Caro kamikaze, mio figlio è più libero di te

di Cristina Obber
Cristina Obber, mamma e giornalista, ha scritto una lettera all'uomo che con la sua follia ha trasformato una notte di festa in tragedia, mettendo fine alla vita e alle speranze di 22 innocenti. Tra cui diversi bambini.

manchesterDurante l’attacco all’Arena di Manchester sono morte 22 persone. Tra loro, molti ragazzini. Per alcuni, forse, quello di Ariana Grande era il primo concerto della vita. Quello che ricordi per sempre. Cristina Obber, mamma e giornalista, ha deciso di scrivere una lettera all’uomo che ha messo improvvisamente fine all’esistenza, ai sogni e alle speranze di quei bambini innocenti. 

Caro kamikaze, mio figlio compie 16 anni tra pochi giorni, ha proprio l’età dei tanti teenager che hai fatto saltare in aria al concerto di Manchester. Ti devi essere sentito proprio un gran figo mentre li immaginavi spappolarsi nell’aria per merito tuo, perché di merito ti hanno certamente parlato quelli che si sono presi quelle vite, e anche la tua, giusto? O forse eri terrorizzato ma da vigliacco fino in fondo hai avuto paura di tornare indietro.

Mio figlio sta crescendo bene, sa stare al mondo. Ed è anche uno di quelli che a scuola o dopo l’allenamento sportivo contesta una battuta razzista, una battuta nei tuoi confronti, che per alcuni rimani l’immigrato di merda ovunque tu sia nato e qualsiasi persona tu sia.

L’anno scorso, al corso di teatro del liceo, mio figlio ha interpretato un profugo in mezzo al mare e insieme ai suoi compagni ci ha raccontato la disperazione il coraggio e la dignità di tanti mussulmani che scappano dalla guerra e dal dolore. Da una continua tortura che qualcosa mi dice tu non abbia mai conosciuto come qualcosa mi dice che tu non abbia conosciuto nemmeno il coraggio, che ti hanno manipolato prima ancora che la vita ti desse l’occasione di scoprirlo, di metterti alla prova. Sì perché se pensi di essere stato coraggioso sappi che ti hanno ingannato, e di brutto. Non c’è gesto più vile di affrontare quello che consideri un nemico senza guardarlo negli occhi e ad armi impari. Soprattutto se ha 12 anni. Forse sei cresciuto infelice e con un gran risentimento nei confronti del mondo; se è così sarà stato facile per i tuoi burattinai trasformare quel risentimento in odio, e si devono essere fatti una bella ghignata quando hai detto «Lo faccio io». Ti hanno fregato caro kamikaze, ti hanno preso la cosa più preziosa, la libertà.

Mio figlio tra un mese andrà al suo primo concerto, se ne starà su un prato a ballare e cantare proprio come ballavano e cantavano quei ragazzini e quei bambini inglesi di cui oggi si raccolgono i resti in tanti lettini metallici d’obitorio.

Lo lascerò andare al concerto comunque, non mi farò condizionare dalla paura che ogni attentato ti catapulta addosso; e se salterà in aria lo farà da essere umano libero, libero nelle azioni, libero nelle scelte, libero nei sentimenti e nei pensieri. In una libertà che è il bene più grande che io e suo padre gli abbiamo regalato con la vita, e che tu non hai conosciuto. E di questo mi dispiace davvero per te.

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 23-05-2017 03:50 PM


2 risposte a “Caro kamikaze, mio figlio è più libero di te”

  1. alessandro Lanzani scrive:

    premetto una ovvia totale condanna a gesti di violenza come questo per dirle con franchezza che questo articolo, pezzo,lettera, mi sembra un po retorico, non coglie la complessità di una tragedia con aspetti che vanno oltre le nostre libertà e riguardano assetti politici economici mondiali cui si fa molta fatica a dare una soluzione. Ridurre il tutto al un gesto di uno sconsiderato manipolato non credo porti rispetto neanche a chi ieri è rimasto ferito o ha perso la vita. Ma magari mi sbaglio e lei fa bene a scrivere così

  2. cristina obber scrive:

    Buongiorno Alessandro. questo non è un articolo giornalistico, come dichiarato in apertura mi sono posta con lo sguardo di una madre (che come tale sente figli tutti i soggetti coinvolti). Secondo la sua lettura anche mio figlio potrebbe sentirsi non rispettato, ma nell’immaginare di vederlo saltare in aria non c’era retorica -che, convengo, quando parli di sentimenti è sempre dietro l’angolo- ma un fremito insopportabile e ingiusto sotto la pelle. Il post non riduce il terrorismo all’iniziativa di un ragazzo. Il post parla del dolore, di tutti. Il kamikaze, che come immaginavo non è arrivato da mare ma è nato a Londra, non ha 32 anni, o 42, o 52. Ne ha 22. Io li ho avuti 22 anni e me li ricordo. Ho anche due figlie che non li hanno passati da molto. A 22 anni la complessità degli assetti mondiali politico-economici che alimentano il terrorismo non ti è così chiara da poter scegliere liberamente di compiere una strage, sono altri gli elementi scatenanti. Io mi sono semplicemente immaginata questo ragazzo, e a lui appunto mi sono rivolta, come faccio a volte nelle scuole superiori quando sento esprimere rabbia e odio e crudeltà inconsapevoli. Quando incontro gabbie, a proposito di libertà.

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