La mamma del Pd è sempre incinta

di Pilar Ternera
A quanto pare, per il Partito Democratico di donna ce n'è una sola: quella che sceglie di diventare madre. Le altre? Non contano. E anche i padri sembrano condannati all'oblio.

dipartimento mamme pdMamma, una, unica, santa subito. A lei, o meglio loro, il Pd ha dedicato un nuovo dipartimento rivendicato con orgoglio dalla futura direttrice Titti Di Salvo. «È una decisione coraggiosa», ha spiegato, «che conferma un impegno che abbiamo assunto e portato avanti con coerenza nel corso dei mille giorni, e che ora non vogliamo abbandonare». Certo essere mamme oggi, in Italia soprattutto, non è facile. Come non lo è essere donne. Magari ai dem sarebbe bastato potenziare il settore Pari opportunità. Una donna lavoratrice in fondo chiede ‘solo’ un contratto in regola, uno stipendio pari a quello del collega uomo e di non avere paura di essere cacciata o non essere assunta perché 30enne e quindi considerata dai datori di lavoro una ‘bomba a orologeria’. No, non è una esagerazione: molti capi e capetti si esprimono esattamente in questi termini. E invece no. Il Pd alla Mamma (al sostantivo, eh) tiene. Un attaccamento poi che non è nemmeno dovuto a esigenze elettorali visto che le mamme in Italia calano, anno dopo anno, e rappresentano un bacino di voti scarsino. Quelle che poi lo diventano sono spesso straniere e i piccoli che partoriscono in assenza di una legge sullo ius soli (messa da parte per ‘salvare’ il governo) italiani non lo sono. In quest’ottica sarebbe stato molto più saggio e oculato puntare su un dipartimento ‘Anziani’ visto l’invecchiamento costante a cui siamo condannati. O dipartimento ‘incazzati’. Volendo fare il botto, il Nazareno avrebbe potuto lanciare il dipartimento ‘lamentele varie ed eventuali’ e avrebbe raccolto la simpatia anche di chi, pur votando Pd, proprio non riesce a capire perché un Partito che da anni perde voti e iscritti abbia al suo interno 40 dipartimenti retti da 40 capi dipartimento, e conti 12 membri di segreteria, 1000 delegati in Assemblea nazionale, 100 in direzione nazionale, 20 segretari regionali, poi giù fino a segretari cittadini e locali. Ma questa è un’altra storia.

E poi, perché mamme e non famiglie? Passi per Famiglia, che fa tanto fascio littorio, tanto Fertility Day lorenziniano, tanto ‘Popolo della’ e tanto Mario Adinolfi. Ma ‘Famiglie’ al plurale avrebbe compreso nuclei etero e omogenitoriali e genitori adottivi, com’è giusto che sia. E invece no: Mamma, mamma e ancora mamma. E qui però il problema è proprio culturale. La donna è ancora solo una mamma: non importa se in atto o solo in potenza. Se non sei mamma o, peggio ancora, non vuoi diventarlo, sei solo una egoista, a cui piacciono la bella vita, gli aperitivi, le avventure di una notte, i viaggi e le vacanze estreme. E qui non ci siamo proprio. Ci sono mille motivi per cui una donna non diventa madre. Il più doloroso e banale insieme è perché non può. Oppure vuole essere altro, semplicemente. Ha altre ambizioni, altri sogni. Che non si esauriscono per fortuna in un gin tonic alle 11 del mattino o in una vacanza alle Maldive a Natale. Ma questo non viene capito, soprattutto da coloro che mamme lo sono diventate. Dall’alto del loro seggiolone spesso giudicano, attaccano, criticano chi al ‘mestiere più bello del mondo’ ha preferito semplicemente altro. Le amiche che si rarefanno, i chili messi e mai più persi, i soldi che non bastano mai. Diventare madre e padre (già cari dem, esistono e la loro figura va ben oltre uno spermatozoo, per fortuna) cambia la vita. Non è una favola: i figli sporcano, si fanno male, non fanno dormire, mettono ansia. Non sono bambolotti, né tantomeno testimonial inconsapevoli delle vostre ambizioni di influencer sui social. I discorsi sulla gioia-più-grande-il-dono-ne-valeva-la-pena, se li sentite davvero custoditeli gelosamente. E non trasformateli in metro di giudizio per il mondo.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 24-07-2017 05:30 PM


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