E...state serene (mamme)

di Stefania Romani
A fine anno scolastico per i genitori che lavorano si presenta puntualmente il solito dilemma: dove lasciare i figli durante il (lungo) periodo di chiusura degli istituti? I consigli di Stefania Romani.

campus estiviNon c’è neanche il tempo per tirare un sospiro di sollievo legato alla fine della scuola, che dobbiamo organizzarci per i campus. Già, perché non appena ci siamo liberate del corollario di orari e compiti, che affliggono durante le lezioni i genitori, e in particolare noi mamme, abbiamo la preoccupazione di sistemare per quasi tre mesi i figli. I miei, quando sono in vacanza, vorrebbero stare a casa tutto il giorno: niente levatacce, niente impegni, niente tabelle di marcia. Insomma, il dolce far nulla. E per una settimana o due ci può anche stare, visto che io, ad esempio, ricordo ancora con piacere la libertà di poltrire, e di alzarmi tardi, che caratterizzava le mie estati da bambina.

GIUGNO A SCUOLA
Però è difficile resistere con la prole fra i piedi per più di qualche giorno. Quando si hanno due pargoli, nel momento in cui sono assieme, sembra facciano per otto, in un crescendo di dispetti, boccacce, zuffe, litigi, idee diverse sul da farsi. Quindi? A giugno la soluzione può venire dalle scuole, che sempre più spesso organizzano campi per fasce d’età. Ma ci sono dei pro e dei contro. I vantaggi? I piccoli sono in un ambiente familiare, fra persone che conoscono, magari assieme a un discreto numero di compagni di classe. E questi, ad esempio, sono i motivi che spingono mia figlia Clara a scegliere di passare le prime tre settimane di vacanza con il suo adorato maestro e le amiche del cuore. Però ci sono anche dei contro: i bambini possono avere l’impressione di non staccare la spina, trovandosi sempre a scuola, ragion per cui mio figlio Ettore, più di una volta, non ha voluto iscriversi alle iniziative d’istituto. E poi le scuole, che hanno personale qualificato a libro paga, costicchiano, anche se talvolta riescono a fare uno sconto fra il 10 e il 15% sul «secondo fratello».

GLI ORATORI
A luglio è un po’ più complicato, ma una realtà che salva molte mamme è quella degli oratori. I miei bambini un anno ci sono andati e la loro giornata ruotava attorno al «don», amato da tutti «perché dice le parolacce»: le attività pomeridiane, dal tuffo in piscina ai giochi d’acqua, iniziavano solo quando «il don ha digerito». La faccenda divertiva mia figlia, che aspettava il ruttino plateale del prete, ma infastidiva non poco il primogenito, che è uno spirito polemico e si sentiva «trattato da bimbominkia». È comunque un dato di fatto che il contributo delle parrocchie all’estate dei ragazzi sia importante. Nel nostro Paese, come riportato da Paolo Ferrario in un recente articolo per Avvenire, ci sono 8 mila e 245 oratori, molti dei quali organizzano il Grest, il gruppo estivo. Al termine dell’anno scolastico, aprono le porte a due milioni di bambini l’89% delle strutture a Nord, il 93% al Centro e il 97% al Sud, impegnando, sempre secondo il quotidiano cattolico, 400mila volontari, soprattutto giovani e giovanissimi, che decidono di prendersi cura dei più piccoli. I vantaggi per i ragazzini? Un’esperienza a contatto con coetanei di provenienza e, talvolta, di religione diversa, in un ambiente che fa da crocevia e coinvolge anche mamme e nonne. Ma per le famiglie che hanno bisogno di ‘piazzare’ i figli diverse settimane, almeno per quello che ho sperimentato io, conta anche l’aspetto economico: per il Grest si spendono cifre davvero esigue, attorno ai 40 euro a settimana, che vanno giusto a coprire le spese di pranzi e merende, o di autobus e ingressi in piscina, in caso di uscite. E per chi ha due o più bambini anche queste considerazioni hanno il loro peso. Per non sbagliare nella scelta, meglio chiedere come si sono trovate a mamme che hanno già mandato i figli all’oratorio estivo; è poi il caso di fare due chiacchiere con chi coordina gli animatori, per capire quanto sono seguiti i piccoli, sul piano della sorveglianza e della sicurezza, o in rapporto a eventuali allergie o intolleranze alimentari.

campus estiviLE COOPERATIVE
Certo, per chi non ha problemi di portafoglio, non c’è che l’imbarazzo della scelta fra settimane con la squadra calcistica del cuore, scavi archeologici, uscite in barca a vela. Ma a noi comuni mortali, che dobbiamo anche fare due conti, possono dare una risposta anche realtà che impiegano educatori, come le cooperative. I miei cuccioli, un paio d’anni fa, sono stati proprio in due coop, dove hanno provato un soggiorno ludico e uno artistico: inutile precisare che lei si è trovata benissimo, mentre il fratello ha avuto da ridire. I requisiti da valutare? Un controllo rapido sul personale impiegato, che deve avere esperienze e qualifiche, e sulle iniziative portate avanti durante tutto l’anno dalla cooperativa: da quello che ha fatto, che può andare dalla gestione di un nido a quella di un doposcuola, si ‘prendono le misure’ alle proposte con una certa tranquillità.

LE ACCADEMIE
Un’altra soluzione può venire dalle accademie di musica e danza, oppure dai centri sportivi, che organizzano esperienze interessanti. E anche in questi casi, se non si conoscono direttamente insegnanti e allenatori, basta dare un’occhiata alle istituzioni a cui si appoggiano durante l’anno queste strutture. Nel caso di ambienti sportivi, si può anche verificare l’iscrizione dei coach a un albo nazionale. Poi per agosto il problema figli è meno assillante, visto che almeno un paio di settimane si va in ferie e per il resto si cerca di tamponare, trovando qualcuno disponibile a dare una mano fra nonni, sorelle, amiche single che si improvvisano baby-sitter. Insomma, anche in estate, per noi mamme è tutto un esercizio di equilibrismo, nella speranza di far incastrare le aspettative di tutti.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: Data: 19-06-2017 03:30 PM


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