Borghezio paga per tutti

di Amalia Milos
Il leghista deve risarcire l'ex ministra Cecile Kyenge per diffamazione aggravata da discriminazione razziale. Ma 50 mila euro non bastano a coprire un danno che è ben più grave e drammatico di quanto (già così) possa sembrare.

cecile-kyengeHistoria magistra vitae. Ma anche no. Nel De Oratore Cicerone faceva riferimento alla storia come «testimone dei tempi, luce di verità, vita della memoria, messaggero dell’antichità»: con una sola frase consegnava al passato l’arduo compito di insegnare ai posteri come stare al mondo, come ricostruire e ricostruirsi dalle macerie. Eppure la storia, a fin troppi, non ha insegnato proprio nulla. In un Paese che fino a poco più di 70 anni fa era vittima insanguinata della repressione fascista, c’è ancora chi è in grado non solo di accettare ma addirittura di promuovere atteggiamenti e idee che nulla hanno a che fare con il concetto di libertà, condizione essenziale e irrinunciabile di una democrazia. Nel nostro Paese l’incubo ritorna ogni giorno, ogni volta che un disperato viene massacrato per il colore della sua pelle, lasciato annegare in mare, ogni volta che un leghista (ma non solo) proferisce le sue parole piene di odio, disuguaglianza, di supponente e frustrata superiorità.

Adesso Mario Borghezio paga un po’ per tutti (c’è chi in passato ha fatto e detto cose ancora più gravi). Nel 2013 a La Zanzara, rispondendo alle domande dei conduttori, il politico aveva affermato che «gli africani sono africani e appartengono a un’etnia molto diversa dalla nostra» e che noi italiani «non siamo congolesi, abbiamo un diritto ultramillenario», e ancora che «Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano». Per questo motivo il Tribunale di Milano ha condannato il leghista a pagare una multa di mille euro e a risarcire l’ex ministra per diffamazione aggravata da discriminazione razziale: 50 mila euro. Una cifra che certo non cancella i fatti, ma almeno formalizza il danno (non certo la sua entità).

Non parlo ‘in difesa’ di Cecile Kyenge, che sono certa sia nettamente superiore alla pochezza messa in verbo da Borghezio e da tanti suoi compagni. L’entità del danno è superiore al risarcimento perché è gravissimo, molto più di quanto si lasci intuire, che nel 2017 una persona (peggio, un politico), arrivi a esprimere una bassezza intellettuale simile. Borghezio è soltanto un esempio tra i tanti, troppi, che continuano a dividere il mondo in bianco e nero, in nord e sud. Questa modalità di (chiamiamolo) ragionamento sulla realtà evidenzia una profonda mancanza di cultura, una castrante dipendenza dalle definizioni e quindi una deprimente incapacità d’amare e sentire il Bello (di cui l’Italia è regina), l’arte, la diversità (che è una risorsa). L’incredibile insensibilità che emerge da episodi simili è molto più drammatica di quanto a prima vista possa sembrare: chi non può ‘sentire’ non può entrare nelle cose, quindi non può conoscere. Rimane un bruto: dovremmo smettere di sottovalutarlo.

In ogni caso, se proprio ci è necessario dividere il mondo in categorie, proviamo almeno a farlo con un minimo di raziocinio: da una parte il male, dall’altro il bene, da una parte l’ignoranza, dall’altra la cultura, da una parte l’odio, dall’altra l’amore. Da una parte la Lega, dall’altra la civiltà.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 18-05-2017 02:11 PM


Una risposta a “Borghezio paga per tutti”

  1. Elena Palatini scrive:

    Diffamazione aggravata???

Rispondi a Elena Palatini

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