«Così l'Isis ha ingabbiato mio figlio»

Nel 2014 Quentin, 20 anni, ha deciso di aderire alla jihad ed è morto in Siria due anni dopo. In un'intervista a ParisMatch, la madre Véronique Roy ha raccontato la sua tragedia.

stato islamicoSi chiamava Quentin, aveva 20 anni, ed era di origini francesi. Abitava a Sevran, un comune non distante da Parigi. Studiava e conduceva una vita tranquilla, tra famiglia (cattolica), scuola, sport e amici. La sua esistenza è totalmente cambiata quando ha deciso di convertirsi all’Islam radicale e di partire per la Siria per aderire alla jihad. Lì è morto nel gennaio del 2016. Sua madre, Véronique Roy, ha scritto un libro (che definisce «di sepoltura»), dal titolo Quentin, qu’ont-ils fait de toi? (Quentin, cosa hanno fatto di te?), nel quale racconta la sua lotta nel tentativo di liberare suo figlio da Daech. Una testimonianza che la donna continua a portare avanti per tentare di impedire che la sua tragedia diventi tragedia di altri.

LA CONVERSIONE
Quando si è convertito, la sua sembrava una fede reale e, soprattutto, ‘pulita’: «Non ha chiesto la nostra opinione, ci ha messo davanti al fatto compiuto, promettendoci che tra noi non sarebbe cambiato nulla. D’altronde convertirsi non è un delitto. Il suo slancio spirituale sembrava sincero», ha detto Roy in una lunga intervista concessa a ParisMatch. E ha aggiunto: «Ho iniziato a preoccuparmi più avanti, quando ho visto apparire nel suo comportamento alcune pratiche integraliste, tristi e retrograde».

LA RADICALIZZAZIONE
Prima di entrare nelle fila dello Stato Islamico, Quentin, racconta ancora la madre, era un ragazzo del tutto ‘normale’: non era un delinquente, né in alcun modo in rottura con la società. «Era divertente, altruista, sensibile, amava l’arte, il cinema, la musica, si impegnava molto in quello che faceva e cercava la sua strada». Sicuramente, aggiunge la donna, è stata la sua ingenuità a intrappolarlo. «Ha avuto una sorta di chiamata mistica, ma alcuni cattivi incontri gli hanno fatto cambiare il suo sguardo sulla religione. Inizialmente la sua era una ricerca spirituale e meditativa che però poi ha incrociato il fanatismo e la superstizione». La radicalizzazione, sottolinea Roy, all’inizio non è nulla di violento: «Al contrario, è rassicurante e seducente perché dà risposte. Quentin si fidava dei giovani fondamentalisti che frequentava ma proprio loro, a poco a poco, gli hanno fatto vedere gli altri (famiglia, amici, fidanzatina non musulmana) come degli impuri, trasformandoli in persone da non frequentare, miscredenti».

9782221196069LA PARTENZA
Quentin è partito per la Siria nel settembre del 2014 e per un anno ha continuato a comunicare con la sua famiglia. «Era diviso tra l’amore per noi e quello per la sua ‘religione’ che gli chiedeva di fare come il profeta e aiutare chi soffre». Diceva alla madre: «Se ci fosse la guerra in Francia, tu vorresti che qualcuno ci difendesse, no?». Il suo modo di pensare era del tutto manipolato, ma non se ne rendeva conto e diventava sempre più sottomesso. Al punto d’arrivare a dire: «Anche io soffro lontano da voi ma è un sacrificio che mi chiede Dio». Si fidava delle ‘leggi di Dio’ molto di più di quanto non si fidasse di quelle degli uomini. Ogni tanto, continua Roy, aveva dei dubbi, che però venivano subito censurati: dubitare significa mostrare debolezza e compromettere la sicurezza del gruppo, quindi può costare la vita.

LA NECESSITÀ DI PRENDERE PROVVEDIMENTI
Nel suo libro, e nella stessa intervista a ParisMatch, Roy denuncia l’immobilismo dei poteri pubblici. «Il numero verde ‘stop jihadismo’ è stato diffuso nella nostra città soltanto nel 2016 e il divieto di uscita dal territorio per i minori è stato introdotto soltanto nel 2017», ha detto. E ha sottolineato: «Questo vuol dire che per tre anni, abbiamo lasciato partire i giovani, il governo non ha preso alcun provvedimento. Hanno aspettato che i giovani radicalizzati diventassero migliaia e che ci fossero attentati nei nostri territori per capire che era necessario intervenire».

«COLPA DELLA SOCIETÀ»
Alcuni hanno accusato Roy, come tanti altri genitori di giovani convertiti, di complicità o idiozia, ‘cecità’. Qualcosa che la donna reputa profondamente offensivo: È la società a essere deficiente. È il mondo che ha lasciato nascere un mostro come Daech. Non l’hanno creato i nostri figli, loro hanno avuto solo la sfortuna di incrociarlo.

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Publicato in: Attualità, libri Argomenti: , , Data: 03-04-2017 05:43 PM


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