«Sono rock come Anna Magnani»

di Alessia Albertin
Un silenzio lungo 16 anni. Il ritorno a Sanremo. Un album che racconta il percorso per accettare se stessa e capire che «la bellezza è nella forza di reagire». La nostra intervista a Paola Turci.
Paola Turci - foto di Luisa Carcavale.

Paola Turci – foto di Luisa Carcavale.

Era sparita da 16 anni. Il ritorno sul palco di Sanremo non se lo aspettava nessuno, e forse era stato preso anche un po’ sottogamba. Ma Paola Turci ha stupito tutti, pubblico e critica: la grinta e consapevolezza ritrovate le sono valse un quinto posto che, almeno fino all’esordio, era difficile da pronosticare. Ma quando è salita sul palco dell’Ariston con quella mise sensuale, tutti hanno capito che la Paola degli ultimi 16 anni era cambiata. Ed era tornata per scuotere la musica italiana a suon di rock. Un ritorno in grande stile, per lanciare il nuovo album Il secondo cuore. Fatti bella per te, il brano con cui si è esibita, è il frutto di un lungo e faticoso percorso affrontato dalla cantautrice dopo l’incidente stradale che nel 1993 le lasciò una lunga cicatrice sul volto e ferite ancora più profonde nell’animo. Un percorso accidentato che ha raccontato nell’autobiografia Mi amerò lo stesso, diventata poi un monologo teatrale, e che ha voluto raccontare anche a LetteraDonna.

