Se la stampa ci inganna e il governo ci ignora

di Cristina Obber
Ancora femminicidi, ma non sembra un'emergenza. Colpa anche dei giornalisti: nella loro narrazione spesso rafforzano la cultura del possesso, che non sconvolge nemmeno più.

Quattro donne uccise in 24 ore e una in coma: a Montepulciano un uomo ha assassinato la ex moglie a coltellate; a Roma Luigi ha soffocato la moglie Mirella con un sacchetto di nylon e poi si è suicidato; a Bari Marco ha ucciso a coltellate la compagna Donata e lo stesso ha fatto Massimo con Maria, a Caserta. A Cagliari, invece, Riccardo ha quasi ammazzato di botte la fidanzata Manuela, per poi suicidarsi buttandosi da un cavalcavia. Età, nazionalità, professioni non hanno importanza, qui si tratta di una mattanza senza fine che ci scivola accanto senza suscitare nemmeno sgomento. Non è notizia di apertura per i tg. Prima la politica, le diatribe nel Pd e nei 5 stelle, la nomina della prima donna alla segreteria della Fiom. Argomenti importanti certo, ma qui parliamo di femminicidi, di omicidi commessi da uomini nei confronti di donne con cui avevano o avevano avuto una relazione. Di donne uccise perché in quella relazione non ci volevano più stare, e punite con la morte da chi le considerava ‘roba sua’.

GLI ERRORI DELLA STAMPA
Sui media ci chiediamo perché gli uomini continuano a considerare le donne una loro proprietà, ma a perpetuare la cultura del possesso contribuiscono spesso gli stessi giornalisti che, anziché limitarsi a raccontare i fatti, li interpretano offrendoci narrazioni inaccettabili. Un esempio sono le parole con cui l’Ansa ha raccontato uno di questi femminicidi: «L’ha uccisa forse perché la relazione stava finendo, e poi ne ha vegliato il corpo in attesa dei carabinieri e impedendo a chiunque di avvicinarsi». L’immagine di lui che la veglia e non permette a nessuno di avvicinarsi ci rimanda a un fare protettivo che quasi commuove, facendoci scordare che quell’uomo vegliante si è recato all’appuntamento armato, che con spietata freddezza è sceso dalla macchina e che ha sparato tre colpi al torace della donna dandole solo il tempo di dire «No» prima di morire. E non stiamo parlando della gazzetta del paese dei balocchi, stiamo parlando della principale agenzia italiana.

PENSIAMO ALLE COSE SERIE
Questa narrazione della violenza ne rafforza gli stereotipi. Non fa servizio bensì si rende complice di una cultura ancora ferma al delitto d’onore, alla roba mia da difendere, da proteggere come un bambino protegge il suo giocattolo; gelosamente, appunto. Eppure sarebbe grande il contributo culturale che la stampa potrebbe dare se solo l’Ordine dei giornalisti si assumesse davvero le proprie responsabilità senza accontentarsi di provarci sporadicamente con attività di formazione saltuarie e a passi troppo lenti. Ma qui le responsabilità contro la violenza maschile sulle donne non se le prende nessuno. Quattro donne uccise in 24 ore e una in coma e la vita nel nostro Paese scorre come se niente fosse. Parlamentari, ministri e ministre, il presidente del consiglio e pure quello della repubblica, tacciono. Tanto si sa, il problema c’è, c’è sempre stato, niente di nuovo sotto questo sole cocente. L’importante è non uscire nelle ore più calde, idratarsi con l’acqua, mangiare molta frutta.

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 14-07-2017 07:00 PM


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