che le lavoratrici madri abbiano più problemi rispetto a chi lavora e non ha figli.
D: Si è trattata di un’operazione di marketing politico?
R: Ma sì: sicuramente c’è anche quello. Quindi, ancora di più, io sono contraria a questa scelta.
D: Cosa può o deve fare la politica per le donne?
R: Dobbiamo aiutarle con il problema dell’occupazione: è ancora troppo bassa in Italia. Risolvendolo, potremmo avere anche una spinta demografica: se c’è il lavoro, un minimo di stabilità per sostenere le spese familiari, si possono fare anche più figli. Poi, cosa vecchia, avere una maggiore flessibilità sul posto di lavoro: poter usufruire di momenti in cui si può fare orario ridotto, altri per il tempo pieno. Ma anche andare in pensione a un’età dignitosa che non è quella che abbiamo attualmente. Io penso anche che le donne debbano andare in pensione prima degli uomini perché spesso hanno svolto un lavoro doppio: in famiglia e fuori. Certo, ci sono anche i bonus: non risolvono il problema ma danno una mano.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , Data: 28-07-2017 04:41 PM


Una risposta a “Oltre le mamme c’è di più”

  1. stefano schiavon scrive:

    Dunque essere madri è una condizione svilente per le donne. Complimenti, siete delle vere femministe! Ecco perché siamo arrivati a questo punto. E peccato che per tutti questi anni ho continuato a votarvi.

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