Mamma che ansia (per la pagella)!

di Stefania Romani
La scuola è finita, andiamo in pace. Non proprio: questi sono giorni da incubo per tutti quei genitori che devono affrontare il discorso «voti di fine anno» dei figli. Come ci racconta Stefania Romani.

scuola finitaCi siamo, stanno per arrivare le pagelle. Che a casa mia mettono in ansia solo me, anche perché la suocera, maestra in pensione, sollecita sempre una copia delle valutazioni dei nipoti, per condividerle con sorelle, cognate, amiche e perpetue. Ma non si rivolge direttamente alla sottoscritta, temendo, a ragione, che risponderei con un no secco. E per questo manda avanti il figlio, che con un languido «so di chiederti uno sforzo importante, ma insomma, anche questa volta, potresti girare le pagelle a mia mamma?», fa da ambasciatore tra me e lei. Oddio, ci risiamo e, a fronte di una sorta di preghiera, non posso che arrendermi, pur essendo infastidita, e non poco, dalla prospettiva che metà del paesello d’origine sappia i risultati scolastici dei miei cuccioli.

I due diretti interessati? Sono tranquillissimi, beati loro. Clara, a fine quarta elementare, spiega che «tanto i maestri giudicano quello che uno ha fatto nelle singole materie, non la persona. E studiando Pinocchio, abbiamo imparato che se sbagliamo siamo sempre in tempo per correggere il tiro. Funziona così anche nei voti». Ecco, quando si dice che la donnina di casa ha già capito tutto dalla vita. E ne trarrà vantaggio. Ne sono più che certa. Però anche Ettore ha familiarità con l’idea che ‘valutare’ sia qualcosa di quotidiano. Infatti a una settimana dalla fine della prima media, esce serafico da scuola dicendo: «Mamma, nel tema di stamattina, in cui dovevo giudicare questo anno, ho dato le pagelle ai prof: ho elencato i loro pregi e i loro difetti». E si mette a raccontare, con entusiasmo, che nell’introduzione ha portato ad esempio il nonno, mio papà, che a 80 anni, e sulla carrozzina, ha ancora voglia di dare lezioni perché ha sempre amato l’insegnamento. Poi mi snocciola i pareri che ha messo per iscritto: della professoressa di inglese gli piacciono l’entusiasmo e la capacità di coinvolgere, ma pensa che la sua esuberanza sia «a tratti eccessiva». Spagnolo? L’insegnante è brava, paziente, ma lo infastidisce la «punta di infantilismo che vuole mettere ovunque», mentre la docente di area scientifica, che lo fa appassionare alla materia, poteva risparmiarsi la mole di lavoro degli ultimi tempi. Infine tocca alla titolare di lettere, che ha «l’ossessione per le note, perché ha un problema nel mantenere la disciplina».

Insomma, l’ansia da prestazione i miei figli non sanno nemmeno cosa sia, quelli degli altri non saprei. Beh, forse mi viene il dubbio che, in effetti, siamo solo noi mamme ad aspettare le pagelle con un minimo di trepidazione: facciamo una previsione sui voti, sul giudizio generale e sulla condotta. E magari qualche aspettativa ce l’abbiamo, manco fossimo noi, a dover essere “valutate”. E gli alunni? Sono talmente sereni che il loro unico pensiero è il regalo, un regalo che con il passare dei giorni e delle settimane diventa sempre più impegnativo: Clara passa dalla cena in trattoria al pogo, un saltarello, al viaggio a Parigi o Amsterdam, mentre Ettore pensa inizialmente a qualche nuovo minerale, per poi puntare a una nuova tv e a una nuova camera da letto, “perché ogni tanto fa bene rinnovare un po’ l’ambiente”. Ma su questo fronte, stavolta, ho giocato d’anticipo e non ci sento: da quest’anno bisogna accordarsi con papà!

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 11-06-2017 10:00 AM


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