Un souvenir dalla tragedia

di Federico Capra
Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, vieta i selfie sulle macerie del terremoto. Ma sembra che gli italiani siano da tempo avvezzi ad affollare i luoghi dei drammi per portarsi a casa un ricordo dal gusto macabro.

Central Italian earthquake,  AMATRICE«Nessuno venga ad Amatrice a farsi i selfie sulle macerie di questa città perché mi incazzo». Non usa mezze parole Sergio Pirozzi, il sindaco della città simbolo del devastante terremoto che mise in ginocchio il Centro Italia a fine estate 2016. Un appello, il suo, lanciato in collegamento al Tg3 per ricordare ancora una volta la portata della catastrofe naturale che si è abbattuta su quella terra. Ma l’occasione utile anche – al di là delle polemiche – per rammentare la «grande solidarietà degli italiani che ci hanno sempre aiutato dal 24 agosto. Il turismo è morto. Dobbiamo essere bravi affinché riparta il mondo commerciale. Invito la gente a venire qui per vivere le nostre montagne che sono straordinarie e non per divertirsi sulla tragedia che ha colpito altri».

TURISMO DELLA TRAGEDIA
Eppure sembra che in Italia la tragedia attiri frotte di curiosi vogliosi di portare a casa una storia, un ricordo, un’immagine. Il tutto in barba alla drammatica sofferenza che si consuma tutta intorno a loro. Intanto Pirozzi ha subito incassato l’appoggio del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. «Tutta la solidarietà possibile a Sergio Pirozzi: non si trasformino le tragedie e il lavoro di questi mesi in curiosità o souvenir», ha twittato, poco dopo lo sfogo del primo cittadino di Amatrice, il presidente della Regione.

SELFIE PER LA NOTORIETÀ 
Non è comunque la prima volta che Sergio Pirozzi si espone per attaccare duramente gli sciacalli del web. O comunque chi ha pensato bene di sfruttare a proprio favore la tragedia che altri stavano vivendo sulla loro pelle. Il 24 agosto, poche ore dopo la diffusione della notizia del devastante sisma che distrusse Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli – veri simboli di quella catastrofe naturale – molti su Instagram pubblicavano l’ennesimo autoscatto per fare sfoggio di sé stessi. Il tutto accompagnato da macabri e indelicati hashtag come #terremoto o #emergenza.

roma-palazzo-crollato-3-630x420PALAZZINA CROLLATA
E come, invece, non citare il caso della palazzina sul lungotevere Flaminio crollata all’improvviso sotto gli occhi dei passanti. Era il 22 gennaio 2016 quando, al civico 70, si verificò un collasso strutturale senza precedenti. Fortunatamente non ci furono né vittime né feriti. Da lì inizio però una sorta di pellegrinaggio morboso da parte di residenti del quartiere, turisti e abitanti della capitale interessati a portarsi a casa una foto-ricordo di quella tragedia sfiorata. Il Messaggero, giornale capitolino, raccontò anche di profili social che, come immagine di copertina, avevano proprio l’edificio mezzo distrutto.

souvenirgiglioLA COSTA CONCORDIA
Con 32 morti e 110 feriti il naufragio della Costa Concordia al largo dell’Isola del Giglio è forse il più grave incidente navale dell’inizio degli Anni 2000. Questo non impedì però a numerosi turisti e curiosi provenienti da ogni zona d’Italia di affollare l’isolotto toscano alla ricerca di un souvenir. Basti pensare che il naufragio della nave, avvenuto il 13 gennaio 2012, portò sull’isola nella giornata del 14 ben 1020 persone. A fronte degli appena 555 dello stesso periodo dell’anno precedente. Nel tempo il turismo della tragedia fece registrare al Giglio numeri spaventosi con arrivi intorno alle 12 mila unità contro le 8 mila solite.

campo yaraL’OMICIDIO DI YARA GAMBIRASIO
Quando il 26 febbraio 2011 il suo corpo venne ritrovato, ormai irriconoscibile, in quel campo, una folla di curiosi iniziò un lento ma costante pellegrinaggio verso quel terreno teatro di tanto male. Alcuni volevano portare un fiore, altri un pupazzo, alcuni, invece, solo togliersi lo ‘sfizio’ di vedere dove era stata assassinata la piccola Yara Gambirasio. E su quel campo brullo, ultima dimora terrena della giovane ginnasta, in molti fecero supposizioni, scattarono foto e si portarono a casa un ricordo (anche solo visivo) del luogo della tragedia.

TARANTO, 07-10-2010 AVETRANA LA CASA DI MICHELE MISSERIIL DELITTO DI AVETRANA
Sono passati quasi 10 anni da quel 26 agosto 2010 quando ad Avetrana scomparse la 15enne Sarah Scazzi. Dopo giorni di ricerca, poi il ritrovamento del corpo nelle campagne del paesino pugliese. Un delitto torbido che appassionò e tenne col fiato sospeso milioni di italiani. Che poi ebbero anche la brillante idea di andare a visitare, come fosse un museo piuttosto che un luogo storico, la casa dei Misseri dove la povera Sarah – secondo gli inquirenti – sarebbe stata uccisa dalla cugina Sabrina con la complicità di mamma Cosima e papà Michele.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , , , Data: 18-04-2017 04:09 PM


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