«Racconto la mafia che ho vissuto»

di Antonella Matranga
All'epoca delle stragi aveva 10 anni. La bomba di via D'Amelio la sentì da casa sua, a Palermo. Ora, in Maltese interpreta un giornalista che lotta contro la criminalità. Intervista a Francesco Scianna.

Tv: Rai1; ''Maltese''Ha ripreso quel suono dolce nell’accento che ha la lingua siciliana, Francesco Scianna, in look Anni ’70, capelli lunghi e barba portati con naturale eleganza, dopo aver vissuto parecchi mesi nella sua terra per girare per RaiUno Maltese - Il romanzo di un commissario diretto da Gianluca Maria Tavarelli, che lo vede al fianco di Kim Rossi Stuart (qui l’intervista) nel ruolo di un giornalista che lotta contro il malaffare e di cui va in onda la seconda puntata il 10 maggio alle 21.25.

DOMANDA: Un impegno civile che lei prende molto seriamente, come dimostra la sua partecipazione alla App NoMafia di Pif.
RISPOSTA: Penso che sia importante fare la nostra parte per rendere questo mondo migliore e diventare dei cittadini attivi nella divulgazione di una cultura anti-mafia. Per questo sono stato contento di tornare nella mia terra anche se in realtà ci sono stato tanti mesi perché in quel periodo ho girato anche la serie ispirata al film di Pif La mafia uccide solo d’estate. Ruoli diversi, ma che ugualmente raccontano la mafia e chi la combatte.
D: In pratica è saltato da un set all’altro nei panni di due personaggi piuttosto diversi.
R: Stavo diventando pazzo. Meno male che erano ambientati entrambi negli Anni ’70. Su un set mi mettevano la barba e sull’altro me la toglievano. A volte stavo la mattina a Palermo e la sera partivo per Trapani, ero così stanco che confondevo le parti. Non è stato semplice, i due personaggi hanno registri diversi, uno molto serio e l’altro grottesco, con una visione pungente sulla mafia. Ma a quanto pare è andata bene.
D: In Maltese, il romanzo di un Commissario, il suo personaggio si ispira alla figura di Mauro Rostagno (giornalista e sociologo ucciso in un agguato mafioso il 26 settembre del 1988).
R: Mario Licata, il mio personaggio, ricorda il lavoro di denuncia che Rostagno fece in Sicilia in quegli anni attraverso una televisione locale. Lo ricorda anche nella passione per la cultura orientale (Rostagno fondò a Trapani la comunità Saman) per la libertà, per il coraggio, per l’amore non possessivo, molto diverso da come lo intendevano i siciliani.
D: In che senso?
R: Lui prova un amore profondo ma libero per la sua compagna, una fotografa tedesca (Rike Schmid), che man mano che si va avanti nel racconto, sarà molto affascinata da Maltese. Un modo di pensare che nella Sicilia degli Anni ’70 era impensabile. L’emancipazione, il femminismo erano ancora parole del tutto sconosciute così come la parola mafia del resto.
D: Cosa ricorda dei fatti di mafia?
R: Avevo dieci anni quando uccisero Falcone e Borsellino, ma ricordo perfettamente lo sgomento che provai davanti alle immagini della strage di Capaci e la paura. Mentre la bomba in Via D’Amelio l’ho proprio sentita perché abitavamo lì vicino. Ricordo anche i loro sorrisi e forte umanità di quelle grandi persone che mi è rimasta impressa indelebile nella memoria e che spero di aver restituito almeno un po’nel mio personaggio.
D: Come ha trovato oggi Palermo?
R: Meravigliosa. Piena di luce e di vita. Nuovi locali, tanti giovani. Ogni volta che torno, mi piace affittare un gommone e andarmene al largo a pescare. È un momento di estasi per me, l’odore del mare, l’energia del sole. Un paradiso.
D: Ha girato Mary Magdalene con Joaquin Phoenix (nelle sale a settembre) com’è stato l’impatto con l’industria del cinema americano?
R: Anche questo set era in Sicilia! Vedere un talento puro come Phoenix recitare da vicino, è stato importante per me, poi il set era impegnativo, avere a che fare con troupe numerose, quasi il quadruplo di quelle italiane non è semplice. Hai assistenti ovunque e per qualunque cosa, però ecco, non toglierei nulla alla qualità dei rapporti umani che si vivono sul set del nostro cinema.
D: Un’altra grande personalità del cinema americano l’ha incontrata sul set di Ben Hur.
R: Uno dei motivi per cui ho scelto questo mestiere è stato il primo piano di Morgan Freeman in Le Ali della Libertà. Ritrovarmi sul set con lui, dopo quasi 20 anni da quella folgorazione, è stato un regalo prezioso che il destino mi ha fatto. Una delle prime volte che l’ho visto, l’ho fissato ossessivamente. Lui si è un po’innervosito, mi ha fatto cenno di avvicinarmi e mi ha chiesto cosa volevo. «Mr Freeman deve capire, ho detto scusandomi, per me lei è un mito!».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 10-05-2017 06:00 PM


Lascia un Commento

*