«Diventare madri? È una scelta libera»

di Giacomo Iacomino
La responsabile del 'Dipartimento Mamme' del Pd Titti Di Salvo ha risposto alle critiche mosse contro la nuova struttura voluta da Matteo Renzi. Ecco cosa ci ha detto.

Titti Di Salvo

Non ci sta, Titti Di Salvo. Il suo ‘Dipartimento Mamme’, una delle delle 40 nuove strutture volute da Matteo Renzi per rinnovare e riorganizzare il Partito Democratico, operative a partire da ottobre 2017, ha scatenato mille polemiche. Per il nome scelto innanzitutto, perché il messaggio rischia di essere frainteso: «L’equazione ‘donna uguale madre’ non appartiene né alla mia cultura né a quella del partito», ci tiene a ribadirlo il deputato del Pd (ex Sinistra e Libertà ed eletta nel 2002 nella segreteria nazionale Cgil) scelta per dirigere proprio il dipartimento finito nell’occhio del ciclone, soprattutto dei social network. Per molti una regressione culturale, un ritorno al passato che neanche la Dc negli Anni ’50 sarebbe stata capace di studiare. Per Titti Di Salvo invece è necessario. «Perché mettere al centro del proprio programma la libertà di essere mamme e papà va oltre ogni sterile dibattito su quale possa essere il nome migliore di questa o quell’altra struttura».

DOMANDA: Quindi vale anche per la paternità?
RISPOSTA: Noi vogliamo parlare di maternità, di lavoro, di conciliazione e condivisioni delle responsabilità genitoriali quindi sì, stiamo parlando anche di paternità. Di orari di lavoro ancora troppo rigidi, dei servizi che le città possono offrire come i trasporti, per fare un esempio. Diventare mamme non è certo un destino ma non può neanche essere negato. L’idea è di aumentare la partecipazione al lavoro delle donne evitando che dopo due anni lascino la propria occupazione perché diventate madri.
D: Ma allora perché non chiamarlo «Dipartimento per le famiglie»?
R: Mi rendo conto che le definizioni possano essere importanti. Ma dietro un nome corretto può anche esserci il vuoto. Io preferisco concentrarmi di più sulle proposte e sulle iniziative. Credo si possa costruire un lavoro importante anche in questo modo. La maternità e la paternità sono un obiettivo comune, richiedono spesso scelte difficili. Avere dalla propria parte una struttura e un partito che sceglie di mettere al centro del proprio dibattito questo argomento, che poi è anche il desiderio di molte persone, dal mio punto di vista, è una grandissima notizia.
D: Però il rischio che il messaggio possa essere frainteso, e che per il dipartimento del Pd la donna sia ancora solo e soltanto una mamma, rimane.
R: Risponderemo con i fatti. Anche per smentire l’equivoco secondo cui le politiche delle famiglie appartengano storicamente soltanto alla Destra.
D: In che modo allora pensate di incentivare la libera scelta di paternità e maternità?
R: Intanto ci tengo a dire che ieri si è conclusa la terza edizione del convegno ‘Maternità, libera scelta’, questo per far capire a tutti che il dipartimento non comincerà certo da zero. D’altronde nei mille giorni del Governo Renzi è già stata tracciata una direzione piuttosto chiara. Parlo del bonus bebè, della legge contro le dimissioni in bianco, del premio di rendimento, che le assenze per la maternità impedivano soprattutto alle donne di raggiungere quella cifra, della nuova legge sulla scuola dell’infanzia, che ha aumentato l’offerta e ridotto il costo.
D: Tutte cose che già sono state fatte. Su cosa state lavorando adesso?
R: Posso dirvi che la legge attuale prevede il congedo di paternità pari a due giorni per il 2017 e a cinque giorni a partire dal 2018. Sono pochi, me ne rendo conto. Ma l’obiettivo è di raggiungere un congedo pari a quindici giorni lavorativi, retribuiti al 100%. Inoltre abbiamo già approvato una norma, ancora non del tutto operativa, per creare una piattaforma Inps contenente tutte le informazioni che riguardano i neo genitori.
D: Che tipo di informazioni?
R: I congedi, i diritti sul lavoro, le risorse disponibili, le modalità per fare domanda per avere accesso alle prestazioni. È un servizio che nasce da una norma contenuta nell’Art.1 della riforma Madia che dobbiamo ancora completare prima di trasformarla in legge. Ma in questo senso credo sia altrettanto importante la comunicazione. Un’indagine condotta nel 2014 rivela che le donne e gli uomini si sentono come abbandonati a se stessi di fronte alla paternità e alla maternità.
D: Cioè non sanno a chi richiedere i servizi che lo Stato mette a loro disposizione?
R: Le basti sapere che nel 2016 gli uomini che hanno usufruito del congedo paternità sono soltanto 91mila. Ci troviamo davanti alla nascita di un figlio e per quanto siano pochi, si tratta comunque di due giorni di congedo obbligatorio e retribuiti al 100%. Non credo sia solo un problema di ostilità da parte delle imprese, ritengo ci sia anche un problema di conoscenza su cui cercheremo di intervenire. A partire dalla riorganizzazione e ridefinizione di tutte queste norme in un testo unico, anche provare ad alleggerire la burocrazia della publica amministrazione.
D: Lei ha parlato dei mille giorni del governo Renzi e delle norme approvate. Eppure, l’occupazione femminile in Italia è al 48,7%, siamo in coda alla classifica dei Paesi Ocse davanti a Turchia, Messico e Grecia.
R: Verissimo. Ma come ogni riforma, serve tempo prima di vedere queste cifre cambiare in maniera consistente. Le do un altro dato: le donne che lavorano in Italia che hanno tra i 25 e i 29 anni sono il 43% mentre in Europa la media è del 60%. Per non parlare della Germania dove si supera quota 70%. Se le nostre percentuali fossero come quelle della media europea il nostro Pil aumenterebbe del 7% perché la donna che lavora crea lavoro anche per altre donne.
D: Quand’è che il dipartimento sarà operativo?
R: Ovviamente dovremo collegare il nostro lavoro con quello degli altri 39. A ottobre 2017, durante la conferenza stampa programmatica del partito, presenteremo tutte le nostre proposte.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , Data: 25-07-2017 06:20 PM


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