«Megan, non è colpa tua»

di Caterina Belloni
Le ragazze devono stare attente ai loro comportamenti per evitare aggressioni. Lo ha detto una giudice e lei, violentata, le ha dato ragione. La risposta di un'altra vittima e di una psicologa.
Megan Clark intervistata in tivù.

Megan Clark intervistata in tivù.

Dopo aver condannato un giovane per stupro, una la giudice inglese Lindsey Kushner aveva invitato le ragazze a fare più attenzione a come si comportavano, per evitare di diventare delle vittime. Parole, le sue, che avevano fatto indignare le associazioni di tutela e i gruppi femministi. Proteste e contestazioni erano arrivata da ogni dove, fino a quando il 27 marzo, a sorpresa, durante il programma televisivo Bbc di Victoria Derbyshire, la protagonista dell’episodio ha deciso di cambiare prospettiva e dare ragione al giudice. «Quello che ha detto è giusto», ha dichiarato Megan Clark, la 19enne vittima dell’aggressione. «Aveva buone intenzioni e voleva ricordare che le donne ubriache o drogate rischiano di mettersi in pericolo e diventare un bersaglio facile per i malintenzionati. La giudice non intendeva colpevolizzarci, ma solo avvisarci», ha raccontato davanti alle telecamere a chi la intervistava.

«IO INVECE SONO SOLO UNA VITTIMA»
Una prospettiva opposta a quella delle associazioni di tutela, ma anche di altre vittime. Come Dia (il nome è di fantasia, ndr), 20enne britannica che ha vissuto anni fa una violenza analoga da parte di un conoscente che si era offerto di accompagnarla a casa. Quando le si chiede un commento su questa affermazione di Megan, la ragazza si chiude a riccio. «Sono stupita dalle sue parole», taglia corto. Poi, dopo una pausa troppo lunga, che forse denuncia quanto questa storia ancora la faccia soffrire, aggiunge: «Sono stupita dalle sue parole, quanto lo sono stata da quelle della giudice dopo il verdetto. Per quanto mi riguarda io non ho nessun senso di colpa». Sulla sua pelle e nella mente rimangono i segni di un sopruso, che non ha cercato. «Non ero ubriaca, né vestita in modo attraente, eppure è accaduto. Non ho nessun senso di colpa, ma non lo avrei nemmeno se quella sera fossi stata alticcia. Sono solo una vittima». Questa è la prima certezza. La seconda è che le donne devono essere libere di fare ciò che vogliono, senza obblighi o costrizioni, senza paure.

SBAGLIATO AVERE SENSI DI COLPA
«La reazione della protagonista di questa vicenda è davvero imprevedibile», commenta Claudia Sposini, psicologa esperta di cyberbullismo e di violenza nel mondo giovanile. «Il senso di colpa non deve certo gravare sulla ragazza in un caso come questo, anche perché può generare conseguenze gravi sul suo futuro. Se crede di essere responsabile di ciò che è accaduto, finirà per non avere più autostima, rifiutare il proprio corpo, chiudersi in sé stessa». Senza contare le conseguenze sui social, con coetanei e conoscenti pronti a bollarla come una ragazza ‘facile’, visto che si sente responsabile di ciò che è successo. «Come reagisce l’ambiente che la circonda di fronte al fatto che lei considera di essere in qualche modo parte responsabile dell’evento? Questo forse è l’aspetto più preoccupante», insiste la psicologa.

SERVE CONSAPEVOLEZZA DEI PERICOLI
In casi come questo le vittime sono vittime. E basta. Ma se una ragazza si ubriaca e assume droghe, come ha fatto Megan Clark, e poi se ne sta in giro da sola a tarda notte, esiste il rischio (purtroppo) che le accada qualcosa di brutto. «Le ragazze non devono avere senso di colpa, ma piuttosto una maggiore consapevolezza dei pericoli», insiste l’esperta. «Se uno cammina sul parapetto di un ponte sa che potrebbe cadere e farsi male, quindi allo stesso modo le giovani si devono rendere conto che ci sono dei rischi nel mondo che le circonda». Per questo, la libertà che rivendicano e meritano, forse, dovrebbe avere dei limiti precisi. «Gli eccessi non sono mai un vantaggio», conclude Claudia Sposini: «Quando una persona è ubriaca o drogata diventa psicologicamente meno lucida e più fragile, quindi può essere vulnerabile da parte di malintenzionati più di quanto non lo sarebbe in condizioni normali». Vale per le donne come per gli uomini e serve ad evitare brutte avventure. Che, come estremizza la psicologa, possono essere classificate quali ‘lezioni di vita’. Ma che costano davvero troppo.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: Data: 28-03-2017 05:25 PM


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