Paola Turci - Il secondo cuore-OKDOMANDA: Qual è stato l’ostacolo più difficile da superare per imparare ad amare e accettare se stessa?
RISPOSTA: Togliermi i capelli da davanti al viso. Banale, mi rendo conto, ma per me è stato difficile. Mi ha fatto male la cicatrice e anche il fatto di non riuscire a uscire da questo cul-de-sac. Mi infastidiva sempre più, finché ho deciso di reagire.
D: Che messaggio voleva mandare alle altre donne con Fatti bella per te?
R: Quando scrivo una canzone non penso di mandare un messaggio. Un brano è per forza di cose autoreferenziale, ma arriva e parla alle persone. È come se il testo avesse già un messaggio suo all’interno.
D: Una canzone che il pubblico ha apprezzato molto. Si aspettava una simile reazione?
R: Quando canto mi mostro per quello che sono. Probabilmente il pubblico ha recepito che ero sincera, che non ho mentito, che l’ho fatto davvero con le intenzioni più autentiche. Ma una reazione così bella non me l’aspettavo. Anche se ho smesso di pensare in negativo, che tutto andrà male. Oggi sono molto più positiva, propositiva e soprattutto determinata nell’affrontare il mondo. E se sei così riesci a essere più convincente.
D: Come ha affrontato il ritorno all’Ariston a distanza di 16 anni?
R: Quando mi sono vista sulla lista per Sanremo non mi sono chiesta che cosa sarebbe successo. Ero concentrata, volevo godermi il momento e fare le cose al meglio. Non ho pensato a possibili critiche e giudizi. Volevo allontanare la paura perché non mi giocasse brutti scherzi. Erano passati 16 anni… Ho 52 anni e mi sento più giovane, più leggera e più forte di prima, anche fisicamente. Mi sono detta: «Se non piaccio, pazienza».
D: Un ritorno grintoso. A partire anche dall’abito scelto.
R: Sì, l’ho scelto apposta. Volevo mostrarmi in quel modo in un’Italia che, da quel punto di vista, ha ancora un po’ di reticenza. Ho voluto giocare con la mia femminilità e anche con la mia età, potendomelo permettere. Ma ci tengo a precisare che come modello ho preso la Annie Lennox con il reggiseno di pelle e lo spolverino che vidi a un concerto negli Anni ’90, mica una pornostar.
D: Che cos’è per lei la bellezza?
R: Difficile darne una definizione, di questi tempi. Per me è nella forza di reazione, nella capacità di sorridere dopo il dolore. Lucia Annibali è bellissima, perché ha dimostrato di essere più forte di quelle cicatrici.
D: Viviamo nella società dell’immagine, dove apparire è tutto e l’accettarsi è una cosa molto difficile, soprattutto per le più giovani. Cosa si sente di dire loro?
R: Non mi piace dare consigli e più che ‘fatti bella per te’ non saprei cosa dire. Io ci sono passata e l’accettazione di me l’ho conquistata. Mi sono sempre considerata una cessa e dopo l’incidente mi sono giurata che non me lo sarei mai più detta. Ma non basta dirsi che sei carina. Bisogna crederlo davvero. E non perché hai un bel naso o il corpo da modella, ma perché ti piaci come sei, perché vedi la tua bellezza oltre lo specchio, dentro di te, e la sai comunicare.
D: Quando ha condotto un programma radiofonico sulla musica rock usava il nickname ‘La Magnani. Poi ha anche vinto il premio ‘Anna Magnani’. Che cosa rappresenta l’attrice per lei?
R: Ho anche un account Twitter in cui mi chiamo Anna Magnani, per dirla tutta… La considero una donna dalla vita e dall’attitudine rock. Per me esprime le figure femminili che ho amato: mia mamma e mia nonna. È un tipo di donna forte che non te le manda a dire, ma allo stesso tempo fragile di fronte a un uomo.
D: Il suo ritorno è segnato da una nuova consapevolezza, un’energia ritrovata. Di che cosa si tratta?
R: In quest’ultimo periodo sono successe tante cose che mi hanno portata su un percorso diverso. Nel ’92 mi era scoppiata la passione cinematografica, avevo anche iniziato a studiare recitazione. L’incidente ha interrotto questo sogno, che è rimasto però appeso. Ho scritto il libro Mi amerò lo stesso, 23 anni dopo quel giorno. Il libro, che aveva lo scopo di liberarmi dalle mie paure, dal mio nascondermi continuamente, è stato l’inizio di qualcosa. Un regista teatrale lo ha letto e ha chiesto a me di metterlo in scena. Ovviamente ho detto subito di sì. Dalla chiusura del monologo ho acquisito la consapevolezza che non sono sola, che c’è qualcuno lassù che ha voluto queste cose per me. Una consapevolezza che ho rinnovato anche nel nuovo album.
D: In che modo?
R: Volevo che questo disco fosse potente, con la stessa vitalità dirompente che sento dentro di me. La vocalità di questo lavoro si esprime al meglio grazie a Luca Chiaravalli, che ha alzato la tonalità delle canzoni. Lui è stato il maestro che mi ha guidata fin su questa vetta, anche vocale. Ne Il Secondo Cuore ho cantato sia con un filo di voce sia con più espressione: c’è una postura più determinata e una più morbida e dolce. Io le ho entrambe quando canto. Poi mi mostro senza chitarra, cioè tutta voce e corpo, senza nascondermi, ed è un’esperienza bellissima. Anche nei primi tempi cantavo e basta, senza suonare, ma allora non stavo mai ferma, mi sentivo a disagio sul palco. Oggi invece, da ferma, sento questa forza travolgente che mi trascina verso il pubblico.
D: Quant’è stata importante la collaborazione con Chiaravalli per la realizzazione di quest’album?
R: È stato uno degli incontri più felici che potessi fare, anche dal punto di vista umano. Luca è una persona vera con cui ho condiviso un percorso di vita. Lui ne ha passate molte e ha una gioia di vivere rara. Mi piace assomigliargli. Mi ha conquistata con la sua dirompente energia. Abbiamo a lungo parlato di quello che avrei voluto fare, delle mie passioni e riferimenti e ci siamo trovati sulla stessa lunghezza d’onda.
D: E l’incontro con Enzo Avitabile con cui canta il brano che dà il nome al disco?
R: È stato casuale. Ci conosciamo da quando sono piccola. Grazie al film Indivisibili ho scoperto nel suo disco un vero capolavoro. Gliel’ho scritto su Twitter, lui mi ha cercata e da lì ci siamo sempre sentiti. Finché non gli ho proposto di scrivere un testo che io avrei poi musicato. Me lo ha inviato dopo due giorni. Il brano era Nel mio secondo cuore, il posto perfetto in cui trovo la musica, un luogo ideale in cui cerco l’ispirazione. Allora ho deciso di chiamare così l’album.
D: Prima di iniziare il suo tour, l’11 aprile si esibirà con Paolo Fresu a Bologna, a favore della Fondazione Francesca Rava. Come si è avvicinata al loro lavoro?
R: Ho conosciuto la Fondazione attraverso mia sorella Francesca, che da anni opera con loro in aiuto dei bambini colpiti dall’uragano Matthew. Mi ha anche portata tre volte ad Haiti chiedendomi di fare qualcosa. Così 4 anni fa ho fatto un primo concerto improvvisato con Paolo e abbiamo cantato le canzoni che ci piacciono: De André, Cohen, Modugno. Nel 2016 l’ho portato con me ad Haiti e mia sorella ha voluto organizzare un altro concerto perché là i fondi non bastano mai. Questa volta ci saranno principalmente le mie canzoni, ma con dei suoi interventi. È un jazzista che ama confrontarsi con il pop.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: Data: 31-03-2017 02:07 PM


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