«Il design? Paralizzato dai dazi»

di Caterina Belloni
«Il mercato russo si è congelato a causa delle tensioni con gli altri Paesi. E ha fatto danni». Abbiamo parlato del settore con Barbara di Villari Porcellane, azienda internazionale al Salone del Mobile.

harrods familyC’erano una volta, 50 anni fa, due giovani innamorati e appassionati della ceramica e della sua versatilità. Oggi, insieme a loro, c’è la Villari Porcellane, azienda familiare di livello internazionale, che ha negozi monomarca in decine di Capitali nel mondo e un posto d’onore anche da Harrods, a Londra. Le collezioni del marchio italiano sono rinomate e apprezzate, sia che rimandino allo stile antico del Capodimonte sia che inseguano le richieste di un mercato che cambia. Per la casa produttrice veneta, il Salone del Mobile di Milano è un appuntamento fondamentale, come ci racconta Barbara Villari, che con le sorelle, il cognato e i genitori, contribuisce a mantenere alto nel mondo il nome dei produttori italiani e della loro maestria.

standvillariDOMANDA: La sua azienda è una presenza costante al Salone. Come mai questa vetrina è così importante?
RISPOSTA: Veniamo a Milano da 20 anni. La nostra azienda è nata mezzo secolo fa fa, da un’intuizione di mio padre e mia madre. Ci occupiamo di porcellane artistiche e siamo tra i migliori in Italia, con negozi in tutto il mondo. Il Salone è il punto di incontro della clientela internazionale, il luogo dove mostrare le nuove collezioni, creare contatti e cercare sviluppi per la nostra attività creativa e commerciale.
D: Quali emozioni prova ogni volta che partecipa alla manifestazione?
R: Ci sono l’eccitazione di sapere che troverò amici, colleghi, compratori noti e persone nuove, ma anche l’ansia della reazione a ciò che abbiamo preparato e la preoccupazione che le nostre proposte vengano recepite in maniera diversa da come ci aspettiamo.
D: Per le aziende la preparazione del Salone è un lavoro lungo?
R: Dedichiamo mesi a questo progetto, che consideriamo cruciale. Quest’anno poi, oltre al classico, presentiamo anche una nuova collezione chiamata Villari Home Couture, ispirata al design contemporaneo.
D: Quindi il Salone è un luogo dove sperimentare anche per aziende solide e affermate?
R: Certo. Qui si mettono alla prova le nuove tendenze di arredo e design. Rispetto ad altre fiere, che hanno subito un calo notevole, questa manifestazione vive una crescita continua, in termini di qualità ma anche per le presenze e la varietà del pubblico.
D: Che cosa si aspetta da questi giorni di esposizione e contatti?
R: Puntiamo molto sull’apertura dei nuovi mercati e speriamo nei compratori che arrivano dai paesi emergenti come la Cina o l’India. Poi ci sono attese sulla ripresa del mercato russo.
D: Parla di ripresa perché c’era stato un blocco?
R: Da un anno e mezzo questo tipo di mercato si è congelato a causa dei dazi e delle tensioni con gli altri Paesi. America ed Europa con le loro imposizioni non hanno certo aiutato il nostro comparto. C’erano aziende del mobile che lavoravano per il 70% con il mercato russo e hanno visto la domanda scomparire nel giro di pochi giorni. Qualcuno ha dovuto chiudere, si sono persi posti di lavoro. Il nostro settore ha sofferto moltissimo visto che ha registrato un crollo verticale delle richieste e dell’export verso quel Paese.
D: Secondo lei qual’è il futuro del design?
R: Il settore del mobile, del design e dell’arredo deve contare molto su innovazione e qualità, che sono peraltro tipiche dell’Italia. Sono convinta che sul mercato si tratti di armi vincenti, che continuano a fare la differenza.
D: Da esperta, cosa ci consiglia non di non perdere al Salone 2017?
R: Suggerisco di visitare i padiglioni 2 e 4, dove si tiene l’evento Classico: tradizione nel futuro e fermarsi a vedere la mostra ideata da Simone Ciarmoli e Miguel Queda intitolata Magazzino. Anche la mostra evento DeLightFUl, propone una visione inedita dell’abitare di questi tempi. Inoltre suggesrisco di non dimenticare i padiglioni 5 e 6 del design, dove si trovano Kartell e Poliform, realtà da sempre innovative e sorprendenti. Anche il padiglione sulla luce, che ha linee interessantissime, merita una sosta. Per i tecnici e anche per i semplici curiosi il Salone va scoperto poco a poco. Servono almeno tre giorni per andarsene con un’idea chiara di come il mondo produttivo sia in grado di crescere e migliorare sempre.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 05-04-2017 07:30 PM


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