L'identità non si rimanda a settembre

di Camilla Mantegazza
Lo ius soli slitta. E così i giovani non-italiani vedono allontanarsi, ancora una volta, il sogno di una cittadinanza vissuta, amata ma non riconosciuta dallo Stato. Come ci spiegano Kwanza e Mohamed.

ius soliSe ne riparlerà in autunno: le scadenze da rispettare sono già troppe, i numeri non ci sono. Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha rinviato così l’annosa questione dello ius soli, e con essa la possibilità di concedere la cittadinanza italiana a tutti quei minori nati nel nostro Paese, aventi almeno un genitore che risiede legalmente in Italia da almeno cinque anni tramite permesso di soggiorno UE di lungo periodo. Il dibattito pubblico, acceso e lungi dall’essersi concluso, è inevitabilmente sfociato in tematiche culturali e sociali oltre che politiche.

PAROLA D’ORDINE: RIMANDARE
Un successo di Angelino Alfano, particolarmente critico nelle scorse settimane sul testo oggetto di discussione; una nuova conferma di un equilibrio precario all’interno della compagine governativa. Eppure le promesse, da parte del Partito Democratico, erano ben altre, ci racconta chi per questa riforma scende in piazza da molti anni sotto l’egida della Rete G2, composta dalle cosiddette ‘seconde generazioni‘. «Un atteggiamento vergognoso, il Pd ha schiacciato violentemente il freno proprio sul più bello, nel momento in cui sembrava si volesse dare un’accelerata definitiva al processo di approvazione», ci racconta Kwanza Musi Dos Santos, 24 anni, studentessa romana di Scienze Politiche, nata in Germania da mamma italiana e papà brasiliano, giunta in Italia a soli tre anni. Dove ha messo le radici. «Questa riforma, lungi dall’essere rivoluzionaria, avrebbe dovuto almeno essere difesa a spada tratta da quello stesso partito che l’ha voluta, promossa e sostenuta. Le parole di Matteo Orfini (deputato e presidente del Partito Democratico italiano, ndr) erano state chiare: entro l’aprile 2017 avremmo avuto questa legge. Siamo a luglio inoltrato, la legislazione è finita e ancora si rimanda. E ancora. E ancora. Sono dieci anni che sembra essere questa la parola d’ordine».

Kwanza Musi Dos SantosPRIVILEGIATA E AMAREGGIATA
«Io sono italiana, italiana per davvero, italiana per tutti. Italiana per me, la mia famiglia e anche per lo Stato», continua Kwanza, delusa e amareggiata. «Lo ius sanguinis, essendo mia madre italiana, mi ha infatti permesso di essere una privilegiata e acquisire questo diritto di fatto. A 18 anni mi sono accorta che amiche nate in Italia, italiane non lo erano. Ecco il paradosso», incalza. «Per questo diritto, però, ho deciso di battermi. Perché è giusto, perché è doveroso, perché è civiltà». Kwanza sviscera uno ad uno tutti i nodi della questione. Non manca di indispettirsi per una nazione composta, tra gli altri, di 15 milioni di ultra settantenni che sembra non vedere quanto la sua popolazione stia invecchiando, rincorrendo a stento quel mondo globalizzato alla continua ricerca di menti giovani, creative e innovative. Bilingui, trilingui, capaci di costruire ponti con ogni angolo del mondo, perché è su questo che si fonda l’economia. Che abbiano nel proprio DNA un’empatia culturale che sui libri di scuola non si insegna. Ma che le seconde generazioni hanno.

IDENTITÀ NEGATA
È altrettanto deluso e incredulo Mohamed Rmaily, nato 26 anni fa a Casablanca da genitori di origini marocchine, nel Bel Paese da 23 anni. Liceo linguistico, iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza, ottimi voti, italiano impeccabile, arabo un po’ meno, dialetto veneto nel portfolio e un Erasmus in Svezia sul curriculum. Ed era proprio a Stoccolma quando, il 7 aprile scorso, un camion è precipitato sulla folla e lui non sapeva dove dirigersi in cerca di aiuto. Ambasciata italiana?, gli si chiede ingenuamente. «No, io non sono italiano, come avrei potuto dimostrare che sono un italiano ‘senza passaporto’, soprattutto in un momento di affanno? Mia madre oggi lo è, mio padre anche, mio fratello pure. Io no, perché quando mio papà ha acquisito la cittadinanza io ero già maggiorenne, a differenza di mio fratello, oggi a Londra. Sono lo straniero della famiglia. E il sogno della cittadinanza è svanito», racconta Mohammed. «L’Italia mi sta negando l’identità: eppure io appartengo a questa storia, a questa cultura. Contribuisco alla crescita di questo Paese, che amo e che sento mio», continua. «Si tratta di giochi politici, le discriminazioni nei miei confronti esistono solo e soprattutto a livello burocratico: quando vado all’estero mi presento come fossi un italiano, perché è questo che sono, seppur sia privo del passaporto rosso. E quando qualcuno ha da ridire sull’Italia – pizza, mafia e mandolino – mi sento toccato nel profondo». Mohamed difende il nostro e il suo Paese a spada tratta, senza mezzi termini: l’Italia è la bellezza, chi parla senza conoscerla e senza averla vissuta non sa cosa va dicendo.

VITTORIA DI POCHI, SCONFITTA DI TUTTI
Se poi si confondono i diritti e i doveri di chi sbarca sulle coste con chi da anni vive, cresce e contribuisce al benessere dell’Italia, i termini della discussione si fanno ancora più fumosi. Prendendo in prestito le parole di Mario Calabresi, apparse nero su bianco su un editoriale di Repubblica, sono queste le tesi dei «piromani della paura»: confondere i termini per incendiare gli animi. Kwanza è d’accordo, Mohamed anche. «Noi siamo italiani, non rinneghiamo le nostre origini ma la nostra vita è qui». Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, parla di «vittoria della Lega». Mohamed, invece, parlando dello ius soli rimandato ad autunno, racconta di una sconfitta dell’Italia intera, ormai pronta a questo piccolo cambiamento. È come un figlio che non porta il cognome né della madre né del padre, nonostante sia cresciuto con loro. È questa la situazione, conclude Kwanza. E non serve un’attestazione formale per farsi chiamare italiani, quando italiani già lo si è. Serve, però, una battaglia di civiltà per tutelare i diritti di persone nate e cresciute sul nostro territorio, che vedono il proprio vivere quotidiano compromesso da una legge non in grado di recepire il contesto odierno.

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 17-07-2017 07:23 PM


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