Cristina D'Avena, non solo sigle

di Antonella Rossi
La svolta con 'L'estate migliore che c'è'. La cantante bolognese si confida a LetteraDonna: «I cartoni? Non ci sono più le storie di una volta, anch'io ho dovuto adeguarmi».

Cristina D'AvenaSe sei cresciuta negli Anni ’80 e fai la giornalista non puoi tirarti indietro davanti a una proposta di intervista a Cristina D’Avena. Peccato che la cantante bolognese sia una delle persone più impegnate di sempre e incontrarla non è così facile. Tuttavia la intercetto durante l’ennesima trasferta: la voce di Occhi di Gatto e Memole Dolce Memole finalmente reale, il ‘tu’ come a un’amica di vecchia data. Lei, si intuisce, non è una che innalza barriere. Del resto con le sue storiche sigle ha tirato su più di una generazione: «Ma non sono affatto vecchia», precisa scherzando. Le candeline, appena spente, sono 53; l’energia quella di sempre, tanto che al Wind Summer Festival ha fatto un’incursione nell’universo pop con il singolo L’estate migliore che c’è. Che già fa ballare.

DOMANDA: Com’è nata questa canzone?
RISPOSTA: Parla di sole, amore, colori: ognuno di noi ne ha uno, tutti insieme ci divertiamo in questa estate meravigliosa. È diventata la colonna sonora del Padova Pride Village (uno dei più famosi Festival Lgbt d’Italia, ndr) ed è piaciuta subito. Il pubblico la canta con me a squarciagola perché è piena di gioia.
D: Dai gay sei molto amata, secondo te quali sono i motivi?
R: Credo dipenda dai personaggi dei cartoni. Creamy, Emi, Jem e tante altre si trasformavano. Penso che questo abbia dato loro modo di evadere, scoprire la vera parte di sé, sentirsi come sono veramente.
D: E delle unioni civili cosa pensi?
R: L’amore è universale, quindi sono d’accordo, ognuno ha diritto di amare chi vuole.
D: Com’è stato condividere il palco con artisti tanto diversi da te al Wind Summer Festival?
R: Mi ha inorgoglito molto vedere la mia musica incontrare gli altri, poi cantavano tutti le sigle, è stato bello.
D: La tua estate migliore?
R: Tante. Adoro questa stagione, mi godo appieno tutto quello che è: il mare, le serate fuori, la discoteca. Da giovanissima era più semplice perché incontravo gli amici, ci raccontavamo l’inverno. Oggi molti hanno famiglia, si riesce meno, ma io stacco con tutto e mi rigenero.
D: Una stagione così amata avrà avuto un tormentone del cuore.
R: Quelli degli Anni ’90 mi fanno venire un nodo in gola. Per esempio ascoltavo all’infinito The Rhythm of the night, ma mi piacciono anche le ultime di Bob Sinclair e David Guetta. Poi adoro Non me lo so spiegare di Tiziano Ferro, in un modo o nell’altro mi trovo sempre a riascoltarla.
D: Anche le tue sigle ormai sono dei tormentoni, viaggiano da sole e non vengono associate solo ai cartoni. 
R: E la cosa bella è che sono amate sia dagli adulti che sono cresciuti ascoltandole, sia dai bambini. Alcune vengono passate molto anche in discoteca. Io sono molto felice, quando canto il cuore mi si riempie di gioia, la loro emozione è la mia.

D: Le più amate dal popolo della notte?
R: Jem, Mila e Shiro, Creamy, Occhi di Gatto.
D: E la tua preferita?
R: Kiss Me Licia, del resto sono stata Licia! (nel telefilm del 1987 Licia Dolce Licia, ndr).
D: I cartoni animati non sono più quelli di una volta: è cambiato anche il tuo lavoro?
R: Sì ed è inevitabile, devo per forza adeguarmi alle mode e alle tendenze del momento. La musica è così, non posso proporre le stesse sonorità di 35 anni fa. I miei cult restano tali, ma quello che nasce oggi deve sposare gusti più attuali.
D: Cosa ha determinato il successo delle tue hit?
R: La loro semplicità. Si basavano su sonorità belle e ricercate, ma la struttura era molto basic: due strofe e tre ritornelli ripetuti, la cosa che resta più impressa.
D: Cosa manca oggi di quel periodo?
R: I vecchi cartoni erano veri e propri racconti, per sapere come andavano a finire dovevi seguirli, altrimenti non potevi sapere cosa era successo prima. I protagonisti evolvevano, maturavano. Spesso oggi gli episodi sono slegati tra loro, puoi vederne uno e perdere quello dopo. La cosa peggiore è che non ti affezioni più ai personaggi.
D: Si è persa un po’ di magia?
R: Non ci sono più le storie, ce ne vorrebbero di più.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, video Argomenti: , Data: 25-07-2017 06:10 PM


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