Walter Siti non è quello che scrive

di Andrea Malocuore
Michela Marzano attacca il premio Strega per un romanzo che racconta la vicenda di un prete pedofilo. Attribuendogli la tesi secondo cui la pedofilia è una forma di salvezza. Facendo così confusione tra l'autore e la voce del protagonista.

marzano sitiWalter Siti scrive un romanzo con protagonista un prete pedofilo, e Michela Marzano lo attacca: l’autore premio Strega 2013, secondo la filosofa e deputata Pd, sarebbe colpevole di partire «da premesse [...] gratuitamente scandalistiche» e di indugiare in passaggi di dubbio gusto («Se vuoi fartelo succhiare ricorda che ci sono degli shampoo alla fragola, al lampone e al cioccolato», per dirne una), per arrivare all’assoluzione della pedofilia vista come alternativa e male minore rispetto all’omicidio.

Tesi senza ombra di dubbio disgustosa, e su cui non vale la pena spendere troppe riflessioni. Si può e si deve discutere, invece, sulle parole con cui Marzano, facendo mostra di una leggerezza che da lei non ci aspettavamo, confonde Siti con la voce narrante del romanzo. «Meglio dannato da Dio che omicida, meglio pedofilo che assassino» non è «la conclusione di Siti», come dice Marzano. È la conclusione del protagonista don Leo, piuttosto.

bruciare tutto walter sitiCi fa un po’ strano dover ricordare a Marzano le basi elementari della narratologia e della semiotica; le risparmiamo la definizione di «lettrice selvaggia», che Umberto Eco aveva coniato per chi, come lei, confondeva la voce narrante del testo con la persona dell’autore. In altre parole: se io, Andrea Malocuore, dovessi firmare un romanzo che adotta il punto di vista di Hitler, e fossi costretto dunque a scrivere la frase «Odio gli ebrei», sarebbe un errore davvero marchiano attribuirmi un antisemitismo che non appartiene a me, ma al personaggio Hitler.

Accusare Siti di vedere «la pedofilia come salvezza» sulla base di un romanzo (che nei suoi intenti ha sicuramente anche la provocazione), è cosa che ci aspetteremmo di leggere su testate e da firme di ben altra area politica e culturalmente meno attrezzate, rispetto a quella di riferimento di Marzano. A cui suggeriamo due cose: prima di tutto, di riflettere sull’aforisma di Oscar Wilde secondo cui «Non esistono libri morali o immorali. Ci sono solo libri scritti bene o libri scritti male». E poi, magari, di rileggersi Lolita di Nabokov. O American Psycho di Bret Easton Ellis.

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Publicato in: Attualità, libri Argomenti: , Data: 13-04-2017 06:22 PM


3 risposte a “Walter Siti non è quello che scrive”

  1. Mirko Zanette scrive:

    Sono pienamente d’accordo con le conclusioni dell’articolo, aggiungendo che, ci mancherebbe, che in un romanzo non si possa scrivere quel che si voglia, ancorchè improbabile. E’ sufficiente che sia verosimile.
    Poi un appunto all’articolista: ma ovvio che la padofilia non sia nemmeno paragonabile all’omicidio, che rimane sempre il sommo reato a cui non v’è rimedio alcuno.

  2. abiqualcosa scrive:

    Mi dispiace che ci sia bisogno di un articolo come questo (che sottoscrivo totalmente) per ribadire l’ovvio.
    Il dibattito letterario è ormai a un livello infimo.

  3. Davide P. scrive:

    La mia accusa al libro di Siti non è moralistica, è narratologica. SPOILER ALERT. L’assoluzione del pedofilo è ottenuta con un sofisma: la pedofilia è preferibile alla morte del ragazzino. Un trucchetto misero, del tutto insufficiente a reggere il peso che si vuole sollevare. Questa la principale défaillance di Siti. Temi complessi esigono argomentazioni complesse. E uno stile all’altezza, che a Siti manca. Il risultato è un’offesa all’intelligenza del lettore non sprovveduto. Passiamo alla dimensione etica. A chi s’è indignato, Belpoliti e altri hanno replicato con l’esempio di Nabokov. Mai esempio fu più fuori luogo. In Lolita, Nabokov non assolve Humbert, tutt’altro. Per Nabokov era inconcepibile, oltre che inammissibile, un’arte che assolvesse reati e turpitudini.

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