Prima svilite, poi uccise

di Cristina Obber
Stipendi più bassi, il welfare sulle nostre spalle, una tv che ci offende. E allora perché stupirsi se il femminicida è un bancario? Noi donne valiamo. Ma finchè la nostra cultura non ce lo riconoscerà, rimarremo vittime.

wagegapQuesta mattina ero dal fruttivendolo. Tra una cassetta di frutta e l’altra si parlava del femminicidio di Roma. Le solite frasi: «Ma un’altra!», «Ma quante!». E poi lo stupore: «Ma lui è un direttore di banca, vivevano vicino a piazza di Spagna!». Lo stupore deriva dal pregiudizio: quello secondo cui un direttore di banca (che, nello specifico, all’alba del Primo Maggio si è costituito per l’omicidio della compagna), deve essere per forza di cose una persona per bene, mica un disgraziato/ignorante da cui aspettarsi che perda la testa.

IL FEMMINICIDIO NON ARRETRA
Ancora non è chiaro che il femminicidio è un delitto culturale, e che in quanto tale può essere perpretrato da uomini di qualsiasi età, occupazione, provenienza geografica e livello di istruzione. Non è un omicidio per disperazione, ma per esercizio di potere, potere di vita e di morte su un’altra persona. Nessuno perde la testa, ma mette invece in atto un’azione volta a ristabilire il controllo sulla partner. E non c’è nessuna emergenza femminicidio a seguito della crisi economica; in Italia il femminicidio è l’unica tipologia di omicidi che negli ultimi vent’anni non segna un calo bensì una costante (192 i casi nel 2006, per fare un esempio).

MORIAMO TUTTE
Le presenti mi ascoltavano e sembravano fidarsi delle mie precisazioni. La loro attenzione si è spostata allora sulla vittima, su una lei che sarà stata sicuramente «una poveretta», una che non sapeva «farsi valere».
Altro pregiudizio, perché i pregiudizi ci difendono, servono a non identificarci con chi è coinvolto in tragedie che preferiamo immaginare lontane da noi.
La verità è che il patriarcato non sopporta l’autonomia femminile e, in ogni luogo e in ogni dove, ancora oggi la punisce.
Le vittime non sono donne deboli o poco istruite, spesso sono donne forti e indipendenti economicamente che decidono liberamente di interrompere una relazione in cui non vogliono più stare, che proprio per quel loro «farsi valere» vengono, appunto, punite.
Ciò che ci lega a una relazione violenta è l’inconsapevolezza che lo sia ben prima che si arrivi alla violenza palese, quella fisica, inequivocabile.
D’ altronde la cultura patriarcale ci alleva tutte chiedendoci pazienza e accoglienza, sminuendo il nostro valore, celandoci i nostri diritti e le nostre opportunità, tutt’altro che paritarie.

SE FOSSIMO CONSAPEVOLI
«Perché io valgo». Ci diciamo così nello spot di uno shampoo.
Ma se fossimo consapevoli del nostro valore ci rifiuteremmo di prenderci cura di casa e figli e anziani e cucina e spesa come se fossero unicamente affar nostro, da condividere con i nostri compagni di vita solo saltuariamente e dicendogli anche grazie.
Se fossimo consapevoli del nostro valore ci saremmo stupite di essere tutte donne dal fruttivendolo, alle dodici e quaranta di un martedì mattina.
Se fossimo consapevoli del nostro valore non accetteremmo stipendi più bassi dei nostri colleghi, maggiori difficoltà di carriera e deboli politiche di conciliazione rivolte esclusivamente a noi come se il lavoro dei padri non avesse nulla da conciliare.
Se fossimo consapevoli del nostro valore non troveremmo niente da ridere se alla tivù molestano sessualmente una cantante spacciandocelo per gioco, non avremmo dubbi che la violenza non si possa chiamare scherzo, non ci sarebbe nemmeno bisogno di discuterne.
Se fossimo consapevoli del nostro valore per ogni donna svilita, umiliata, discriminata, sentiremmo agitare un parte di noi.
Se fossimo consapevoli del nostro valore non accetteremmo che siano gli uomini a legiferare per noi in materia di gravidanza, aborto, maternità.
Se fossimo consapevoli del nostro valore chiederemmo con forza una ministra delle pari opportunità a un governo per cui rimaniamo invisibili.
Invece non lo siamo, e ogni femminicidio ci sembrerà cosa distante dai possibili scenari delle nostre vite.
E ogni volta che ci troveremo di fronte alla brutalità di un uomo respinto sbarreremo gli occhi incredule, non ci capaciteremo che stia succedendo proprio a noi, e continueremo a morire, dopo uno shampoo o dopo aver fatto la spesa.

