Stupro tra minori: genitori, prof, agite!

di Cristina Obber
Davanti alla notizia di una bimba di 12 anni violentata per mesi da cinque adolescenti, restare sgomenti non basta: sulla non prevenzione la responsabilità non è solo delle istituzioni ma anche di tutti noi.

minoriBari: una bambina di 12 anni è stata stuprata per mesi da cinque adolescenti sotto la minaccia di diffondere i video delle violenze. I ragazzi hanno 17, 15 e 13 anni. Le indagini dei carabinieri sono partite perché i genitori, preoccupati di insoliti comportamenti della figlia, sono riusciti a farsi raccontare il perché di quel disagio. Sgomenta l’età della ragazzina come sgomenta quella degli stupratori. Ci sembrano tutti bambini, ci sembra impossibile che possano compiere un crimine così atroce perché viviamo in una Paese che continua a nascondere il muso sotto la sabbia. Chi lavora nell’ambito della giustizia minorile sa bene che in Italia circa il 40% dei minori in carico al Ministero di giustizia per reati sessuali ha un’età compresa fra i 16 e i 17 anni, mentre circa il 30% tra i 14 e i 15. Bambini, appunto, a cui nessuno spiega niente di violenza sessuale e tantomeno di responsabilità.

Con il mio libricino Non lo faccio più ho girato tante scuole per raccontare cosa significa per una ragazza subire violenza, per spiegare che cosa sia la responsabilità. Posso testimoniare che non vi è affatto la consapevolezza della gravità, del dolore, del ciò che resta addosso. Lo possono testimoniare gli operatori che si prendono cura della rieducazione (spesso ridicola in mancanza di risorse) dei ragazzi. Non vi è neppure consapevolezza che una responsabilità non sia una torta da tagliare a fette e suddividersi tra i coautori di un reato, come pensano molti ragazzi. Bisogna cominciare a dirglielo che il branco non è un’entità astratta ma è la somma di tante individualità, ognuna in grado di scegliere se partecipare alla violenza o meno. Nell’aggressione sessuale inoltre, giustamente, in sede processuale ogni componente del branco riceve una pena maggiorata perché l’agire in gruppo è un’aggravante, amplificandosi la gravità fisica della violenza e l’umiliazione inferta alla vittima, con tutte le conseguenze psicologiche che ne conseguono.

Di fronte a queste notizie ci si chiede sempre come mai una bambina non sia corsa immediatamente a confidarsi con i genitori, a chiedere aiuto.
Non si pensa al senso di colpa, alla vergogna. In un Paese che ancora accusa le ragazze di subire violenze perché indossano gli shorts o escono fino a tardi la sera, come possiamo pensare che una bambina non si vergogni di quello che le è accaduto, non si senta in qualche modo responsabile di ciò che ha subito? Lo spiega bene Veronica nel libro: dopo lo stupro da parte di tre amici si sentiva responsabile perché non erano estranei, erano persone con cui pensava di aver sbagliato qualcosa nel suo comportamento. Veronica non disse nulla alla madre, per non addolorarla. Per proteggerla.

Un’altra testimone tra quelle pagine è Carmela Cirella che si uccise a 13 anni dopo più stupri di gruppo. Nel suo diario aveva scritto «Mi sento sbagliata, mi sento sporca io». Non ha mai avuto giustizia, i suoi stupratori non si sono fatti un solo giorno di carcere e suo padre è morto dopo anni di battaglie inutili contro uno stato che protegge i criminali e mette sotto accusa le vittime.

E allora di fronte a notizie come quella di Bari non ci sono tante frasi fatte da pubblicare. C’è da fare. C’è da smetterla di pensare che l’educazione di genere nelle scuole sia qualcosa di pericoloso. C’è da smetterla di dare credito a chi sventola lo spauracchio del GENDER perché vuole che niente cambi in questo Paese ancora fermo alla mentalità del delitto d’onore e del matrimonio riparatore. Lancio un appello a genitori, insegnanti, dirigenti scolastici: introducete l’educazione di genere nelle scuole, offrite nella vostra proposta didattica momenti di confronto tra ragazzini e ragazzine affinché parlino dei tabù con cui sono cresciuti, dei timori che incontrano nelle loro relazioni amicali e sentimentali, delle cose belle che si aspettano dall’amore e dal sesso. Ne ho visti a centinaia di ragazzi e ragazze in questi anni, le mani si alzano, hanno voglia e bisogno di raccontarsi, di dire.

Nel silenzio niente cambierà mai e ad ogni violenza ci stupiremo di non aver capito, di non aver educato, punteremo il dito contro questo o quel genitore. Dimenticando che sulla non prevenzione la responsabilità non è solo delle istituzioni ma anche di tutti noi che non ce la vogliamo prendere. I fanatismi ci sono sempre stati, ma si fermano solo con l’intelligenza e il buon senso. Alla ministra Valeria Fedeli che ben sa che l’educazione di genere è un diritto, chiedo uno sforzo maggiore per farlo rispettare.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , Data: 04-07-2017 02:21 PM


7 risposte a “Stupro tra minori: genitori, prof, agite!”

