La diva che disse no a Kirk Douglas

di Nicola Vanni
Il cinema piange Elsa Martinelli, stella di Hollywood negli Anni '60. Dopo un primo rifiuto al leggendario attore, diventò una star internazionale. Lasciò il set per dedicarsi a tivù e giornalismo.

Elsa martinelliSi sbagliava Rino Gaetano quando nel 1980 scrisse Jet-set cantando «non ha fatto molti film e quei pochi neanche belli». Si sbagliava almeno su una cosa: di film, Elsa Martinelli, ne aveva fatti eccome. Quasi una settantina, che poi non piacessero all’artista calabrese è un altro discorso. Di certo tutti i più grandi del cinema la volevano, da Orson Wells a Mario Monicelli, passando per Petri, De Sica, Salce e Howard Hawks. A fianco, tra i moltissimi ruoli ricoperti, di John Wayne o Marcello Mastroianni. E, soprattutto, di Kirk Douglas, il mito hollywodyano che la vide sulla copertina di Life e la pretese come compagna sul set de Il cacciatore di Indiani, western del 1955 firmato da André De Toth. Elsa aveva 20 anni e alle spalle appena un paio di apparizioni sul grande schermo: non voleva andare a Hollywood. A New York, dove si era trasferita da Roma lasciando l’infanzia grossetana senza alcun rimpianto («Sono nata nella città più brutta della Toscana», disse in un’intervista a Dagospia), stava benissimo. «Guarda che si gira tutto in Oregon», si mise a ridere Douglas. «E ‘ndo sta?».

NON SOLO CINEMA
Dove stava, lo scoprì ricoprendo il ruolo di Onahti, il primo che la fece conoscere al mondo. Divenne diva, senza mai vestirne i panni o provare nostalgia del set una volta abbandonato. Reinventandosi, poi, persino come cantante (un disco che non fece successo), in tivù (presentò anche il Festival di Sanremo del 1971) e cimentandosi pure con il giornalismo. Sono come sono. Dalla Dolce vita e ritorno, la sua biografia uscita nel 1995. Poi poche altre apparizioni fino al ritiro a vita privata, del tutto volontario, lei che era stata la regina della mondanità senza mai, tuttavia, scadere nel volgare. Se ne è andata così, lontano dai riflettori, l’8 luglio nella sua casa romana di via Flaminia, a 82 anni. Il suo testamento, per chi se ne fosse dimenticato, resta inciso in venti anni di cinema a cavallo tra gli Anni ’50 e ’70.

QUELLA VOCE ALLA MARLENE
«Dolce e androgina, ragazza acqua e sapone e vamp tentacolare, sofisticata musa della couture e grinta da maschiaccio, incantevole frutto popolare e icona pop di tutte le nouvelles vagues, infaticabile self-made woman e divina mondana del jet-set», scriveva di Elsa Massimo Di Forti, storica firma delle pagine culturali del Messaggero. «Non c’era una regola che potesse inquadrarla, spiegarla, imprigionarla nell’Italietta degli anni 50 che spasimava per le maggiorate. Gli zigomi esagerati, i sorrisi travolgenti, le gambe snelle e interminabili, quella voce bassa alla Marlene», diceva ancora. E fu proprio quel fisico, così diverso appunto dai canoni di bellezza del tempo, a farla notare a Kirk Douglas e al cinema. Che non l’aveva abbandonata, perché fu lei a dire molti no. Semplicemente non era più il suo cinema, quello che vogliamo ricordare per renderle il giusto omaggio.

cacciatore indiani

IL CACCIATORE DI INDIANI (1955)
Nei panni di una squaw, Elsa fa il suo ingresso a Hollywood senza neppure sapere da dove si entrava. Poco importa: la parte è di quelle che contano, perché c’è la storia tra un bianco e un’indiana che va ben oltre l’amore. L’effetto cinemascope, usato dalla produzione di cui fa parte lo stesso Douglas, restituisce una pellicola emozionante e genuina. Onathi incanta, è il trampolino di lancio per una carriera da attrice. «Ma per essere un bravo attore devi averne sempre accanto un migliore di te», dirà senza mai prendersi troppi meriti.

Elsa Martinelli in Donatella

DONATELLA (1956)
Quelli che si prende tutti, invece, con Donatella, grazie al quale vince persino l’Orso d’Argento al Festival di Berlino del 1956. A dirigerla c’è Mario Monicelli, ad amarla (sul set, si intende), Walter Chiari e Gabriele Ferzetti, gli altri grandi insieme ad Aldo Fabrizi nei panni del padre. Di quel film resta però un brutto ricordo: il padre, quello vero, un maremmano di origini umili, morì in seguito a un incidente col motorino mentre andava a trovare la figlia sul set. Una perdita gravissima per Elsa che lo amava alla follia: «Era un uomo colto e straordinario, era un libro aperto. Papà passava le domeniche a Porta Portese. Saccheggiava le bancarelle con i libri di George Bernard Shaw ed era un amante della letteratura. Parlava un toscano meraviglioso. Recitava La Divina Commedia a memoria. Altro che quella nenia di Benigni».

IL PROCESSO (1962)
La diva a questo punto è consacrata. Si accorge di lei pure Orson Welles, che venti anni prima aveva stravolto il cinema con Quarto Potere. La prende per dare il volto a Hilde, nella pellicola del 1962 tratta dall’omonimo romanzo kafkiano Il Processo. Non un ruolo da protagonista ma che merita ampiamente la locandina accanto a Anthony Perkins, Jeanne Moreau, Romy Schneider e lo stesso Orson Welles.

elsa martinelli - La decima vittima

LA DECIMA VITTIMA (1965)
Ed eccoci al 1965, anno in cui Elio Petri la scegli per interpretare Olga, amante di un romano di nome Marcello Poletti che risponde a quello reale di Marcello Mastroianni. Un altro grandissimo, magari non come Alberto Sordi al quale Elsa era più legata (reciteranno insieme in Sono un fenomeno paranormale, 1985), ma dal quale imparò a calarsi in ogni ruolo. «Sapeva trasformarsi in chiunque, Marcello. Io lo chiamavo Pongo. Mastroianni era al servizio di un mestiere che è una cosa diversa dall’essere semplici. Volete la verità? Marcello era un sofisticato. A suo modo, un grandissimo snob», disse di lui. Farà film per un altro decennio, salvo altre brevi apparizioni future.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, video Argomenti: , Data: 08-07-2017 07:23 PM


Una risposta a “La diva che disse no a Kirk Douglas”

  1. Corsi scrive:

    Dal vivo:era snob, supponente, trattava gli altri come microbi, poco intelligente, arrogante. La sua fortuna fu willy rizzo poi altri uomini a seguire ma una cliente così..piuttosto in Patagonia.

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