«Meno Nannini, più Ferro»

di Nicola Vanni
La cantante critica l'Italia sulla stepchild adoption. Ma sui diritti Lgbt, a differenza di altri colleghi, non si è mai schierata. Ne abbiamo parlato con I Sentinelli, che l'hanno contestata.

gianna nanniniNeanche il tempo di riemergere dalle polemiche per la sua esibizione in playback al Wind Summer Festival che Gianna Nannini si trova nuovamente nel mirino delle critiche. Questa volta, però, la musica non c’entra niente. Piuttosto, a creare malumore, tra fan e non, è la posizione presa dall’artista senese in tema di stepchild adoption. Non perché la voce di America abbia deciso, come dichiarato al Corriere, di trasferirsi a Londra insieme alla compagna Carla e alla figlia Penelope per godere di quei diritti che in Italia non avrebbe, piuttosto per le tempistiche delle sue dichiarazioni e per il mancato sostegno alla comunità LGBT quando ancora si discuteva della legge sui diritti civili e dell’adozione a coppie gay. Un’entrata nel dibattito pubblico che ha fatto arrabbiare I Sentinelli di Milano, pronti a riprendere la Nannini con un post su Facebook che ha scatenato diverse reazioni. «Non vogliamo assolutamente criticare le scelte di Gianna Nannini», spiega il portavoce dei Sentinelli Luca Paladini: «Ognuno è libero di fare ciò che vuole della propria vita e se lei ha scelto di andare in Inghilterra con figlia e compagna è liberissima di farlo».

DOMANDA: Ci può spiegare meglio la polemica con Gianna Nannini?
RISPOSTA: Noi non consideriamo il coming out come un valore assoluto. Certo sarebbe sempre importante farlo, ma non è questo l’oggetto della polemica che, invece, nasce quando un personaggio pubblico sente la necessità di dire qualcosa di pubblico ma a buoi scappati. Mi spiego meglio: nel momento in cui contesti la legittimità di una legge, che effettivamente ha un buco nero enorme sulla stepchild adoption, mi viene da chiedere dove fosse la Nannini quando si cercava di portare a casa almeno quella legge, perché non ci abbia dato una mano. Noi ci siamo sbattuti e abbiamo portato in piazza Duomo diecimila persone, così come tante altre persone hanno deciso di prendere posizione. Sentire che quella legge non tutela sua figlia, quando al tempo avrebbe potuto essere una voce ascoltata che faceva opinione, ecco che la polemica nasce inevitabilmente.
D: Non le sembra comunque una polemica infruttuosa che divide piuttosto che unire?
R: Sicuramente il frazionamento è un problema che investe anche il mondo LGBT. Però le tempistiche, quando si fanno determinate cose, hanno un loro peso, un valore. Il problema è che nel messaggio della Nannini ci vedo solo la resa, niente di costruttivo. Poi non contesto la vita privata, ognuno fa le proprie scelte. Il frazionamento è dunque sì un pericolo, ma non è questo il caso.
D: E allora perché l’esigenza di scendere in campo con un altro movimento ancora?
R: La genesi de I Sentinelli è particolare, non è una cosa stabilita a tavolino. A fine 2014 su Facebook decidemmo di scendere in piazza per contestare ironicamente il movimento ultracattolico e omofobo delle Sentinelle in piedi e abbiamo visto che la cosa funzionava tantissimo. Sicuramente facendo passare un messaggio di un certo genere che tenesse dentro la radicalità di difendere certe questioni, ma con toni mai visti da altre parti. In pratica siamo molto meno istituzionali, poniamo maggiore attenzione alla piazza e ai blog e la cosa funziona benissimo. Non è un caso che tra I Sentinelli ci siano anche molte persone eterosessuali.
D: Quanto vale, però, l’impegno di un personaggio pubblico per la comunità LGBT?
R: Le faccio un esempio. Venti giorni fa ero al concerto di Tiziano Ferro e, dopo il coming out, non ha certo perso gli applausi di nessun ragazzo o ragazza che fosse presente. Anzi, quando ha parlato di omosessualità e diritti è partito un boato pazzesco. Diciamo che servirebbero più Tiziano Ferro, la presenza di questi personaggi ci dà una grossissima mano. Ancora di più se parlano a un pubblico che non è solo quello LGBT. Riuscire a parlare a diversi mondi ha un’importanza capitale, è utile alla causa. Per esempio sarebbe fondamentale qualche coming out nel mondo dello sport, soprattutto nel calcio, per abbattere stereotipi e pregiudizi. Ma capisco che sia davvero difficile se si fa parte di quell’ambiente.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 06-07-2017 08:19 PM


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