La prostituzione non è un gioco

Rapita e sfruttata per otto mesi da un uomo che aveva conosciuto nella sua città natale, Elle Snow oggi lavora affinché la questo non accada ad altre ragazze. Lo fa con l'organizzazione non-profit Game Over e uno spettacolo teatrale.

elle snow«Ho conosciuto il mio sfruttatore nello stesso modo in cui lo fanno quasi tutte: ho incontrato un uomo. È successo nella mia città, ci incrociavamo spesso, sembrava destino. Quando mi ha chiesto di uscire gli ho detto di sì. L’ho persino presentato alla mia famiglia. Non me ne rendevo conto ma mi aveva marchiata». Elle Snow, californiana di Eureka, per un certo periodo della sua vita ha vissuto come un capo di bestiame, prostituta prigioniera di un ‘pappone’ di cui si era innamorata, quando pensava fosse un’altra persona. E oggi che ne è uscita, ha raccontato alla Cnn, combatte ogni giorno contro il traffico e lo sfruttamento di esseri umani.

DALLA VACANZA ALL’INCUBO
Quella che sembrava l’inizio di una storia d’amore con un uomo più maturo si è rivelata un incubo quando Elle, all’epoca 19enne, è partita insieme a lui per una fuga romantica a Sacramento: «Mi sono svegliata e ho visto quell’uomo in piedi, di fronte a me. Aveva in mano delle scarpe con tacchi di 15 centimetri e un vestitino rosa. Voleva che li indossassi per andare a lavorare». Prima ha pensato a uno scherzo, ma ha capito presto che si sbagliava quando quell’uomo le ha detto che, da quel momento in poi, il suo nome sarebbe stato Angel: «Ha preso tutti i miei vestiti, le chiavi, il telefono. Poi mi ha portata in un bordello. Mi ha detto che era in quel modo che si diventava prostitute. Volevo scappare ma ha minacciato di fare del male alla mia sorellina di 14 anni». Così, racconta Elle, è iniziata una terribile parentesi della sua vita, durata otto mesi con continui spostamenti in tutta la zona della baia di San Francisco. Durante quei mesi, ha spiegato alla Cnn, ha provato più volte a fuggire, con violente ritorsioni da parte del suo sfruttatore. Ha rischiato persino la vita, poi ce l’ha fatta con l’aiuto di un amico. E si è presa la sua rivincita nel 2014, quando ha testimoniato e contribuito a far condannare a nove anni di prigione il suo aguzzino, David Bernard Anderson, già processo con l’accusa di traffico di esseri umani (nello specifico, una ragazzina di 16 anni).

LE INDAGINI SUL WEB E IL TEATRO
Anderson aveva un soprannome, ‘King David’ e, come si è poi resa conto Elle durante il processo, faceva parte di una vasta organizzazione che, composta da uomini e donne, trafficava e sfruttava esseri umani inserendoli in un sistema, con precise linee guida, che in gergo viene chiamato ‘The Game‘, ovvero ‘Il Gioco’. Per questo, con lo scopo di proteggere altre ragazze da ciò che le è accaduto, nel 2016 Elle ha fondato l’organizzazione non-profit Game Over. Oggi passa la maggior parte delle sue giornate scandagliando il web, facendo indagini sui forum dedicati alle escort e sui siti di annunci: «Faccio attenzione ai tatuaggi, perché i trafficanti di solito tatuano le loro vittime. Il marchio di ‘proprietà’ è di solito un nome con una corona sopra, sul collo o sul petto. Oppure diamanti, simboli di valute, sacchi di monete, fino a espressioni come ‘Proprietà di…’, ‘ Lealtà al gioco…’, ‘Creata da…’». Per sensibilizzare su tema, Elle è di frequente ospite di scuole e convegni. Non solo: ha anche scritto e coprodotto uno spettacolo teatrale intitolato Jane Doe in Wonderland, una moderna reinterpretazione di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma basato sulla sua esperienza.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 19-07-2017 06:02 PM


Una risposta a “La prostituzione non è un gioco”

  1. Francostars scrive:

    No alla schiavitù, si alla prostituzione tra adulti e consenzienti.

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