Ti stuprano? Lo Stato ti risarcisce solo se sei povera

Una donna è stata violentata e non ha ricevuto nessun indennizzo. L'avvocata Manuela Ulivi ci ha spiegato cosa prevede in materia la normativa europea. Alla quale l'Italia si è adeguata, ma a modo suo.

2136057_stuproNel 2011, mentre rientrava a casa, Roberta è stata aggredita alle spalle e violentata. L’aggressore, un 40enne italiano, è stato arrestato qualche settimana dopo e condannato a otto anni e due mesi di prigione. Nonostante fosse previsto dalla legge, la donna non ha ricevuto alcun tipo di risarcimento. Si è rivolta così allo Stato, portando davanti al Tribunale civile di Torino la Presidenza del Consiglio dei ministri e chiedendo che venisse condannata a pagarle un indennizzo per non aver attuato la «Direttiva Ce numero 80 del 2004». Il suo ricorso, però, è stato respinto.

LA NORMATIVA EUROPEA
Per capire un po’ meglio il contesto, ci spiega l’avvocata Manuela Ulivi, presidente della Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano, è necessario fare riferimento all’articolo 30 della convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2011. Ratificata in Italia nel 2013 ed entrata in vigore il primo agosto 2014, è un po’ uno «spartiacque giuridico» rispetto alle leggi contro la violenza sulle donne: «Nel secondo comma l’articolo prevede che ci sia opportuno risarcimento da parte dello Stato a chi ha subito violenza se non è garantito dall’autore del reato».

L’ITALIA SI È ADEGUATA, A MODO SUO
L’Italia sì, si è adeguata. Ma l’ha fatto a modo suo. La nostra legge infatti stabilisce tra le altre cose che chi è vittima di reati intenzionali violenti ha diritto, nel caso in cui l’aggressore non sia in grado di risarcirla, a un indennizzo a carico dello Stato. Ma a due condizioni. La prima, è che la vittima dimostri che l’assalitore non è in grado di risarcirla. La seconda, e qui c’è il vero inghippo (tutto italiano), è il limite reddituale: la persona che ha subito violenza è ammessa al patrocinio a spese dello Stato soltanto se non supera 11528,41 euro lordi di reddito l’anno. L’indennizzo, in pratica, viene riconosciuto solo se la vittima è povera. Una condizione che quindi, di fatto, viola la convenzione di Istanbul: trasgressione di certo non trascurabile. I trattati internazionali, sottolinea Ulivi, hanno infatti «valore superiore alla legge ordinaria e qualora le norme di un Paese non siano bene adeguate possono essere tacciate di illegittimità costituzionale». Da non dimenticare il fatto che a ottobre 2016 l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia europea proprio per non aver «avere recepito in maniera corretta e completa la direttiva europea sul sistema di indennizzo».

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 18-05-2017 07:42 PM


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