Imam donne, qual è la novità?

di Giusy Gullo
Il caso di Sherin Khankan ha fatto molto discutere. Di questo e della condizione femminile nel mondo musulmano abbiamo parlato con Izzedin Elzir, presidente della maggior organizzazione islamica italiana.

izzedin-elzir-imam-firenzeIn questi giorni, durante la Biennale Democrazia di Torino, era presente tra gli ospiti Sherin Khankan, Imam della moschea Mariam di Copenaghen. Il suo approccio ‘femminista’ ci ha incuriosito e spinto a tentare di approfondire la questione delle donne nella cultura islamica. Spesso, infatti, complice un’informazione ‘superficiale’ o in altri casi intenzionalmente fuorviante, è molto complicato per i non ‘addetti ai lavori’ riuscire a comprendere e orientarsi. Una difficoltà che può creare grossi fraintendimenti, poi sfruttati e strumentalizzati da chi, ad esempio, vuole portare avanti politiche di divisione e disuguaglianza, stroncando il dialogo sul nascere e rendendo di fatto impossibile la coesione e il benessere sociale, da tutti apparentemente urlati e anelati ma da tanti, troppe volte, ostacolati. Per provare a chiarire alcuni nostri dubbi abbiamo quindi deciso di contattare Izzedin Elzir, dal 2010 presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia e, dal 2001 Imam di Firenze.

DOMANDA: Cosa ne pensa delle donne Imam?
RISPOSTA:
Innanzitutto è importante capire il significato del ruolo: l’Imam è una persona che guida la preghiera. Ogni musulmano può farlo. Per tradizione viene nominato chi ha più conoscenza del Corano. In genere si tratta di uomini, ma se alcune donne si trovano tra loro possono scegliere una guida di sesso femminile: l’importante è che venga riconosciuta la sua competenza e che sia accettata da tutte. Oggi nella nostra realtà occidentale il rapporto maschio/femmina è diventato una sorta di competizione ‘a chi guida’, così è nata la questione relativa alla possibilità per la donna di diventare o meno Imam. L’Islam non entra in questa concorrenza perché vede il rapporto tra uomini e donne come complementare.
D: Può spiegarmi meglio questo punto?
R:
Nella cultura islamica maschi e femmine hanno sì ruoli diversi, ma si completano a vicenda. Non c’è uno migliore dell’altro, anzi, la donna è la metà più importante dell’umanità: madre, sorella, moglie, zia. È lei che tiene la vita dentro di sé per nove mesi, il suo ruolo è evidentemente essenziale. E poi è lavoratrice, medico, primo ministro: può e sa stare ovunque.
D: La condizione della donna nell’Islam però viene vista da tanti occidentali un po’ diversamente.
R: Purtroppo nel mondo islamico non ci sono molte libertà e questo fa sì che non venga rispettata né la dignità degli uomini né quella delle donne. Questo per l’immaginario collettivo dell’Occidente è il risultato della religione islamica, ma in realtà è esattamente il contrario: l’Islam è venuto proprio per riparare tutti gli esseri umani da una condizione sociale in cui – tra l’altro – la donna si ritrova relegata a una posizione ‘inferiore’. Nel mondo, con percentuali diverse a seconda dei Paesi, c’è un maschilismo inaccettabile, che come ho detto non ha niente a che fare con la fede.
D: Come mai le donne indossano il velo?
R:
Per una musulmana è parte integrante del suo credo, Dio le ha chiesto di pregare cinque volte, di digiunare, di mettere l’hijab. Certo questo non vuol dire che si possa obbligare una moglie o una figlia a farlo. La religione non può essere imposta, figuriamoci il velo.
D: Spesso le interpretazioni sono molto diverse tra loro. C’è chi sostiene che, ad esempio, l’hijab non sia ‘essenziale’ alla fede.
R: 
Ci sono molte persone in giro per il mondo che seguono la moda. Diverse donne hanno abbracciato l’Islam e hanno dato interpretazioni loro, creando un credo su misura. Ma se uno sceglie la religione deve accettarla nella sua totalità. Le interpretazioni devono arrivare da persone che hanno studiato e che conoscono il Corano in maniera molto approfondita.
D: Hanno fatto molto discutere, in questi giorni, i casi di una ragazzina rasata dalla madre, e un’altra frustata dalla famiglia perché vestiva ‘all’occidentale’. Cosa ne pensa?
R:
 Si tratta di scontri all’interno di famiglie che non riescono a dialogare. Capita spesso, a prescindere dalla religione. Purtroppo ci sono dei genitori che non hanno la capacità di confrontarsi e usano altri strumenti. Questo non significa però che si debbano allontanare i figli, è necessario invece mediare: di fronte a chi sbaglia noi non dobbiamo sbagliare. La famiglia va sempre salvaguardata, cercando persone in grado di creare dialogo, come un Imam o un assistente sociale. Col fine, ovviamente, di tutelare la libertà da una parte e dall’altra. Per me togliere un bambino dalla famiglia significa distruggere la sua vita.
D: Cosa mi dice della poligamia?
R:
La poligamia è una possibilità, non un obbligo, che tra l’altro raramente si concretizza. In molto luoghi, come qui in Italia, è un reato. Oggi semmai il problema è che le persone non si sposano.
D: A proposito di matrimonio… perché quello ‘misto’ è permesso solo agli uomini?
R: È un precetto religioso e viene preso come atto di fede. Ci sono però diverse interpretazioni, in Europa in particolare: se una coppia si sposa e la signora abbraccia l’Islam e lui rimane cristiano o ateo, per alcuni studiosi possono restare insieme. Si tratta di sentenze religiose che dipendono dai casi.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 06-04-2017 08:43 PM


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