C'è chi dice... «Sì»

Dopo la doppia bocciatura per la richiesta del visto, l'Amministrazione Trump ha dato l'ok: le sei studentesse afghane possono finalmente atterrare negli Stati Uniti e partecipare alla gara di robotica.

studentesse afghanistan

A Washington non si parla soltanto dell’incontro tra il figlio di Donald Trump e l’avvocatessa russa. Lasciamo perdere per un attimo il Russiagate. Vi ricordate il caso delle sei ragazze afghane che non hanno ottenuto il visto per partecipare alla First Global Challenge, concorso di robotica organizzato negli Stati Uniti? Beh, qualcosa si è smosso. Il Presidente in persona ha dato l’ok a una manovra straordinaria per permettere alle studentesse di gareggiare nella competizione scientifica in programma dal 16 al 18 luglio 2017. In pratica, possono rimanere negli States per 10 giorni senza un vero e proprio visto d’ingresso, grazie a un sistema chiamato ‘parole‘, letteralmente: parola d’onore. Una sorta di ‘condizionale‘, di bypass per le recenti restrizioni sull’immigrazione, volute da Trump. Sia chiaro: qua non si parla di Muslim Ban, perché le studentesse vengono dall’Afghanistan, Stato che non rientra nel decreto.

La notizia del via libera ha entusiasmato anche la figlia del Presidente Ivanka Trump, che, sin dal suo arrivo alla Casa Bianca, si è spesa per i diritti delle donne. In un tweet, ha espresso tutta la sua gioia: «Non vedo l’ora di accogliere questa brillante squadra di ragazze afghane e i loro concorrenti, a Washington la prossima settimana!».

UN MESSAGGIO SBAGLIATO
In molti pensano che aver rifiutato il visto alla squadra sia stato un errore. In Afghanistan, infatti, la situazione è delicata per gli Usa, visto che l’esercito è ancora impegnato a combattere contro i talebani, integralisti islamici che spesso hanno impedito alle ragazze di andare a scuola. Ma non solo. Il ‘no’ alle studentesse è stato considerato anche come un freno alla battaglia politica per far crescere il ruolo della donna non solo a livello nazionale ma anche a livello globale. E l’Amministrazione ne ha tenuto conto, realizzando in tempi record questa manovra straordinaria.

FINALMENTE L’AMERICA
Le sei ragazze avevano rischiato la vita per fare la richiesta di visto presso l’Ambasciata americana a Kabul. Loro sono di Herat e la strada per raggiungere al Capitale è considerata una delle più pericolose al mondo. Provate voi a stare con la paura, l’ansia e il terrore per un viaggio lungo 800 chilometri, tra andata e ritorno. Ma c’è di più: per ben due volte,  per un totale di 1.600 chilometri, i funzionari degli States hanno bocciato la domanda delle giovani scienziate. Non è stato facile neanche costruire il robot con cui vogliono partecipare al concorso di Washington. Ci sono stati problemi per farsi inviare i materiali specifici dall’estero e, quindi, si sono dovute arrangiare con materiali ‘casalinghi’ e di fortuna. Un duro lavoro durato sei mesi che, finalmente, può sbarcare, o atterrare, nella ‘terra della libertà’.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, Top news Argomenti: , Data: 13-07-2017 03:18 PM


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