Cerco voce disperatamente

di Federica Villa
Il timbro è il nostro biglietto da visita. Un problema per chi sta cambiando sesso. Per questo bisogna rivolgersi ad esperti. Come l'equipe di Dorella Minelli che ci spiega come si fa.

transessualeDal 17 al 25 giugno Milano ospita la Pride Week, una settimana di eventi, spettacoli, concerti, attività culturali e sportive e tanto altro. Il clou dell’iniziativa è la sfilata del Gay Pride, prevista per sabato 24 giugno: un’occasione per portare al centro della città (e della sua agenda) i diritti LGBTQ. LetteraDonna segue l’iniziativa con articoli e approfondimenti.

Male to female: Voice feminization. O anche How to turn your voice from male into female in 30 days: sono solo alcuni dei titoli di tutorial trovati su YouTube, che spiegano come cambiare la propria voce dal maschile al femminile. Si, perché nella – ancora grande – disinformazione che in Italia ruota attorno al tema della transizione da un sesso a un altro, molti scelgono di affidarsi ai consigli del web, anche nella fase in cui devono adeguare il proprio timbro al nuovo genere. Ma «sono tentativi da sconsigliare, perché se fatti senza una guida e senza il giusto controllo possono scatenare diversi problemi (da artificiali falsetti fino all’afonia, ndr), che poi vanno a complicare il nostro lavoro», sottolinea Dorella Minelli, dottoressa del Centro Italiano di Logopedia e responsabile del progetto “Servizio voce Transgender”. La sua equipe, nella quale lavorano lei e altre due dottoresse specializzate in «rieducazione vocale» (Anna Guerrini e Alessandra Gulli), è la prima in Italia a dare un supporto medico alle transgender che vogliono acquisire un timbro più femminile. Il servizio è attivo da circa due anni, a Brescia e a Verona, e si occupa in media di un paio di nuovi casi ogni settimana.

UN PERCORSO DI DIECI INCONTRI
Dopo anni di studi l’equipe ha scelto di concentrarsi sui cosiddetti MTF, sigla che sta per male to female e che indica chi effettua la transizione da maschio a femmina. In questi casi, per ottenere il cambio di voce non è sufficiente la terapia ormonale normalmente seguita durante il passaggio da un sesso a un altro – regolato in Italia dalla legge 1982, n.164 – ma c’è bisogno di una vera e propria rieducazione, con tanto di esercizi da fare sia con le esperte, sia in autonomia. «Dopo un primo colloquio conoscitivo, dove si valuta la situazione di partenza, si imposta il percorso, in cui a volte bisogna anche ridimensionare gli obiettivi della paziente. Poi si effettuano circa dieci incontri, una volta alla settimana, della durata di 45 minuti», spiega a LetteraDonna la dottoressa Minelli. «Tutto sta nella motivazione di chi abbiamo davanti, ma c’è da dire che tutte le nostre pazienti sono molto volenterose. Del resto, una volta superato il grande scoglio del coming out, loro sono determinatissime nel portare avanti con successo anche il percorso con noi. Un percorso in cui, non dimentichiamolo, va tenuta in considerazione anche la componente psicologica».

LA VOCE È IL NOSTRO BIGLIETTO DA VISITA
«La voce è un biglietto da visita», spiegano le dottoresse, «è uno dei primi elementi attraverso cui ci facciamo conoscere». Diventa quindi fondamentale, per una persona che sta effettuando la transizione, trovarne una adatta al suo nuovo aspetto. «Anche se non è la prima cosa a cui si potrebbe pensare, questo è un elemento importantissimo, addirittura prioritario, per le nostre pazienti», assicurano. Per questo gli esercizi studiati sono intensi e richiedono impegno anche a casa. «Lavoriamo per alzare il tono, per renderlo più acuto», racconta Anna Guerrini, «cercando di relazionarci il più possibile con la fase della terapia ormonale che i soggetti stanno seguendo: per noi è più facile intervenire quando questa è conclusa, ma ci sono casi in cui iniziamo anche se la persona che abbiamo davanti è a metà del suo percorso».

OBIETTIVO CONSAPEVOLEZZA
L’obiettivo è dare più consapevolezza alla paziente, oltre che evitare un suono artificioso o un atteggiamento sbagliato o esagerato nel modo di parlare: «Spieghiamo come posizionare le labbra e, in particolar modo all’inizio, come addolcire le parole e come cambiare intonazione. Il tutto con esercizi in sequenza che vanno ripetuti, ancora e ancora». Il tipo di lavoro cambia a seconda delle persone che ci si trova davanti: «Con i giovani, per esempio, siamo avvantaggiate, perché hanno degli organi vocali più flessibili e dinamici, su cui si può ancora intervenire. Ma anche con gli anziani ci sono degli aspetti positivi: più si va avanti con l’età, più le differenze di timbro e altezza fra i due sessi si annullano, per cui è necessario un intervento più leggero». In ogni caso «il coraggio delle nostre pazienti ci incanta», confida Minelli. «C’è chi ha abbandonato il coniuge e i figli, o chi era già nonno. Eppure tutte si mettono in gioco, ancora».

UNA TUTOR TRANSGENDER PER LE NUOVE PAZIENTI
«Ora il nostro servizio è più conosciuto, anche grazie al passaparola tra le pazienti, che parlano di noi anche sulle loro pagine Facebook e sui loro blog. Ma è ancora troppo poco», avverte Minelli. Anche per questo motivo, l’equipe sta pensando di far partire, da settembre, un progetto che coinvolga una tutor transgender che ha già seguito il percorso di rieducazione vocale. Una persona che, avendo già vissuto l’esperienza delle varie tappe della transizione, possa dare consigli alle nuove pazienti e incoraggiarle. Perché, assicurano le dottoresse, «la terapia ormonale e le operazioni chirurgiche sono solo l’inizio di un lungo percorso, in cui c’è tanto lavoro da fare».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 18-06-2017 10:00 AM


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