Frida, la rivoluzione continua

di Nicola Vanni
Arte, moda, musica, cinema, politica: la presenza dell'artista messicana, nata il 6 luglio 1907, è ancora viva in ogni campo. Ecco come ha influenzato il mondo e come continuerà a farlo.

frida kahloParigi, collezione primavera-estate 2012. Frida Kahlo sfila in passerella coi vestiti di Moschino, Emamò, Jeremy Scott e Missoni, lei che era stata musa per Jean Paul Gaultier, Dolce&Gabbana, Christian Lacroix o Alexander McQueen. Los Angeles, 8 febbraio 2009: sul palco dello Staples Center, Frida ritira il grammy per la miglior canzone dell’anno, Viva la vida, anche se probabilmente non l’avrebbe scritta né cantata come i Coldplay. E ancora Los Angeles, questa volta al Kodak Theatre: è il 2003 e in scena va la 75esima edizione degli Oscar. Frida vince la statuetta più pregiata del cinema per il miglior trucco e sfiora quella come miglior attrice, ma in fondo chi se ne frega di cosa pensa la gente e tanto meno l’Academy. L’importante è essere in mezzo alla gente: quella che negli Anni ’90 del secolo scorso la elegge a icona gay, quella che un decennio prima si abbevera della sua arte invidiando bonariamente l’amicizia con Madonna. Quella che, negli Anni ’70, manifesta insieme a lei reclamando i diritti delle donne.

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LA CASA AZUL
Si può andare a ritroso nel tempo e incontrarla ancora tra gli operai artefici del boom economico che fa ricchi i padroni e stanchi gli uomini, chiudere un istante gli occhi per non rivivere quel 13 luglio 1954 che la strappò al mondo, sorvolare la casa Azul condivisa nell’amore e nel dolore con Diego Rivera, cercando di non farsi abbagliare dall’esplosione di colori, e arrivare finalmente a Coyoacán. È lì, in una delle 16 delegazioni di città del Messico, che nacque 110 anni fa Frida Kahlo, rivoluzionaria messicana per non dilungarci in tutto quanto ha rappresentato, in vita e soprattutto dopo: una donna fuori dal suo tempo, dentro ogni tempo.

LA RIVOLUZIONARIA
«Frida era una comunista, ma avrebbe potuto appartenere anche alla beat generation, alla cultura punk o al movimento hippie», scrive Susana Martínez Vidal nel suo libro Fashion as the Art of Being. «Si è battuta contro le convenzioni e l’omogeneità del sistema. Il suo messaggio non può perdere di valore perché è stato un urlo contro l’oppressione». Lo ha fatto dipingendo se stessa, la sua infermità congenita (nata con spina bifide, la sorella era poliomielitica) resa ancor più grave da un incidente in tram, il 17 settembre 1925, che la costrinse a vivere sopportando dolori lancinanti e altamente invalidanti (fratture in ogni parte del corpo e un fianco perforato dal corrimano dell’autobus che la trafisse fino alla vagina).

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LA FORZA DELLA (DIS)ABILITÀ
«Non sono malata. Sono rotta. Ma sono felice, fintanto che potrò dipingere», diceva Frida. E fu proprio la sua disabilità a darle forza. Dipingeva se stessa perché trascorreva molto tempo da solo e perché, soteneva, era il soggetto che meglio conosceva. Uno specchio per guardarsi, la libertà per volare. «Piedi? Che me ne faccio se ho ali per volare», soteneva ancora. Ma la sua era arte vera, nei colori e nei soggetti. Alla faccia di chi la voleva surrealista. «Il surrealismo è la magica sorpresa di trovare un leone in un armadio dove si è certi di trovare delle camicie. Ma io surrealista non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni», diceva ancora. E infatti ecco la protesi con il mocassino, i busti ricamati dal lei stessa e portati su una tela.

Frida Kahlo,Amoroso abbraccio universo

GLI AMORI BISEX
Dipingeva anche gli amori, soprattutto quello per Diego Rivera. «Ho subito due gravi incidenti nella mia vita: il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego», diceva Frida sintetizzando così le pene d’amore. E anche in amore, l’artista messicana fu a suo modo rivoluzionaria. Amò il marito, risposandolo una seconda volta dopo il divorzio per il tradimento consumato con la sorella, ma neppure lei nascose mai le sue infedeltà perpetrate indistintamente con uomini e donne. Lev Trockij e il poeta Andrè Breton gli amori venuti alla luce, quello per lo spagnolo José Bartoli rimasto invece segreto fino alla pubblicazione di 25 meravigliose lettere. «Perdonami se tutte queste cose che ti scrivo ti sembrano stupidità», scrivevav Frida a José dopo aver elencato i motivi del suo amore. «Ma credo che in amore non ci sia né intelligenza né stupidità. L’amore è come un aroma, come una corrente, come pioggia. Lo sai, mio cielo, tu piovi su di me e io, come terra, ti ricevo». E poi le donne: fu amica e amante della fotografa e militante comunista messicana Tina Modotti, della ballerina Rosa Rolando, della cantante Chavela Vargas, dell’attrice Maria Félix e ancora della splendida ballerina e cantante di Saint Louis Josephine Baker.

ESEMPIO DI STILE
Amori pieni, mai limitati dalla disabilità. Impensabile oggi, tanto meno per lei che pure, fin da piccola, era stata oggetto di scherno. «La morte può essere crudele, ingiusta, traditrice. Ma solo la vita riesce a essere oscena, indegna, umiliante», diceva a proposito della sua condizione che l’aveva portare a bere per affogare i dolori. Invano, perché poi questi avevano imparato a nuotare. E allora ecco la disabilità vissuta come mezzo per il riscatto, alla faccia dell’iconico concetto di bellezza. «Bellezza e bruttezza sono un miraggio perché gli altri finiscono per vedere la nostra interiorità», sosteneva ancora. Quella che sprigionava nelle sue opere. Quella che usciva fuori nel suo impegno politico. Quella che ne caratterizzò uno stile unico capace, come ben illustrato nell’infografica di Stylight, di influenzare il mondo della moda e non solo.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, video Argomenti: , , Data: 06-07-2017 12:40 PM


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