«Digiunare è una scelta, non un obbligo»

di Giusy Gullo
In Tunisia la Costituzione non vieta di mangiare in pubblico durante il Ramadan. Ma la polizia può arrestare lo stesso chi lo fa. Ecco cosa ne pensa l'ideatore di Fater, il gruppo Facebook che indica bar e ristorati aperti anche di giorno durante il mese sacro dell'Islam.

faterMouch Bessif‘ significa ‘non contro la mia volontà’ in tunisino ed è lo slogan che l’11 giugno ha riunito i partecipanti di una manifestazione «per il rispetto della libertà di credo e di coscienza» nel centro di Tunisi. Il problema sollevato dal movimento è quello del diritto dei cittadini di non seguire i precetti del Ramadan negli spazi pubblici e quindi di poter mangiare e bere liberamente durante la giornata. In Tunisia, infatti, durante il Ramadan, le forze dell’ordine più zelanti possono in qualunque momento piombare in un luogo pubblico e arrestare le persone che non rispettano il digiuno accusandole di «oltraggio al pubblico pudore».

FATER
Il gruppo Fatersu Facebook, ha sostenuto la protesta chiedendo l’apertura di bar e ristoranti che nella maggior parte dei casi, nel rispetto del periodo sacro, rimangono chiusi. «In Tunisia non c’è una legge che vieta l’apertura dei locali, ma per farlo bisogna dichiararlo al municipio», ha spiegato a LetteraDonna Karim Benabdallah. È stato lui, nel 2013, a lanciare Fater: «Il fine è quello di raccogliere le informazioni riguardanti i bar aperti condividendone foto e prezzi. Un modo per aiutare le persone che non digiunano a trovare i locali più facilmente», spiega. «Il movimento è nato in seguito alle provocazioni del predicatore religioso Adel Elmi che a un certo punto ha iniziato a mettere in guardia tutti coloro che non digiunavano minacciando di filmarli o di far loro delle foto». La manifestazione, continua Benabdallah, «è stata promossa dalla società civile dopo l’arresto e condanna a un mese di prigione di quattro tunisini perché fumavano in un giardino pubblico». Tornando al Ramadan, se le persone non digiunano i motivi sono diversi: «Ci sono i non praticanti per scelta o per convinzione, c’è chi è affetto da malattie come il diabete, ci sono i non musulmani e i turisti». Ed è per tutelare anche la loro libertà che è nato il movimento Mouch Bessif.

POCA CHIAREZZA
Sulla questione la Costituzione tunisina non è chiara: se infatti da una parte garantisce la libertà di credo e coscienza rivendicata dai manifestanti, dall’altra sottolinea che lo Stato è «il garante della religione». Due affermazioni che possono evidentemente risultare incompatibili e dare luogo a interpretazioni contraddittorie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 13-06-2017 07:29 PM


Lascia un Commento

*