«Londra, non arrenderti alla paura»

di Caterina Belloni
Dopo l'attentato del 22 marzo abbiamo parlato con Lazzaro Petragnoli, sindaco di Camden Town: «Il terrorismo ha cambiato forma, vuole colpire la nostra quotidianità: non chiudetevi in casa».

Activity In Westminster After London Terror AttackSul ponte di Westminster ho camminato centinaia di volte. Da sola, con la mia famiglia, insieme agli amici che erano venuti a trovarci in Gran Bretagna. Chi va a Londra, in fondo, non può fare a meno di passarci. Perché collega alcuni dei luoghi topici della città, da Southbank al Big Ben, fino al Parlamento. Forse anche per questa ragione l’attacco terroristico del pomeriggio del 22 marzo mi amareggia profondamente. Penso che al posto di quelle vittime e di quei feriti avrei potuto esserci io oppure uno dei tanti amici e conoscenti che vivono a Londra e passano da quelle parti. L’aggressione nel cuore della Capitale britannica scuote perché ha colpito la gente comune, che magari neppure si interessa di politica o di religione. Certo, si mirava al simbolo della democrazia e delle istituzioni, ma è stata ferita anche la quotidianità dei londinesi. «Non sono stato coinvolto direttamente, ma emotivamente mi sento ferito. Vado spesso in Parlamento ed esco dalla porta dove l’aggressore è stato fermato dopo aver ucciso. Anche per questo la mia prima reazione quando ho saputo dell’attacco è stata di sgomento», mi confessa Lazzaro Petragnoli, che abita a Londra ed è il sindaco di Camden Town, uno dei quartieri più originali della metropoli. Ci capita spesso di discutere di questioni politiche e per me, come per tanti altri italiani, rappresenta un punto di riferimento.

IL TERRORISMO CHE CAMBIA
Così, dopo quello che è accaduto a Londra, ho pensato di contattarlo. E capisco che ha la mia stessa prima impressione: «Il terrorismo ormai ha cambiato forma», dice. «Quello che stupisce di questo attacco, come degli ultimi ad Orly e in Germania, è che si tratta di azioni quasi impossibili da prevenire. L’uomo che ha ucciso ha agito da solo, con un’auto presa a noleggio. Ormai gli attentati non sono più azioni militari studiate a tavolino, ma eventi imprevedibili che scombinano l’equilibrio della vita quotidiana». Azioni che finiscono per diffondere la paura. «In fondo adesso si potrebbe cominciare a guardare con sospetto chi ti siede vicino in metropolitana, perché magari ha un coltello in tasca e pensa di sferrarti una pugnalata senza nemmeno conoscerti», insiste Petragnoli.

BRITAIN-POLITICS-PARLIAMENT-ATTACKMINARE I LUOGHI SIMBOLICI
E per rischi come questi è difficile fare prevenzione. «È come quando hanno ucciso la parlamentare Jo Cox durante uno dei colloqui con gli elettori», insiste. «Come sindaco incontro i cittadini ogni venerdì sera in ufficio, senza appuntamento e presentazione, ma dopo quell’episodio la polizia mi aveva chiesto di cambiare sistema. Ci ho pensato, poi mi sono detto che avrebbe significato mettere filtri e porre ancora più distanza tra le istituzioni e la gente, che già si sente poco rappresentata. Adesso quello che temo è che accada lo stesso con il Parlamento o con gli altri uffici». Non è escluso che sia quello che i terroristi cercano. Generare paura, diffondere la sfiducia nella popolazione, minare luoghi simbolici. Come appunto il Parlamento, culla della democrazia, oppure i mercatini di Natale di Berlino, evento tradizionale che si collega alla cultura religiosa. Sembra quasi che non sia cambiato solo il modo di attaccare, ma anche gli obiettivi, che raggiungono diretti il cuore della gente.

CHIUSI IN CASA PER LA PAURA
Il vero rischio, a questo punto, è che la gente cominci ad avere paura e a non uscire di casa, cambiando le proprie abitudini. «Spero che non accada», dice Petragnoli, che raggiungo mentre sta andando a fare shopping, quasi volesse esorcizzare questa paura. «La polizia ha dato dei segnali rassicuranti e mi sembra che la gente non sia stata convinta a rinchiudersi, ma vedremo cosa accadrà nelle prossime ore. Io ero a Londra anche nel 2005, all’epoca del primo attentato dopo le Torri Gemelle, che è stato multiplo e aveva gettato tutti nel panico. Si era detto che Londra era sotto attacco e davvero ci si sentiva così. La mia impressione è che adesso le cose siano cambiate». Forse perché ci sono stati altri eventi tragici, di cui ormai si conosce tutto in diretta per via dei social media. Che, peraltro, svolgono in questi casi anche un ruolo di rassicurazione. Perché ogni italiano che vive nel Regno Unito, mercoledì, subito dopo l’attacco, ha ricevuto decine di messaggi via web per avere notizie e ha potuto tranquillizzare amici e parenti con un post o un tweet. Che questo collegamento virtuale sia un modo per sentirsi più forti e dimenticare la paura?

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità Argomenti: , , , Data: 23-03-2017 06:57 PM


Lascia un Commento

*