I camion della Jihad

Dopo Nizza e Berlino, un altro tir piomba sulla folla, a Stoccolma. È la strategia che l'Isis suggerisce ai lupi solitari: economica, semplice e in grado di offrire una chance di sopravvivenza. Come fermarli?
Stoccolma: i precedenti di Londra, Berlino e Nizza

Il camion che si è lanciato contro i mercatini di Berlino.

Ancora una volta terrore, ancora una volta un camion sulla folla. Dopo gli attentati di Nizza e Berlino (e l’auto sul Westminster Bridge, a Londra), il copione si ripete nel cuore di Stoccolma. «Un attacco terroristico», ha detto il premier svedese Stefan Lovnen qualche ora dopo l’attentato, che ha causato almeno tre morti. E anche se il cosiddetto terrorismo veicolare non è una novità, è un dato di fatto che sul finire del 2016 l’Isis abbia invitato dalle colonne della rivista online Rumiyah (‘Roma’) a utilizzare camion e tir come armi contro gli infedeli.

COME UN COLTELLO
L’articolo paragonava l’arma a quattro ruote a un coltello (perché la lama è un elemento altamente simbolico per Daesh), che però ha il vantaggio di essere inarrestabile. Inoltre, è più economica e sicura degli esplosivi. Gli effetti, devastanti, sono analoghi, e se ci si muove con circospezione, rispettando il codice della strada locale, nessuno può impedire al terrorista di raggiungere l’obiettivo. Un vero e proprio manuale d’istruzioni, adottato rapidamente dai lupi solitari. Anche perché, come spiega il sito analisidifesa.it, a differenza degli attacchi kamikaze tout-court, «seppur risicata, una chance di sopravvivenza è contemplata».

I PRECEDENTI
D’altronde, come racconta la Cnn, già nel 2010 al-Qaeda predicava l’utilizzo dei camion come «macchine mietitrici di infedeli». Già nel 2014 si erano verificati diversi attacchi di questo tipo: a Nantes, a Digione, in Canada. Anche se è sempre difficile, in questi casi, capire dove si situa la differenza tra attacchi terroristici e attacchi ispirati dalla propaganda jihadista. Negli Stati Uniti, nel 2006, un cittadino statunitense-iraniano si è lanciato con un suv contro un gruppo di studenti per vendicare le morti «della sua gente causate dagli Usa», e ringraziando poi Allah per l’opportunità concessagli.

A PORTATA DI MANO
Va sottolineato che il terrorismo veicolare non è esclusiva dell’Isis. Il crescente utilizzo di camion e altri veicoli è legato probabilmente ai controlli che rendono sempre più complesso organizzare attentati dinamitardi. I camion, invece, sono relativamente facili da rubare, si trovano già sul luogo dell’attacco e sostanzialmente non sono oggetto di controlli, spiega ancora il sito analisidifesa.it. Matthew Henman, esperto di terrorismo intervistato dal Time, non esita a definire l’utilizzo dei camion come una vera e propria «evoluzione» nelle tattiche del terrore.

CHE FARE?
Identificato il problema, bisogna capire se esiste un modo per arginarlo. La linea di difesa più essenziale, secondo gli esperti, consisterebbe nell’erigere delle barriere intorno alle aree più affollate: la sfida coinvolge anche il design, perché costruire dei muri o piazzare dei blocchi di cemento significa adottare una «mentalità da bunker», come spiega il Guardian. Oppure, secondo Foreign Policy, impedire alle persone schedate di noleggiare dei camion, magari tracciando la carta di credito utilizzata per il pagamento.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 07-04-2017 06:31 PM


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