Emergenza baby gigolò

di Caterina Belloni
A lanciare l'allarme sono state Le Iene. Ma il fenomeno della prostituzione minorile non riguarda solo Bari dato che in Italia i giovani che vendono il loro corpo sono aumentati del 500%.

CatturaDegrado e orrore. Forse non ci sono altre parole per descrivere quello che accade, ormai da mesi, nel parcheggio dello stadio San Nicola di Bari. Perché è qui che si ritrovano quasi ogni giorno parecchi ragazzini. Non lo fanno per giocare ma unicamente per racimolare qualche euro per la loro sopravvivenza. Sono baby gigolò che mettono a disposizione il loro corpo al servizio di adulti. Molti sono adolescenti, ma qualcuno ha appena otto anni. Proprio come il piccolo di origine rom che ha denunciato la sua storia al programma televisivo Le Iene. L’ennesima prova che la prostituzione minorile in Italia si sta diffondendo: dopo i casi delle baby squillo ai Parioli o dei ragazzini 12enni che a Roma si vendevano per una notte in modo da guadagnare il denaro necessario a comperare l’ultimo modello di smartphone o le sneaker griffate.

NUMERI DA BRIVIDI
Secondo il procuratore aggiunto di Roma Maria Monteleone nella capitale, tra il 2012 e il 2014, la prostituzione minorile è aumentata del 516%. E i pedofili che cercano la compagnia di questi giovanissimi non sembra badare più di tanto a sesso o età. Il 50% delle vittime sono infatti maschi, molti dei quali appena 13enni. Sempre a Roma i procedimenti penali che riguardano l’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione minorile sono passati dai 31 casi del 2012 a 191 nel 2014. Non è da meno il resto dell’Italia dove, dal 2013 al 2016, questo fenomeno ha visto un’impennata del 500%. Un aumento da brividi e che riguarda tanto le bambine quanto i bambini. Per lo più stranieri, soprattutto romeni, ma che riguarda in parte anche gli italiani delle classi sociali più povere. «Una volta lo Stato e diverse associazioni di settore mandavano aiuti economici per combattere questi fenomeni in Paesi lontani, come la Cambogia o il Vietnam. Adesso questo cancro ha intaccato anche noi», commenta preoccupato Maurizio Sollecito, presidente nazionale della Lega del Bambino, che ha sede proprio a Bari.

L’ALLARME LANCIATO A BARI
E proprio dal capoluogo pugliese che parte forte l’allarme. Tanto da spingere, dopo il servizio de Le Iene, la Procura ad aprire un fascicolo di inchiesta. Nel fascicolo affidato al pm Marcello Quercia, al momento senza indagati, è ipotizzato il reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile. Attualmente le forze dell’ordine stanno indagando per identificare vittime ed eventuali sfruttatori. «Per quanto sappiamo, in questa indagine sono coinvolti adulti di età compresa tra i 50 e i 70 anni, che invitano nella propria auto minori, dietro un pagamento pattuito. Sembrerebbe che alcuni vendano il loro corpo di nascosto dai propri genitori allo scopo di raccogliere soldi per sopravvivere e fornire da mangiare alla famiglia», ricostruisce Sollecito. Secondo la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, sono due le tipologie di prostituzione minorile diffuse nel nostro Paese. Da una parte ci sono i figli di famiglie con difficoltà economiche, che vengono spinti da madri e padri a prostituirsi per aiutare – accade che lo facciano anche spontaneamente per amore dei genitori – mentre dall’altra parte sono coinvolte famiglie più o meno benestanti, con minorenni in cerca di soldi per accedere a beni voluttuari, di lusso e superflui. «Qualunque sia la motivazione sono sempre adulti che sfruttano i minori per soddisfare le proprie esigenze, in una società che ha perso ogni tipo di riferimento morale» insiste il presidente della Lega del Bambino.

FRONTE COMUNE
Ma l’unico modo per fermare il dilagarsi di questa situazione è l’intervento in simbiosi di istituzioni e associazioni. «In questo caso i servizi sociali di Bari sono stati allertati e il sindaco Decaro ha da subito affrontato la situazione con professionalità e tempestività, anche incontrando le diverse associazioni che operano in zona per la tutela dei minori tra cui la nostra», ha aggiunto Maurizio Sollecito. «L’Italia per anni ha concentrato la nostra attenzione sulla piaga del turismo sessuale in Paesi dell’Est, dell’Asia e del Sudamerica, ma adesso che la prostituzione minorile sta intaccando anche la nostra nazione, coinvolgendo non solo i bambini stranieri emigrati ma anche i bambini italiani appartenenti a fasce sociali disagiate, occorre mobilitarsi ancora di più». L’associazione di Sollecito sta lavorando con le istituzioni e il sindaco per attuare una serie di iniziative, con l’obiettivo di restituire una vita normale e tranquilla ai bambini innocenti. «Anzitutto coinvolgeremo le scuole, perché il ruolo degli insegnanti è fondamentale, poi cercheremo di dare supporto psicologico ai piccoli e infine collaboreremo con le istituzioni», precisa. «In questo caso lo Stato ha agito in modo celere e quindi occorre dargli fiducia». A suo dire, insomma, serve un fronte compatto, che coinvolga la scuola, le istituzioni statali e di polizia e le famiglie per risolvere i problemi a monte e quelli di relazione tra adulti e ragazzi, che spingono i figli a certe azioni. «L’abbiamo constatato anche in una recente campagna sul bullismo, altro male di questi giorni», conclude. Perché l’unica possibilità per sconfiggere questo cancro è «un’azione univoca volta a raggiunge i risultati migliori».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 20-03-2017 06:16 PM


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