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 02-05-2017 04:54 PM


9 risposte a “Prima svilite, poi uccise”

  1. Elena scrive:

    Sono una sessantenne cresciuta e vissuta in un ambiente famigliare ottuso e bizzoco che ha fatto un grosso sbaglio in giovane età affidando la sua vita nelle mani di un ignorante,buzzurro,rozzo ecc ecc.Vivo ancora oggi tra maschi(3 per la precisione:2 figli grandi e un marito) che con il passare del tempo hanno vissuto e sono cresciuti tra pregiudizi, privilegi immeritati, soprusi e irresponsabilità famigliare…in una parola PATRIARCATO!..e io?…ho mangiato quotidianamente pane e tanto veleno e vomitato rabbia. Mi sono tantissime volte incazzata nera ma… tutto ha un limite! Vi scrivo però non per raccontarvi le mie disgrazie ma perchè, delusa dalla politica attuale che, in quanto in maggioranza maschile, sembra non intravedere nessun problema a riguardo, mi chiedo e vi chiedo se non sarebbe tempo di affrontare seriamente la questione. Mi spiego…secondo me un vero e radicale cambiamento deve partire dalla politica che deve attuare reali soluzioni all’interno della società. A partire dai programmi d’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado che deve riguardare anche la formazione dei docenti. E anche la formazione dei genitori. E leggi più eque sulle pari opportunità ecc ecc ecc. Quindi urge un serio movimento politico che ambisca ad arrivare in parlamento per quella ” svolta” importante e tanto sospirata che ormai sappiamo non potrà mai e poi mai venire dall’attuale tipologia di governo.Perchè no? PERCHÉ NO! Mi chiedo….se movimenti come quello di Grillo o della Lega o altri tipo quelli che difendono i diritti dei pensionati o quel Sud..perchè non dare vita anche noi ad un serio movimento femminista che urla contro le ingiustizie dello strapotere maschile per difendere una buona volta e politicamente con proposte serie e concrete i sacrosanti diritti delle donne?????PERCHÉ NO? Riprendiamoci una vita dignitosa per favore! Siamo anche noi esseri umani!

    • Tullia scrive:

      Cara Elena,
      mi trovi pienamente d’accordo con te. Da ‘giovane’ quale sono mi sento totalmente impotente e, onestamente, affidarmi a politici di tutti i partiti, come è stato fatto fino ad ora. mi sembra di aspettare a vuoto. Ci siamo convinte che siamo una minoranza, quando la popolazione femminile è il 50% se non di più. Ci siamo fatte convincere che tutto quello che riguarda le problematiche femminili è una questione di minoranza, semplicemente perché lo standard su cui si basa la ‘normalità’ sono stati decisi dagli uomini e radicati in secoli e secoli in cui la struttura della società ha finito per considerare ‘anormale’ o come ‘eccezione’ tutto ciò che devia dallo standard maschile. Il peggio è quando si prova ad alzare la voce, a farsi sentire, perché si viene additate come pazze fanatiche, come ‘isteriche’ che vogliono solo essere agevolate e che sono così ‘emotive’ da fare un dramma per ogni piccola cosa. Quando dicono che la parità c’è e che le donne, in fondo, vogliono essere solo madri ed è per questo che non vogliono lavori più importanti, ma vogliono solo essere ‘protette’. C’è da dire molto di più, ma questo mio commento l’ho voluto scrivere per chi, come te e me, sa che c’è da fare qualcosa. E che non bisogna aspettare il ‘permesso’ di partiti politici dove sono gli uomini a farla da padrone, perché la loro voce, con tutte le loro buone e paternalistiche intenzioni, non sarà mai la nostra.

    • cristinaobber scrive:

      Cara Elena hai perfettamente ragione, condivido ogni parola. Condivido la tua rabbia ma anche la tua determinazione, dovresti entrare a far parte di Rebel Network, la rete che ho fondato con altre donne per la difesa dei diritti (di tutti) e per cambiare questo paese. Libertà è partecipazione. Non perdiamoci di vista.

  2. Daniela scrive:

    Concordo con Elena e mi rendo subito dispinibile a parlarne e a formare il primo nucleo.

  3. Sisso scrive:

    Articolo ineccepibile, concetti sacrosanti, vorrei però sapere dall’autrice, a proposito delle pari opportunità e del fatto che legiferano i soli uomini, cosa ne pensa dei padri separati, sbeffeggiati, vilipesi, psicologicamente devastati da mogli senza scrupoli, tolti dall’affetto dei figli, e da tutto ciò che con enormi sacrifici hanno costruito, magari costretti a mangiare alla caritas. Ecco vorrei sapere cosa ne pensa l’autrice di queste situazioni. Grazie

    • cristina obber scrive:

      Penso che esistono -e non uso esistAno perchè ne ho la certezza, ne ho conosciute- anche donne spregiudicate, stronze, arriviste, false. Così come so che ci sono anche uomini che cadono in povertà dopo la separazione, vivo in questo mondo.
      So anche che tutti gli studi -veda Istat- ci dicono che a cadere in povertà sono soprattutto le donne, che gli assegni di mantenimento -spesso non corrisposti nemmeno – riguardano solo nel 10% le mogli e per il restante 90 soltanto i figli. So che in Italia non muore un uomo ucciso da una donna ogni tre giorni, ma il contrario. So che se nel 2016 120 donne avessero ucciso i loro mariti o fidanzati o ex, sia io che lei saremo più sconcertati di quanto lo siamo oggi. Che nella nostra cultura lo squilibrio penalizzi le donne è un dato di fatto, qualsiasi statistica – e i numeri non sono cosa astratta, sono persone- lo conferma. Che dobbiamo lavorare tutti, uomini e donne, sui nostri valori, su che cosa vogliamo essere nella vita e su cosa significhi stare in relazione con un’altra persona, è una certezza. Siamo una società incentrata sull’ego e il profitto, ma abbiamo ancora un meglio di noi da recuperare e offrire come esempio migliore alle prossime generazioni (noi adulti siamo perduti, facciamo mea culpa e seminiamo di meglio).

  4. laura scrive:

    Vorrei partecipare anch’io. Muoviamoci davvero…

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