La paladina dei dirigenti pubblici

di Matteo Mazzuca
Chi è Barbara Casagrande, segretario generale dell'Unadis e in prima linea contro la pubblicazione online dei dati patrimoniali della P.A. Le abbiamo chiesto di spiegarci le sue motivazioni.

barbara casagrandeI dirigenti italiani della pubblica amministrazione sono sul piede di guerra. Il baluardo da difendere: la privacy. Agli alti funzionari non è piaciuta affatto l’approvazione del Freedom of information act (Foia) in salsa italica, che permette ai cittadini di accedere a qualsiasi documento in possesso dello Stato. Che si traduce, in altri termini, nella possibilità di sapere non solo quanto guadagna un dirigente pubblico, ma anche quante case possiede, quali beni di lusso, e via dicendo: la situazione patrimoniale, insomma.

«DATI GIÀ NOTI»
In prima linea contro il provvedimento c’è Barbara Casagrande. Classe 1969, romana, è dirigente di ruolo al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Da cinque anni, nelle vesti di segretario generale, guida l’Unadis, associazione sindacale dei dirigenti pubblici. «Sui siti web sono già pubblici gli stipendi che recepiamo, ed è giusto: quelli sono oneri a carico della finanza pubblica. Ma che senso ha mettere in piazza i dati sul patrimonio, con quanto magari abbiamo ricevuto in eredità?», si chiede parlando al telefono con LetteraDonna. L’obiettivo del Foia, per quanto riguarda i dirigenti, sarebbe individuare eventuali indizi di corruzione, ma Casagrande spiega che non ce n’è bisogno: «Quei dati sono già in possesso delle amministrazioni, proprio per far fronte a eventuali corruttele».

«NON SIAMO POLITICI»
Quello che Casagrande contesta è la possibilità che tutti i cittadini, indiscriminatamente, possano accedere agli stessi dati: «Siamo molto preoccupati. Per noi si tratta di una violazione della privacy che può nuocere al lavoro che facciamo e renderci ricattabili». Intanto il Tar ha accolto il ricorso dei dirigenti, e ha sospeso il provvedimento. Ma il dubbio sulla vera natura del provvedimento e sulle sue motivazioni non abbandona Casagrande: «Hanno equiparato noi dirigenti ai politici. Ma mentre loro sono eletti dai cittadini, noi lavoriamo perché abbiamo vinto un regolare concorso. La nostra situazione patrimoniale non è rilevante».

UNA NUOVA IMMAGINE PER LA PA
Da quando Casagrande guida l’Unadis, si è impegnata molto per segnare un nuovo corso e dare una nuova immagine alla dirigenza pubblica del Paese. Un impegno non da poco, che non le impedisce di continuare a fare da mamma ai tre bambini messicani che ha adottato e, da cattolica praticante, di fare la catechista. Ma ora più che mai Casagrande è convinta che la pubblica amministrazione debba lottare per evitare di essere «gettata in pasto all’opinione pubblica. C’è un tentativo di spoils system generalizzato a cui noi ci stiamo opponendo, e che comincia dal voler soddisfare l’istinto voyeuristico dell’Italia».

«PIÙ RISORSE, MENO ANNUNCI»
Parole dure, che fanno intendere come tra una certa classe politica e la pubblica amministrazione i rapporti siano tutt’altro che idilliaci: «È una manovra mediatica di finta trasparenza, ma non ci prestiamo a questo giochino che vuole fare di noi un capro espiatorio. Non è così che si fa l’anticorruzione». Casagrande vorrebbe che la politica si occupasse di altri problemi, se l’intento è rendere più efficiente la pubblica amministrazione: «Bisogna sbloccare il turnover. Da anni non assumiamo più, la gente va in pensione e l’organico si riduce al lumicino. Così non riusciamo a far fronte alle richieste dei cittadini». Secondo Casagrande, insomma, i dirigenti non sono troppi: «Certo, se contiamo anche quei 98 mila medici che vengono definiti ‘dirigenti’ per dargli un aumento di stipendio, è normale che le statistiche ne risultino falsate. Bisogna assumere, invece, e creare sistemi di valutazione seri e sistemi premianti coraggiosi. Ragionandoci seriamente, e non pensando agli annunci su Twitter».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 23-03-2017 01:45 PM


Lascia un Commento

*