Ci vediamo al Fuorisalone

di Melania Guarda Ceccoli
C'è chi ci va per lavoro, alcuni solo per imbucarsi alle feste. Ma i più sono curiosi che hanno voglia di capire le ultime tendenze del design ospitate nelle vie di Milano.

IMG_4056Una settimana di eventi che si snodano per tutta la città meneghina e che vede arrivare persone interessate da tutto il mondo. Ma interessate a cosa? Passeggiando di questi tempi per Milano ci si può imbattere in cartelli di presentazioni e manifesti di feste che si svolgono durante tutta la giornata. Tanto da far diventare il capoluogo lombardo un enorme evento a cielo aperto. Ma chi è il pubblico a cui si rivolge il Fuorisalone? Se si vuole davvero vedere qualcosa, l’unico modo è passeggiare di mattina. Tortona è molto tranquilla, si riesce a visitare quasi tutto, anche se alcuni espositori non hanno ancora finito di preparare e aspettano direttamente il tardo pomeriggio/sera, magari per presentare i prodotti con un aperitivo aperto a tutti o con una festa privata. E se la sera è sicuramente il momento dove il Fuorisalone prende vita, è anche quello dove muoversi agevolmente tra uno stand e l’altro risulta forse più complicato.

MAMMA CHE FUORISALONE
Due ragazze, Elena ed Eloisa, passeggiano per via Savona. Loro vivono in uno degli altri quartieri di punta della design week: Lambrate/Ventura, dalla parte opposta di Milano. Non sono del settore e non hanno un percorso preciso o degli eventi in particolare a cui partecipare. «Siamo curiose e interessate. Tappa sicura le Cinque Vie, per l’apertura di palazzi storici che si rendono disponibili in questo periodo ad ospitare esposizioni particolari. Vorremmo tanto andare a un party, di quelli su invito, ma siamo mamme e la sera rimaniamo a casa con i nostri figli anzi, la libera uscita finisce proprio verso le 16, quando dobbiamo andare a prenderli a scuola». Per ovviare al problema Alessandra porta con sé il suo bambino: «Sono un architetto. Lavoro tutto il giorno in studio, ma volevo fare un giro per il Fuorisalone per vedere qualche novità».

IMG_4085COME ALLA FASHION WEEK
Il traffico è in tilt, trovare un taxi è un terno al lotto. La settimana del Design è diventata quasi come quella della moda, con persone vestite in modo stravagante, gente che fotografa a caso, senza sapere nulla di design, ma che sente l’incontrollabile impulso di partecipare a tutti i costi a feste ed eventi. Questa volta siamo all’Accademia di Brera all’uscita dall’evento White Luxury di Marco Piva e Marie Claire Maison. A farsi fare qualche foto davanti a una installazione trovo Diletta Amenta, professione influencer, accompagnata dalla sua amica ingegnere Guendalina Catalano. Diletta non ha un blog, ma solo sul suo profilo Instagram ha 114 mila follower. Un gran bel numero, grazie al quale la giovane siciliana è stata invitata all’evento Cartier e a quello organizzato da Acqua di Parma con Elle Decor. Prossima tappa della serata? Palazzo Cusani.

QUELLI CHE… DEL DESIGN NE SANNO
Ma non di solo moda vive l’uomo (e la donna). Ci sono anche gli addetti ai lavori, come Giorgio, professione fotografo, che passa le sue giornate in giro per Milano per un suo cliente. «Quest’anno ho visto meno gente e sicuramente più ragazzi interessati non certo alle installazioni ma alle serate. A seconda dell’orario puoi trovare dai giovani studenti di design ai giovani che vanno da una parte all’altra della città solo per bere gratis!». E poi c’è chi crede ancora nel design, ma quello fatto in casa, d’artigianato, made in Italy, con creazioni che vengono da ore trascorse in laboratorio. Simona Colombini, pittrice poi trasformata in agricoltrice e poi tornata alla sua prima grande passione. I suoi tessuti stampati a mano con rulli decorativi vintage sono qualcosa di unico e davvero molto particolare. Il risultato sono stoffe pregiate e uniche, vendute al pezzo, oppure, grazie alla collaborazione con una nota modista, confezionate in manufatti di qualsiasi genere dedicati all’arredamento, ma anche per realizzare accessori come le borse che espone proprio, per la prima volta, al Fuorisalone. «Io sono un’artigiana. La cosa difficile di oggi è trovare qualcuno che voglia imparare il mio mestiere gratis, a bottega, come si faceva una volta. Ora i ragazzi vogliono tutto e subito e poi il mio lavoro è molto solitario. Ho aperto il mio laboratorio in una corte in zona Isola e come vicini ho un liutaio e una stilista. Ci prendiamo un caffè insieme e riusciamo anche a creare qualche collaborazione. Così è come se avessi dei colleghi!»

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 07-04-2017 05:06 PM


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