«Tap? Reagire di 'pancia' non serve»

di Caterina Belloni
Da giorni in Puglia i cittadini manifestano contro il gasdotto. Abbiamo intervistato la Presidente Legambiente di Melendugno Annalisa Montinaro, che ci ha spiegato alcune sue perplessità.

s8Da giorni in Puglia i cittadini sono scesi sulle barricate. Combattono contro l’apertura di un cantiere per la realizzazione la parte finale di un gasdotto che dall’Azerbaijan arriverà fino a Melendugno, a due passi da Lecce e da alcune delle spiagge più belle del Salento. La protesta ha alzato i toni qualche giorno fa, quando gli operai dell’azienda Tap hanno iniziato ad espiantare oltre 200 ulivi antichi e per fermare le ruspe nell’area del cantiere sono arrivati a centinaia, adulti e anche bambini. Lunedì mattina, poi, altre 500 persone hanno manifestato in piazza, indifferenti alla pioggia, contro un’opera che rischia di violentare un territorio che su agricoltura e turismo fonda la propria sussistenza. Il cantiere è presidiato dagli attivisti del comitato no Tap, con tende e turni di guardia, ma a dispetto dei riscontri avuti dai media, il fronte degli oppositori sta cominciando a nutrire delle preoccupazioni. Come spiega Annalisa Montinaro, Presidente Legambiente di Melendugno, che da una parte è agguerrita e dall’altra perplessa.

DOMANDA: Com’è andata con la manifestazione in piazza?
RISPOSTA: Si è svolta in modo tranquillo, sotto la pioggia. I lavori di espianto sono stati bloccati, anche per via del maltempo. C’erano adulti e studenti delle superiori che protestavano. Un presidio adeguato.
D: Non sembra tanto entusiasta del risultato. C’è qualcosa che non funziona?
R: A questo punto la situazione mi sembra molto complicata, con tanta confusione e scelte che vengono dalla pancia più che dal ragionamento politico.
D. Si può spiegare meglio?
R. Faccio un esempio. Molti hanno portato anche i bambini sul luogo della protesta sabato primo aprile, per fermare i tre camion carichi di ulivi diretti al sito di stoccaggio della Masseria del Capitano, ma come donna io non credo che debbano essere coinvolti in iniziative di questo genere. Cosa ne possono capire? Ha senso che protestino gli adulti o gli studenti, ma cosa ne sanno dei bambini della progettazione e dei rischi futuri? Succedono cose che non hanno molto senso.
D. Facciamo un passo indietro. Lei come presidente di Legambiente, quando ha cominciato a occuparsi del gasdotto?
R. Se ne parla da anni e noi eravamo contrari alla sua realizzazione da quando si è cominciato a discutere della questione a livello esplorativo. Come responsabile dell’associazione non approvo la scelta, che mi dispiace anche a livello personale, visto che lavoro per la tutela del territorio e con la mia casa editrice cerco di promuovere il sud e le sue ricchezze.
D: E questo progetto va nella direzione opposta…
R: Questo sito è un problema. Il nostro è un territorio bellissimo ma fragile e delicato, che non può essere distrutto da certe realizzazioni. Eppure sin dall’inizio la giunta regionale, presieduta da Vendola, non ha preso una posizione chiara contro questo o gli altri gasdotti nella nostra zona.
D: Poi cosa è successo?
R: Il sindaco è cambiato e si è messo a combattere insieme ai cittadini, coinvolgendoli, ma molte cose sono già state definite.
D: Vuole dire che combattere non serve?
R: Ci sono autorizzazioni e permessi, adesso non so se ci siano possibilità di tornare indietro. Lottare può avere senso, ma occorre farlo nel modo adeguato. E poi mi chiedo se davvero a tutti i livelli abbiano lottato come si sta facendo a Melendugnolo.
D: Cosa significa?
R: Si sta costruendo anche un altro gasdotto a Otranto, in un’area altrettanto bella e delicata, e lì il comune ha dato i permessi. Questo significa che in un raggio davvero ristretto avremo due impianti di questo rilievo, che forse il territorio non è nemmeno in grado di reggere. E poi mi chiedo anche se qualcuno si è preoccupato dei rischi.
D: A quali rischi si riferisce?
R: Io non sono un tecnico e non posso dirlo, ma forse si sarebbe potuto evitare di creare strutture di questo genere così vicine. Mi chiedo se il Ministero della salute ha fatto delle valutazioni in questo senso. Per dare un’immagine, mi viene da dire che stanno caricando un elefante sulle spalle di una formica. Questa zona, bella e fragile, sarà in grado di reggere un’area industriale del genere? O subirà delle conseguenze? Il dato concreto è che quest’opera è estranea all’identità del territorio.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , Data: 03-04-2017 07:56 PM


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