«Papa Francesco sapeva»

di Giacomo Iacomino
Francesca Chaouqui svela a LetteraDonna i retroscena del caso Pell, il cardinale incriminato per pedofilia. «Portava ogni giorno in piscina due ragazzini per abusare di loro, ripetutamente».

george pell - CopiaNessuno più in alto di lui nelle gerarchie del Vaticano è mai finito sotto accusa per pedofilia. Il cardinale George Pell, prefetto degli Affari economici del Vaticano, è stato incriminato in Australia per reati che sarebbero avvenuti tra il 1976, quando era parroco a Ballarat, sua città natale, e il 2001, anno in cui svolgeva il ruolo di arcivescovo di Sydney.
Il porporato ha respinto ogni accusa e ha ottenuto da Papa Francesco un ‘congedo’ affinché possa difendersi. Pell è atteso davanti alla Corte il prossimo 18 luglio. Fino a quel momento la sua carica sarà sospesa. Le accuse sono gravissime. Pedofilia, abusi sessuali, stupro nei confronti di minori. Inoltre, in una fase successiva, avrebbe coperto i comportamenti di alcuni preti pedofili della sua diocesi di Melbourne, dove è stato prima Vicario Episcopale, poi Arcivescovo metropolita a inizio degli Anni 2000.

PARLA CHAOQUI
Pell, nominato prefetto della Segreteria per l’economia nel 2014 da Papa Francesco dopo esser stato scelto, sempre da Bergoglio, come membro del C9 (il Consiglio dei nove cardinali che coadiuvano il Papa nella riforma della Curia romana) nell’aprile del 2013, aveva già risposto alle domande dei giudici circa un anno fa, ma lo aveva fatto in videoconferenza da Roma, dichiarando di non potersi muovere per motivi di salute. Gli stessi motivi di salute per cui il suo viaggio verso l’Australia sarebbe in dubbio, nonostante abbia dichiarato che è sua ferma intenzione tornare in patria per respingere ogni accusa. Le indagini, portate avanti dalla Commissione nazionale d’inchiesta australiana, sono durate sei anni. Questo significa che il nome di Pell era sul taccuino degli inquirenti prima delle sue due ultime nomine. Di più. Papa Francesco era già al corrente delle indagini su di lui quando lo nominò segretario: «Sapeva, sapeva», ci racconta Francesca Immacolata Chaoqui, 34 anni, la ‘Papessa’ ex membro della Cosea, l’organismo voluto da Bergoglio nel 2013 per rendere trasparenti gli affari economici del Vaticano, arrestata nel 2015 per fuga di notizie e divulgazione di documenti riservati e subito rilasciata, in quanto disponibile a collaborare alle indagini.