  1. Cassandra scrive:

    Introdurre in tutto il mondo l’educazione all’umanità e all’amore e il rispetto per il prossimo,cioè bisogna insegnare fin da subito che noi non siamo come gli animali,che agiscono solo d’istinto e basta,ma che abbiamo anche il libero arbitrio. Non bastano le leggi contro il bullismo,la violenza sulle donne se poi legittimo ogni forma di violenza contro gli uomini (ebbene sì anche loro subiscono stalking,violenze fisiche e morali..ci sono pure le violenze che le coppie omosessuali ricevono da omosessuali (LGBT))….e basta con questa storia che noi donne,malati e bambin* siano buongiorno soggetti più deboli,delicati e preziosi. Se accettino ancora la “cavalleria”,i corteggiamento plateali,prima di tutto significa che ci piace il sessismo subdolo (benevolo è un eufemismo)e che poi stiamo giocando al gioco dei/lle maschilist* e sessist* che sono terrorizzat* al fantomatico (per come lo intendono loro) gender….allora dico solo una cosa e chiudo qui:insegnamo all’umanità a comportarsi da esseri umani e non da bestie,non badiamo ossessiva mente ai nostri fisici,alziamo la nostra autostima,rendiamo conto che siamo divers* ma non per categorie e generalizzazioni ma perché siamo unici individui,ma pretendiamo gli stessi diritti e doveri,eh, cancelliamo i pregiudizi (tipo e queste cose sono da maschi e altre da femmine,lei è un maschiaccio,è mascilina,non fare la femminuccia o la checca),rivoluzioniamo e moderiamo pure i nostri idiomi e non obblighi amo uomini e donne a essere padri e madri (non esiste nessun orologio biologico,nessun istinto materno e paterno) perché la prole deve nascere solo quando c’è l’amore! Il cosiddetto gender deve essere impartito solo a scuola ma anche dai media (così almeno sono buoni a qualcosa)e da vari istituti pubblici e privati! Certo,l’umanità non potrà mai essere solo buona,però tutto ciò è un buon inizio

    • Ned scrive:

      tutti noi badiamo al nostro fisico ed è bene badarci, esistono persone belle fisicamente e persone più brutte fisicamente, non bisogna fare bullismo ma non si può negare che la bellezza fisica esiste. non c’è niente di male a gradire il corteggiamento, se una donna o u uomo lo gradisce ha tutto il diritto di gradirlo senza sentirsi dire che è sbagliato e sessista.
      Esiste l’amore paterno e l’amore materno, esistono uomini e donne che vogliono figli e vanno rispettati come chi non ne vuole. il gender non esiste esiste l’educazione al rispetto.

    • cristina obber scrive:

      condivido molto di ciò che scrive ma preciso che:
      1-non si può parificare la violenza maschile contro le donne con quella femminile contro gli uomini perchè ogni tre giorni è una donna a morire.
      2-sono i sessisti a considerare le donne soggetti deboli come i bambini. le donne vengono uccise e violate in quanto soggetti forti che vogliono libertà di scelta.
      3-Non chiediamo allo stato di tutelare le donne ma di garantirne il rispetto dei diritti.

  2. Cassandra scrive:

    Ah dimenticavo..bisognerebbe abbassare l’età imputabile da 14 anni a 11,perché a 11-12 inizia la pubertà non si è più bambin*…mi direte:ma ci sono anche episodi di bullismo nelle scuole materne ed elementari…ecco perché ci vuole l’educazione all’umanità,proprio per evitare di ritrovarci con piccol* e grandi adult* disuman*!E poi bisogna far capire da subito alle persone che subiscono violenze che la colpa non è assolutamente la loro ma dei deboli e insicuri che credono di essere forti se agiscono così!

  3. Lo stupro è una tortura scrive:

    STRATEGIA sapete cosa significa?… in Italia la metà della popolazione è di destra, quindi perché usare parole che non accetteranno mai? non solo, con la scusa del “genere” nelle scuole non si fa niente perché c’è sempre qualche genitore che si oppone, quindi servono parole che siano accettate da tutti, si deve unire non dividere: cominciamo con l’educazione all’amore (parola semplice, subito comprensibile anche da ragazze/i, che va bene a tutti), e poi la prevenzione primaria delle violenze… tutti i ragazzi devono sapere che lo stupro è una tortura..

  4. cristinaobber scrive:

    La parola genere è italiano corretto. In inglese Gender. Il termine Gender studies si usa in tutto il mondo. NOn vedo perchè dovremmo eliminare una parola corretta solo perchè dei fanatici fanno terrorismo psicologico sui genitori.
    Riappropriamoci di questa parola, basta un po’ di coraggio.
    L’educazione di genere tiene conto delle differenze tra esseri umani, è cosa semplice. Possibile che in questo paese la laicità sia sempre in ginocchio di fronte alla Chiesa? Dove sta la nostra dignità di cittadini se di fronte a uno che grida obbediamo e cambiamo le parole per non disturbare? Perchè non appellarci all’intelligenza -anche- dei genitori?

  5. cassandra scrive:

    Non volevo sminuire la piaga del femminicidi ma solo dire che non si può negare il fatto che ci siano stati casi di stalking,,acido gettato sul volto, violenze varie e omicidi contro gli uomini….insomma,chiariamo una cosa per tutte: nessun essere umano deve subire nessun tipo di violenza o di omicidio o qualunque altra cosa solo perché magari una persona non ne ama più un’altra. La nostra libertà finisce quando inizia quella di un altra persona. E riguarda l’aspetto fisico di ciascuno di noi,volevo dire solo che sì conta,ma non possiamo pensare solo a quello o perché ce lo dicono gli altri di farlo. Ci dovrebbe essere una via di mezzo in ogni cosa: non trascurarsi,ma neanche esagerare fino ad ammalarsi! Chiarite queste cose adesso vi lascio… ciao!

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