«Donne e scorrette, che male c'è?»

di Enrico Matzeu
A tu per tu con Nina Torresi, una delle tre protagoniste di Sbratz, la prima sketch comedy tutta al femminile. Che riesce a far ridere sul web, ribaltando gli stereotipi.

Chi l’ha detto che le donne non possono essere autoironiche e scorrette? Nessuno. E a dare questa risposta è il web, con la nuova e originale sketch comedy Sbratz, scritta a quattro mani dai giovani sceneggiatori Tommaso Triolo e Serena Tateo, che ne è anche interprete, e con la regia di Luca Vecchi, già direttore del fortunato collettivo romano The Pills. L’idea è raccontare l’universo femminile tra cerette, orgasmi ed ex ingombranti. Farlo in un modo nuovo, con le donne protagoniste uniche e vere, capaci anche di scorrettezze e comportamenti non ortodossi o, per lo meno, non considerati tali dalla società tradizionale. «Quelle di Sbratz sono donne forti, autonome, indipendenti, complici. Costruiscono, si divertono, scelgono. Sanno ridere di sé stesse, non hanno paura di dire quello che pensano, di essere quello che sono e di fare tutto quello che hanno voglia di fare», spiega a LetteraDonna Nina Torresi, protagonista della serie assieme alla Tateo e a Giulia Scognamiglio.

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POLIEDRICA NINA
Il grande pubblico la conosce come interprete nelle fiction tivù I Cesaroni, Baciato dal sole o la più recente Il coraggio di vincere. Nella sua carriera c’è però anche tanto cinema: è stata ad esempio protagonista di La Bellezza del Somaro («Con Sergio Castellitto vorrei anche condividere il set», confida). Tra i suoi desideri professionali la voglia di «collaborare con registi come Garrone, Moretti, Crialese o Mainetti, con attori come Luca Marinelli e, magari, Laura Morante». Attrice promettente e poliedrica, Nina Torresi ha idee molto chiare sulla fiction italiana: «Tutte le crisi portano cambiamento ed è proprio dalle situazioni più complicate che escono fuori i talenti. Stiamo andando incontro a uno svecchiamento, non è vero che il pubblico non è pronto. La televisione italiana ha voglia e necessità di produrre prodotti di qualità: la spinta verso un miglioramento c’è».

primo pianoLE ANTI BRATZ
«La web serie dà sicuramente maggiore libertà artistica», confessa però la Torresi. Ed è anche per questo che ha accettato di interpretare una delle Sbratz, queste donne che «si concedono continuamente la possibilità di sbagliare, di fare errori, personaggi veri, belli nelle loro imperfezioni». Già dal titolo, che fa il verso alle Bratz, le bamboline Anni ’90 simbolo di una femminilità inquadrata, si capisce la volontà degli autori di raccontare in modo nuovo le donne, lontano da un femminismo stantio e pieno di retorica, ma anche dai cliché che vogliono le donne perfette e impeccabili. Così in Sbratz vediamo ragazze soffrire per la ceretta e cercare con agonia un ragazzo con cui fare sesso per non sprecare la sofferenza provata dall’estetista, oppure amiche che si lasciano andare in ripetute flatulenze non appena il fidanzato esce di casa.

DONNE SCORRETTE
Ciò che emerge chiaramente è la volontà di rivedere la rappresentazione femminile nella commedia, genere in cui le donne sono sempre permalose e irascibili. Colpa degli sceneggiatori uomini? Probabile, secondo Nina Torresi: «Manca il coraggio, la voglia di rischiare. Siamo ancora imprigionati nell’immaginario maschile con eroi ma non eroine, in cui un uomo può dire tutto mentre le donne no. A loro non si mettono in bocca certe parole perché diventiamo subito volgari, scurrili». Tutto ciò in Sbratz viene sovvertito e, ad esempio, così una ragazza è libera di potersi immaginare un assalto militare in stile American Sniper verso la ex del proprio fidanzato ricomparsa dal nulla, senza che nessuno si scomponga più di tanto.

RIDERE SENZA UOMINI
Finalmente le donne si (ri)prendono la scena. Aria fresca che alla drammaturgia lancia un messaggio chiaro: si può anche fare a meno degli uomini per raccontare le donne, o quasi. «Abbiamo fatto sentire la nostra voce forte e chiara attraverso un netto rovesciamento dei ruoli con un linguaggio nuovo lontano dagli stereotipi, che impediscono alle donne di assumere ruoli di eroine indipendenti dagli uomini, più forti degli uomini», precisa la Torresi, che fa capire come in generale sia possibile anche un racconto tutto al femminile citando ironicamente Donne di George Kukor, «film dove non c’è traccia di uomo e tutti i personaggi sono donne, compresi gli animali». Forse una visione un po’ estrema, ma sicuramente incisiva per un cambiamento necessario, anche nella commedia.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, video Argomenti: , , , , , Data: 13-07-2017 07:20 PM


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