Braccia nude in parlamento

Nei palazzi statunitensi non si entra a spalle scoperte. Il divieto non sta bene a deputate e senatrici che hanno protestato sfoggiando e difendendo con fierezza il proprio stile.

#SlevelessFriday«Lei così non può entrare». Così si è sentita dire una giovane giornalista americana davanti alla Speaker’s Lobby del Parlamento americano. La sua colpa? Avere le spalle scoperte come le ha spiegato uno dei commessi. Lei non si è arresa e, determinata a fare il suo lavoro, ha strappato delle pagine dal suo taccuino e se le è infilate nelle spalline del vestito. Come a dire: «Adesso ho le maniche, contenti?». No, niente da fare. Nessuna indulgenza e nemmeno un sorriso per l’incontestabile spirito creativo della reporter: il suo outfit era comunque inammissibile. Una volta che la vicenda è diventata di dominio pubblico grazie all’emittente Cbn non solo si è scatenato il dibattito. In molte, tra giornaliste, senatrici e deputate, hanno infatti lamentato di essere state vittime della stessa regola. Tra loro Harley Bird, inviata dell’Independent Journal Review: «Quando sono stata sbattuta fuori stavo solo cercando di attraversare un corridoio, ma mi è stato detto che stavo violando le regole. Si sono offerti di cercare una felpa per coprirmi, ma io non ci sono stata. A volte ho dovuto camminare veloce in modo da non farmi notare dalla sorveglianza». La causa ha unito, per una volta, democratiche e repubblicane che si sono espresse contro questo tipo di dress code.

LE PROMESSE DI PAUL RYAN
«Voglio sottolineare che me ne sto qui nel mio abbigliamento professionale, che, guarda caso, è senza spalline e con scarpe aperte», ha detto provocatoriamente in aula Martha McSally, deputata vicina allo speaker conservatore Paul Ryan. Quest’ultimo, data la polemica, si è trovato costretto a intervenire sull’argomento, mantenendo però un tono divertito, quasi stesse discutendo di qualcosa di scarsa rilevanza. «Il decoro è importante, specialmente per le istituzioni e avere un dress code in parlamento ha senso», ha premesso. «Ma del resto non abbiamo nessun bisogno di applicare queste regole su outfit oggi ormai accettati». Insomma parole che sembrano giusto una piccola concessione, piuttosto che una messa in discussione della rigida etiquette criticata dalle colleghe. Meglio di niente, come lascia intendere la democratica Nancy Pelosi che si dice comunque grata della considerazione e dell’intento innovatore.

 

LA PRESIDENZA TRUMP HA INCISO?
Questo dress code esiste da decenni, ha attraversato governi conservatori e progressisti rimanendo intatto. Apparentemente quindi, almeno in questo caso, non sarebbe colpa della presidenza Trump. O forse sì? Perché pare che con la sua elezione i casi di donne a cui è stato vietato l’ingresso siano aumentati. Certo ormai con tutte le accuse di sessismo che la Casa Bianca sta ricevendo meglio evitare, quando si può, di prestare il fianco. Ecco forse il motivo per il quale la vicenda è stata presa di petto da Ryan, le cui promesse non hanno comunque fermato le critiche dell’opposizione. Subito sono partiti i parallelismi con The Handmaid’s Tale, serie televisiva in cui le donne sono succubi di un mondo dominato dagli uomini.


REGOLE RIGIDE ANCHE PER GLI UOMINI
Ma attenzione: non si tratta di una battaglia femminista. Non sono solo le donne infatti ad essere limitate nell’abbigliamento. Il dress code colpisce anche gli uomini a cui viene richiesto di indossare giacca e cravatta. Lo sa bene il giornalista Jacob Fischler, che ha descritto l’assurdità delle imposizioni coniando l’espressione «cravatta della vergogna», diventata virale. Per questo in molte hanno chiesto che le regole siano più flessibili anche nei confronti dei colleghi. Soprattutto considerando comprensibili esigenze di natura pratica come afa o canicola estiva. Insomma per molti non si può parlare di sessismo, ma piuttosto di appropriatezza al contesto. I giornali americani criticano le norme scritte sull’abbigliamento per essere vaghe e generiche. Questo darebbe adito a interpretazioni discrezionali e, in particolare, come osserva l’inviato a Washington del Corriere, favorirebbero una discriminazione pregiudizievole sul corpo femminile. Anche se, a dirla tutta, non è così per ogni donna. Per una reporter che viene sbattuta fuori, c’è una Ivanka Trump a cui invece è concesso di partecipare alle riunioni ufficiali smanicata. D’altronde anche l’ex first lady Michelle Obama si presentava puntualmente a braccia nude, attenendosi a nient’altro che il suo stile personale, rispettoso e per niente volgare. ‘Privilegiate’ a parte, la rigidità del dress code è stata considerata inammissibile da deputate e senatrici che in venticinque, tra democratiche e repubblicane, si sono riunite sui gradini all’entrata del Congresso, sfoggiando fieramente le proprie braccia scoperte. «È un nostro diritto», hanno affermato perentorie. «È il 2017 e le donne votano, lavorano in posizioni importanti e scelgono il proprio look. È tempo di aggiornare le regole per adeguarsi alla modernità!», ha twittato Chelli Pingree.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , Data: 17-07-2017 03:42 PM


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