«Al ballottaggio? Voto Macron»

di Antonella Matranga
Sul discorso dopo la vittoria David di Donatello ci ha raccontato che «tutto le è sfuggito di mano». E che adora ridere quando non si può. Dal cinema alla politica, intervista a Valeria Bruni Tedeschi.

FRANCE-CINEMA-FILM-FESTIVAL-CANNESHa l’aspetto di una ragazzina Valeria Bruni Tedeschi. I capelli spettinati, un maglioncino su pantaloni a sigaretta e quella noncuranza nell’aspetto come se tutto fosse estremamente casuale che è tipica dell’eleganza francese. L’abbiamo incontrata al Bif&st di Bari per ritirare il premio Anna Magnani per La Pazza Gioia, a poco più di un mese dalla vittoria del David di Donatello e quel discorso di cui tanto si è parlato. Attrice affermata, donna profonda e sorprendente regista, la sorella di Carla Bruni ha due anime: quella italiana e quella francese. «Vivo bene questa ambivalenza. Penso in francese perché vivo a Parigi da sempre e la mia famiglia è tutta in Francia, ma quando sono in Italia vivo e penso in italiano. Sento molto il nostro Paese, nella cultura, nelle mie passioni e amo lavorare qui», racconta.

DOMANDA: C’è nella sua passionalità qualcosa dell’indole italiana?
RISPOSTA: L’ho dimostrato soprattutto quando ho ritirato il premio per La pazza gioia: volevo essere generosa, raccontare, ringraziare e invece devo essere sembrata così stramba…
D: È parso a molti un effetto simpaticamente voluto.
R: La mattina avevo sentito il bellissimo discorso di Roberto Benigni davanti al presidente della Repubblica Mattarella, un discorso che mi ha molto emozionato, divertito e colpito. Così ho pensato di scrivere anch’io qualcosa che potesse lasciare un senso a quello che mi stava accadendo ma poi insomma… Tutto mi è sfuggito di mano.
D: Lei interpreta spesso ruoli tormentati e borderline. Che rapporto ha con la psicanalisi?
R: La frequento da sempre. Non sono mai stata sicura, ho avuto un rapporto conflittuale con la mia famiglia, con il denaro, e la psicanalisi mi ha aiutato molto, anche se la fragilità continua a far parte di me. Anche il mio approccio ai personaggi è di tipo psicologico, faccio una specie di conversazione con il mio super Io.
D: Sembra una persona profondamente ironica.
R: Lo sono, e adoro ridere quando non si può. Ho un rapporto intenso con ciò che è proibito. Ho ricordi di risate proibite in momenti importanti, drammatici. Vedere la vita dalla prospettiva tragicomica è una vittoria.
D: Ha diretto con Yann Coridian Une jeune fille de 90 ans, un toccante documentario sulla danza come terapia per i malati di Alzhaimer.
R: La giovane ragazza di 90 anni del titolo è Blanche Moreau, che vive presso il reparto geriatrico dell’ospedale Charles Foix d’Ivry, vicino Parigi dove il coreografo Thierry Thieû Niang tiene un laboratorio di danza che grazie alla condivisione del movimento e della musica fa rivivere i ricordi, le gioie e anche i dolori del passato ai pazienti. Pensi che Blanche Moreau durante le riprese si è innamorata del coreografo! È già di per sé una follia.
D: Perché è diventata attrice?
R: Mi sentivo molto sola da ragazza. Non avevo amici e così ho cominciato a frequentare un laboratorio di teatro che mi ha aiutato molto, mi ha aperto alla vita sociale.
D: Domenica 7 maggio la Francia affronta il ballottaggio, Macron vs Le Pen, per la presidenza della Repubblica. Da che parte sta?
R: Voto Macron, ma ho trovato davvero insopportabile che Melenchon, (Sinistra radicale, ndr) abbia lasciato in sospeso la sua dichiarazione di voto e il suo appoggio a Macron fino a ieri quando è stato costretto a farlo dalle polemiche. Non si può essere così superficiali e ambigui in questo momento tanto complicato.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 02-05-2017 06:46 PM


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