Perché in Cecenia «non esistono» i gay?

L'inchiesta del quotidiano Novaya Gazeta, che ha messo in luce una tragica campagna di persecuzione contro gli omosessuali, ha infastidito i leader religiosi del Paese. Che chiedono vendetta.

475232080-russian-riot-policemen-detain-a-gay-and-lgbt-rights.jpg.CROP_.promo-xlarge2-1024x578Per l’ufficio stampa del Ministero della Cecenia è solo «un brutto pesce d’aprile», ma secondo diversi media russi, primo tra tutti il quotidiano Novaya Gazeta, nel Paese sarebbe in atto una vera e propria caccia ai gay. In una serie di articoli sono state riportate le testimonianze di alcune persone omosessuali che hanno subito gravi violenze da parte delle forze dell’ordine: un vecchio comando militare sito nella città di Argun sarebbe stato trasformato in un centro di detenzione dove le persone arrestate verrebbero interrogate e seviziate.

UN’INCHIESTA SCOMODA
Un’inchiesta, quella della Novaya Gazeta che, portando all’attenzione dell’opinione pubblica la drammatica situazione, ha ‘infastidito’ i leader religiosi del Paese (a maggioranza islamica). Questi hanno definito l’operazione del quotidiano un insulto «alla secolare cultura cecena e alla dignità dei suoi uomini». Lo ha rivelato in un comunicato stampa lo stesso quotidiano affermando che dopo tre giorni dalla pubblicazione della storia, si è tenuta una riunione nella moschea centrale di Grozny: 24 leader islamici si sono riuniti davanti a 15 mila fedeli e Adam Shakhidov, consigliere del capo della repubblica cecena Ramzan Kadyrov, ha accusato il giornale di diffamazione, definendolo «nemico della fede e della patria». Alla fine dell’incontro tutti sarebbero stati ‘invitati’ a cercare vendetta anche commettendo violenza. ”È chiaro che questa risoluzione incoraggia i fanatici religiosi contro i giornalisti», ha affermato il quotidiano nel comunicato, manifestando preoccupazione «non solo per l’incolumità dei giornalisti ma di tutto il personale» e invitando le autorità a «fare tutto il possibile per evitare azioni volte a incitare odio e inimicizia nei confronti dei giornalisti, che svolgono il loro dovere professionale».

GLI ARRESTI
L’inchiesta fa riferimento a più di un centinaio di arresti che avrebbero il fine di prevenire la ‘diffusione’ dell’omosessualità e difendere la ‘purezza’ della società cecena. I gay verrebbero intercettati e costretti, tramite tortura, a rivelare l’identità di altre persone appartenenti alla comunità LGBT. A tal fine, rivela ancora il quotidiano russo, i poliziotti avrebbero anche utilizzato i cellulari dei prigionieri per ricostruire le loro relazioni. Tutti i maschi che tentano di contattare i ‘sospettati’ verrebbero a loro volta considerati pericolosi per la società. Per ‘stanare’ gli omosessuali, inoltre, le forze dell’ordine utilizzerebbero anche alcuni ‘agenti provocatori’ (dentro e fuori dai social) per cogliere i gay sul fatto e avere prove della loro omosessualità.

dimsTRA MINACCE E TORTURE
I detenuti verrebbero, ancora secondo le testimonianze delle persone che sono riuscite a fuggire, colpiti con bastoni e manganelli alle gambe e nelle zone intime e sottoposte a elettroshock: «Ci dicevano che eravamo peggio degli animali e che non avevamo più diritti». Alcuni hanno anche raccontato che per anni la polizia li ha minacciati chiedendo soldi per evitar loro ogni accusa.

«PICCHIATI FINO ALLA MORTE»
Svetlana Zakharova, attivista Lgbt, ha detto al MailOnline: «Più di 100 gay dopo essere stati arrestati sono stati portati in questi campi di concentramento, stiamo lavorando per far sapere la cosa e farli uscire. Coloro che sono fuggiti dicono di essere chiusi in stanze in 30 o 40 persone. Vengono torturati con correnti elettriche e picchiati anche fino alla morte». Durante le operazioni alcuni detenuti avrebbero perso la vita.

PER IL GOVERNO I GAY NON ESISTONO
Alvi Karimov, portavoce del leader ceceno Ramzan Kadyrov, ha smentito le notizie sostenendo che nella Repubblica cecena i gay non esistono, quindi ,non si possono perseguitare ed incarcerare. Se anche esistessero, ha aggiunto, ci penserebbero le famiglie a mandarli in posti da cui non «si può fare più ritorno».

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE IN ITALIA
La notizia ha ovviamente fatto il giro del mondo, ed è arrivata all’attenzione anche di alcuni esponenti politici italiani. Tra loro, Monica Cirinnà, Sergio Lo Giudice e Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani. I tre senatori del Pd hanno chiesto un’interrogazione parlamentare sull’accaduto. «Abbiamo predisposto un’interrogazione al Ministero degli esteri per chiedere una posizione forte del nostro paese davanti a questa vergogna. [...] La Repubblica autonoma cecena fa parte della Federazione Russa e applica anch’essa le tristemente famose leggi contro la ‘propaganda omosessuale tra i minori’ approvate dalla Duma tre anni fa. Una escalation di questo tipo mette in serio pericolo la condizione dello stato di diritto nella Russia di Putin». Il comunicato dei tre senatori, quindi, si rivolge direttamente al ministro Alfano. Dalla Farnesina, però, ancora nessun commento.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , Data: 14-04-2017 12:18 PM


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