DOMANDA: Dunque, Bergoglio sapeva ma non ha fatto nulla.
RISPOSTA: Fui proprio io a dirglielo. Anzi, gli portai i fascicoli che riportavano nomi e accuse dell’inchiesta. È indagato, gli spiegai, questa situazione si evolverà. Purtroppo il Papa non fece niente, ed eccoci qua.
D: La riapertura del caso Orlandi, le dimissioni di Libero Milone come revisore generale dei conti del Vaticano, infine l’incriminazione a Pell. Tutto nell’ultima settimana. Probabilmente è il momento più delicato per il Vaticano dalle dimissioni di Benedetto XVI. Dobbiamo prepararci al peggio?
R:
Credo che il Vaticano, con il caso Pell, abbia toccato il fondo. Francamente non vedo come la situazione possa ulteriormente peggiorare.
D: Ad esempio potrebbe farlo se le accuse rivolte al cardinale dovessero essere vere.
R: Ma non c’è alcun dubbio che Pell sia colpevole. Sono certo che verrà condannato. Ci sono testimonianze di decine e decine di persone. A Ballerat, dove faceva il parroco, c’era una piscina. Lui era un ex giocatore di rugby e quindi usava lo sport per approcciare i ragazzi. Li portava lì e stava con loro. Nuotava con loro, faceva la doccia con loro. In particolare con due ragazzini, li portava ogni giorno in questa piscina per abusare di loro, ripetutamente. E le indagini contengono i documenti con le perizie psichiatriche dei due giovani e l’evoluzione dei loro disturbi man mano che gli abusi aumentavano.
D: Pell ha dichiarato alla stampa di «aborrire la pedofilia», di averla sempre combattuta e di essere pronto a partire per organizzare la sua difesa.
R: Da quanto mi risulta, in verità sta solo implorando il Santo Padre di non farlo partire. I suoi presunti malanni non sono nient’altro che una montatura. Chi sono questi medici di cui lui parla? Medici del Vaticano? Medici privati? Vedrete che se il Papa gli dirà di partire non ci sarà alcun motivo di salute.
D: Ha scritto sui Social che se Pell non dovesse presentarsi davanti alla Corte, lei si incatena al Perugino, uno degli ingressi al Vaticano, in nome delle vittime.
R: Confermo. Quando mi arrestarono per la fuga di documenti in Vaticano (il cosiddetto scandalo Vatileaks 2, ndr) mi obbligarono a presentarmi a tutti gli interrogatori ed ero incinta di otto mesi. La mia era una maternità a rischio. Avevo di continuo perdite di sangue, referti alla mano i miei medici mi sconsigliavano ogni giorno di presentarmi in aula. Ma non ebbi scelta. Tutto questo per una fuga di notizie. Pell invece è in perfetta forma ed è accusato di stupro su minori. Il Vaticano non può, non deve proteggerlo un’altra volta. E infatti credo che alla fine, una volta arrivato in Australia, non tornerà più.
D: Lei lo ha conosciuto, ci ha lavorato insieme per anni.
R: Quando l’ho visto per la prima volta confidai a un collega: «Ha gli occhi del demonio».
D: Per ora la reazione del mondo cattolico è stata contenuta.
R: Un silenzio assordante. Se ci fosse un politico, o un ministro, coinvolto in un caso del genere, la gente ne chiederebbe le dimissioni subito. Ma al di là del popolo cristiano, c’è una reazione ben più inspiegabile, e che proviene sempre dalla Santa Sede.
D: Quale?
R: Mi riferisco alla sparizione di Emanuela Orlandi (la ragazza di 15 anni che viveva in Vaticano e figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia scomparsa in circostanze misteriose a Roma il il 22 giugno 1983, ndr) . Qualche settimana fa la sua famiglia ha presentato istanza per visionare i documenti conservati dalla Segreteria di Stato. Vuole conoscere in che modo e da chi sia stata seguita la vicenda, mi sembra una richiesta sacrosanta. La risposta è stata: «Per noi il caso è chiuso». Ma se lo è per davvero, che problemi ci sono a consegnare questi documenti alla famiglia?
D: Sembra proprio il momento più delicato non solo dei due anni di pontificato di Francesco, ma della storia recente della Santa Sede.
R: Certo, questo è il primo bilancio del suo governo. Ed è un bilancio molto negativo.
D: Ci spieghi il motivo.
R: Sono quattro i motivi. Il primo riguarda la gestione della segreteria degli affari economici. Siamo ormai a una Caporetto. La nomina di Pell è stato un errore gravissimo perché, come detto, il Vaticano era a conoscenza delle accuse. Lui aveva tutto l’interesse a lasciare l’Australia. Ciò nonostante, è stato portato qui e nominato Prefetto all’economia, ufficio oggi totalmente decapitato se consideriamo le recenti dimissioni di Libero Milone. Con questa situazione possiamo dire addio alla riforma degli affari economici che, inizialmente, doveva essere una priorità per la Santa Sede.
D: E pensare che una commissione di inchiesta sulla pedofilia interna esiste.
R: Questo ci porta al secondo motivo del fallimento di Bergoglio. Questa commissione esiste ma ha un potere solo consultivo e non attuativo. Ecco perché due membri si sono dimessi (tra cui Marie Collins, ndr). Sono state raccolte le testimonianze delle vittime, ma le loro richieste sono state lasciate decadere. C’erano 52 casi di pedofilia denunciati. Nessuno ha fatto niente.
D: Il terzo motivo?
R: L’Amoris Laetitia, forse il documento più importante nella storia della Chiesa redatto da Papa Francesco in questi due anni, ha creato solo confusione. La gente non ne ha compreso il significato, e non mi riferisco soltanto al popolo cristiano. Perché quando quattro cardinali, tutti al comando delle diocesi tra le più importanti in assoluto, hanno chiesto ufficialmente dei chiarimenti, scrivendo una lettera al Papa, il silenzio di Bergoglio è stato assordante. Sette mesi dopo ci hanno riprovato, hanno scritto nuovamente per avere udienza. Quell’udienza che ancora non c’è stata.
D: Abbiamo un Papa che parla al telefono con i suoi fedeli ma che non comunica con i suoi cardinali.
R: E questo ci porta all’ultimo dei suoi quattro fallimenti. La comunicazione. Perché se è vero che la sua mediaticità è un merito, perlomeno può essere un modo ottimale per trasmettere il messaggio cristiano, e questo non avviene. Perché Bergoglio ha incentrato questo pontificato sostanzialmente sulla sua figura e non su quello che lui rappresenta. Il mondo lo adora, e lo amerebbe in qualunque altra situazione. Ma solo perché in quanto ‘Francesco’, e non perché rappresenta i valori cristiani e cattolici.
D: Per lei è già iniziata la fase del dopo-Francesco?
R: Credo proprio di sì. Ci sono ancora due tappe importanti per Bergoglio: la visita in Cina, che probabilmente si terrà già l’anno prossimo. E il momento per l’incontro, che farà storia, con il mondo arabo. Poi si dovrà voltare pagina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 29-06-2017 06:30 PM


Lascia un Commento

*