«Era eterea come il suo cashmere»

di Paola Medori
Ha indossato i suoi abiti in tivù e la conosceva personalmente. Rita Dalla Chiesa ricorda insieme a LetteraDonna la stilista Laura Biagiotti, icona del made in Italy scomparsa il 26 maggio.

«Era la donna più raffinata della moda italiana. Era solare come il suo sorriso e aveva una classe d’animo rara. Amava le donne e le valorizzava. Questa è stata la sua grande intuizione». Parla così Rita Dalla Chiesa ricordando commossa Laura Biagiotti, la stilista romana scomparsa improvvisamente a 73 anni dopo un attacco di cuore. Per anni, durante la trasmissione Forum, la conduttrice ha indossato i suoi capi. «Mi ha insegnato ad amare il bianco. Non mi piaceva, lo consideravo un non colore ma lei mi disse: ‘Rita, il bianco è la somma di tutti i colori sui quali costruire gli altri’», confessa a LetteraDonna. Laura Biagiotti, definita dal New York Times la «regina del cashmere» ha sfilato a Pechino e a Mosca prima della altre case di moda. Collezionista d’arte, colta e dal gusto unico, era legata a Rita Dalla Chiesa da un affetto particolare e sincero. «Un’amicizia che difficilmente ho ritrovato, soprattutto nel campo della moda. L’ho avuta solo con lei, con Gattinoni e Mattiolo».

DOMANDA: Come si viete conosciute?
RISPOSTA: Non mi ricordo un momento particolare. Mi è sempre sembrato di conoscerla da sempre. Il fratello di mio padre era molto amico della famiglia di Laura e del marito. Inoltre da giornalista l’ho intervistata diverse volte.
D: Se chiude gli occhi quale immagine di ricorda di lei?
R: Era una donna che aveva tante cose belle dentro, ma anche fuori. Aveva uno stile unico. La dimensione in cui viveva era lieve. Amavo quella sua casa tutta bianca a Guidonia, nella campagna romana, e la sala riunioni dove filtrava la luce. Laura era fatta di fiori, di gentilezza, di riservatezza, di discrezione.
D: Infatti di lei hanno tutti un buon ricordo.
R: Sì. È stata sempre amata e rispettata, perché era una donna di valore e di valori. Credeva nella famiglia, nell’amore per la figlia e il suo compagno, aveva rispetto per le persone umili. Ed è quello che più mi ha colpito di lei, al di la del talento artistico. Non si incontrano facilmente persone così nell’ambiente della moda.
D: Rappresentava anche la forza, la determinazione di tutte le donne. Moderna e audace, un po’ come Coco Chanel. Può raccontarci qualche aneddoto?
R: Mi diceva che la cosa più bella era tornare a casa la sera e guardare la televisione sul divano con Lavinia e i suoi cani. Condividevamo lo stesso amore per gli animali, le ho voluto bene. Ho condiviso dei momenti molto belli.
D: Quando vi siete viste per l’ultima volta?
R: Due anni fa per un cocktail che organizzò nel nuovo negozio. Andai con il mio cane e rischiai anche di far inciampare con il guinzaglio che era un po’ troppo lungo Clio, la moglie dell’allora presidente della Repubblica Napolitano. Per fortuna Laura non se ne accorse (ride, ndr).
D: Cosa le raccontava del suo lavoro?
R: Amava tutte le sue collaboratrici, ne parlava con amore raccontando l’impegno minuzioso, meticoloso, fatto di ore e ore che c’era dietro ogni capo. Lavorare il cashmere per lei credo sia stata una sfida importante. Non era per nulla facile.
D: Cosa apprezzava del suo stile?
R: I suoi abiti morbidi accompagnavano il corpo, non strizzavano e non erano mai volgari, mai troppi corti, ma sempre molto femminili.
D: L’ultima sua creazione che l’ha colpita?
R: Il completo indossato da Mara Venier al matrimonio di Cristel Carrisi. Aveva due tailleur pantaloni, uno fucsia e l’altro turchese, entrambi meravigliosi perché Laura amava i colori, anche se il suo preferito era il bianco.
D: È stata la prima a sfilare in Cina, le ha mai raccontato la paura e l’emozione di quel momento?
R: Mi disse: «Sono stata un’incosciente». Era un mercato chiuso alla moda, soprattutto italiana. Lei fu la prima. Andò giù con le sue modelle, con degli abiti stupendi, meravigliosi e sfondò. Infatti poi mi raccontò: «Li ho affascinati tutti».
D: Quanto ha lasciato alla moda?
R: Il suo cashmere è stato rivoluzionario. Lei era il cashmere. Rappresenta una moda soft, una nuvola bianca. È vero che usava anche il rosso, però lei era così eterea con questi completi di abiti e di copriabiti bianchi con le rifiniture beige. Era di una raffinatezza incredibile.
D: Se ne va la fondatrice di un brand del made in Italy che il mondo ci invidia. Di un modo di lavorare che appartiene ad un’altra generazione. Lavinia ha già preso il testimone: che rapporto c’era tra di loro?
R: Ho amato tantissimo il suo rapporto simbiotico con Lavinia perché ho sempre rivisto quello che ho io con mia figlia. Un’intesa molto forte, di grande amore, amicizia stima e rispetto. Mi sono sempre piaciute tantissimo. Mi dispiace molto per lei, so che sta soffrendo tantissimo e so quello che si prova. Laura se ne è andata troppo presto.
D: Lavinia a parte, vede altre sue eredi nel mondo della moda?
R: Sinceramente la vedo molto dura, perché il fashio system negli ultimi anni è cambiato moltissimo.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 26-05-2017 03:38 PM


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