Bye Bye Australia

di Anna Luciani
Dopo 12 mila chilometri percorsi e sei mesi di viaggio, l'avventura australiana di Anna e Simone si conclude. Ultima tappa, la sorprendente Melbourne: il racconto.

L’avventura australiana di Anna e Simone, dopo sei mesi, volge al termine. E si conclude nella meravigliosa Melbourne. L’ultimo racconto per la rubrica La mia Australia.

Abbiamo percorso 12 km e sono trascorsi sei mesi di viaggio durante i quali, ogni giorno, l’Australia ha saputo stupirci con la sua natura selvaggia, spesso estrema, sempre incredibilmente bella e autentica. Sembrava un viaggio infinito, lungo strade deserte, drittissime per migliaia di chilometri, circondati da foreste di eucalipto, deserto, oppure spiagge paradisiache. E invece, il nostro viaggio, una fine ce l’aveva: ultima tappa, Melbourne.

1aSiamo arrivati in un sabato pomeriggio piovoso di inizio autunno: qui, è risaputo, il clima è orribile tutto l’anno. E a differenza delle (poche) altre grandi città costiere australiane, anche il mare su cui si affaccia non è rinomato per essere uno dei più belli. Eppure me ne sono innamorata.

1b

Merito forse della «white night», la nostra notte bianca: musica, spettacoli all’aperto, edifici che si colorano di luci arcobaleno, come tele su cui vengono proiettate installazioni luminose incredibilmente belle. E tanta gente in giro.
2

Ok, la Melbourne della notte ci aveva conquistati. Restava la prova del nove: Melbourne di giorno.
Sfida vinta: passeggiando lungo le strade, si percepisce un fermento culturale che in Australia non avevamo ancora trovato.
Melbourne è uno dei centri più interessanti sia in termini urbanistici sia a livello di qualità di vita: sicurezza, servizi, spazi verdi, offerta culturale ed artistica. Un esempio su tutti è Federation Square, piazza contemporanea diventata un luogo di ritrovo e aggregazione reale anche in una società, come quella australiana, dove la vita in strada non fa parte della tradizione.

4E poi che dire delle tantissime vie del centro, soprattutto pedonali, riqualificate attraverso interventi spontanei dei cittadini?
Mi hanno conquistata con i loro locali curati, stracolmi di persone che bevono e mangiano seduti ai tavolini lungo i marciapiedi. Installazioni artistiche di ogni genere hanno invaso i muri dei «retro bottega»: quadri, disegni, sculture, fotografie, lasciati da artisti e creativi.

6Esistono offerte per tutti i gusti e per tutte le tasche e quella che mi ha colpito di più è proposta da Center Place: The Soup Place. Il cliente paga per un piatto di zuppa (molto buona) e lascia un post-it sul frigo del locale con il proprio nome e/o una frase. Il post-it vale come buono pasto (incluso nel prezzo pagato – 7 dollari) per una persona che non può permettersi di pagarsi da mangiare. Durante il giorno, o nei giorni successivi, le persone più povere grazie al post-it possono passare e richiedere un piatto di zuppa e un pezzo di pane gratis.

7Ringenerati dal pranzo, eravamo di nuovo pronti per perderci nel labirinto segreto dei percorsi pedonali, fatti anche di gallerie e passaggi all’interno degli edifici. E lasciarci trasportare dalle vetrine di negozi piene di oggetti di artigianato e ottimi dolci.
O per meravigliarci: davanti agli esperimenti di street art che hanno coinvolto interi quartieri, grazie anche al sostegno della municipalità. Zone che prima erano poco raccomandate oggi si sono trasformate in un museo a cielo aperto, attraente per turisti, artisti, e perfino per scolaresche. Accompagnate dagli stessi writers che diventano una sorta di guida. In Vie come Union La, AC/DC Lane, Hosier Lane, Duckboard Place alcuni tra gli artisti più famosi della città e del mondo (anche Bansky ha lasciato il suo segno) hanno raccontato, denunciato, riflettuto sulla contemporaneità attraverso i murales: da Putin a Trump, dalla questione aborigena a quella ambientale, fino agli omaggi di grandi della musica.
7aInsomma, come immaginate i giorni a Melbourne sono trascorsi velocemente, e senza che ce ne accorgessimo era ora di ripartire. Dovevamo tornare a Sydney, vendere il furgone, salutare gli amici e preparare le valige. Il viaggio era finito.

8Mi sono chiesta tante volte, durante questi mesi, quale fosse il senso del nostro andare e ho sempre fatto fatica a trovare una risposta che potesse soddisfare possibili interlocutori particolarmente scettici rispetto alla mia scelta di vita. Avrei voluto trovare parole convincenti che motivassero e descrivessero l’importanza «reale» di un’esperienza come la nostra. Ma posso essere sincera? Una risposta non ce l’ho, e ammetto che non me ne importa neanche poi tanto. A me basta ciò che ho sentito e provato. Perché non è possibile spiegare la bellezza, la gioia, il senso di appagamento che si provano quando ogni mattina si aprono gli occhi e si sente, nel profondo, spontaneamente, di essere nel posto giusto. Nel mondo, illuminati da un sole che sembra essere sorto solo per noi, consapevoli che ci attendono ore e giorni fatti di scoperte, di persone, di luoghi, di esperienze.
Questo viaggio per noi non è stato (solo) lavoro: è stato prima di tutto vita, e come tale lo abbiamo affrontato, sentendo, gioendo, soffrendo, imparando.

Abbiamo visitato posti incantevoli, vissuto esperienze che mai avrei creduto possibili e abbiamo conosciuto tantissime persone diverse, alcune delle quali avevano uno stile di vita davvero molto distante dal nostro. E non finirò mai di rendere grazie per questa occasione che mi è stata data, di vedere e vivere diversamente, di imparare a fidarmi di persone che non conosco, di ricominciare a credere nel valore dell’essere umano e nella forza e bellezza della sua diversità, che deve essere mantenuta, valorizzata e preservata come ricchezza inestimabile, perché è proprio la diversità il motore che ci aiuta ad imparare, migliorare e crescere.
Viaggiare, ma anche vivere, come abbiamo fatto io e Simone in questi mesi, in Australia, in Brasile, in Italia, ovunque nel mondo, è un modo di essere, è un modo per credere nel prossimo, è un modo per abbattere i muri e aprirsi agli altri, in un’epoca che ci vuole sempre più chiusi, intimoriti e diffidenti verso che è diverso da noi.
Un modo per imparare, arricchirsi, sfamare la nostra curiosità, mettersi alla prova, scontrarsi con ciò che non approviamo, con ciò che è sbagliato, con la violenza, l’inquinamento, la storia crudele che spesso viene nascosta sotto tappeti colorati, ma anche (ri)scoprire quanta bellezza esiste attorno a noi, nel mondo e nelle persone. Mi auguro solo di essere riuscita, almeno un po’, a trasmettere ciò che abbiamo visto ma soprattutto ciò che abbiamo vissuto e come lo abbiamo vissuto.
Un brindisi con il cuore pieno di malinconia per qualcosa che è stata la nostra vita per sei mesi, intensi, forti, unici, e che ora finisce per lasciar spazio a qualcosa di nuovo.
Siamo pronti per ripartire!

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 14-04-2017 11:23 AM


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